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Posts Tagged ‘wishes’

vorrei: dare a tutte le mie me stessa la circolarità di un volto solo, mostrarmi tutta da qualsiasi lato mi si guardi, la pancia profanata e la fede sconsacrata, il disordine delle dieci dita e la voce che si mangia i piedi con i denti, lasciare a ogni direzione la capacità di incontrarmi intera, trovare la mano da stringere e sdraiarla al mio fianco e leccare insieme la superficie del mondo.

vorrei: ascoltare la fatica dei capelli che crescono e masticare e deglutire e digerire le catene montuose che a volte fioriscono sulla crosta del cuore, calpestare e ferire la pioggia, portare sempre rispetto ai miei peccati migliori. portarmeli addosso, i miei peccati migliori: che si vedano bene.

vorrei: fermare e tagliare e incollare certi sorrisi e certe mezzore dentro a un caleidoscopio, staccare con due mani il cavo che passa per gli occhi e sintonizzare la vista sulla risacca e il pellegrinaggio dell’onda, mettere una mano davanti alla bocca prima che le orecchie mi sentano accusare, te l’avevo detto, mordere la mano che fallisce le carezze.

vorrei: avere un luogo speciale che conosca il nome di almeno metà delle mie lacrime, avere una cassaforte in cui riporre i miei dolori importanti e tutti i colori che gli anni mi hanno contato in testa e sulle unghie, una cannuccia con cui bere via tutto il pianto in eccesso dalle gote di chi mi attraversa la vita sulle strisce pedonali e solo quando è verde, una siringa che tiri fuori il sangue cattivo dal cuore.

vorrei: lasciare che certi coltelli mi attraversino, aprire la schiena e lasciarli passare e uscire e andare dove vogliono andare, chiudere con un bacio sulla fronte i tagli che si aprono sotto la pelle, allungare una mano e pulire via la nebbia, tossire via la rabbia, starmene sotto la coperta grossa a guardare fuori dalla finestra spalancata il cielo che ci diluvia addosso.

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c’è questo verbo che usiamo noi romagnoli, sgavagnare, che significa districare, sciogliere, ma anche cavarsela. ecco, il migliore augurio che sento di poter fare -a voi e a me stessa- è di sgavagnarcela come meglio ci riesce, l’anno prossimo. amaracmand.
vi abbraccio forte.

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– Bye
– Bye, and have a nice day!

Allora, bimbo mio, mi è appena partito l’autobus davanti al naso nonostante la corsa a rotta di collo, e come se non bastasse mi hai appena detto che non hai caffelatte da vendere, ma solo caffè brodaglia. Sulla base di cosa, esattamente, ritieni che questa possa essere una buona giornata?

Che vuoi che sia, mi dice Aigor (il neurone stacanovista), poteva anche andare peggio. E, infatti, poi s’è messo a piovere.

update
per aspera ad aspera

update
Come non detto, ci sono anche le stelle: han fatto il girotondo più volte attorno alla mia testa quando mi son letteralmente sbrindellata un dito con una lametta che usiamo per togliere il rivestimento alle fibre.

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Mi sembra di aver capito, leggendo in giro, che l’inserimento di Strepitupido! tra le tessere del mosaico benaugurante, must-have del momento, vada interpretato come una sorta di regalo di Natale fattosi carne nelle vesti di una qualche ascesa (o discesa, d’altronde salire tutti mica si può) nelle varie classifiche on line.

La cosa mi ricorda tanto i Natali di una ventina d’anni fa, quando la mattina prestissimo saltavo giù dal letto e correvo a svegliare tutta la casa perché alzarsi prima dei genitori era vietato, e io avevo fretta di scoprire che cosa mi avesse portato Babbo Natale. E non è che trovare un vestito mi dispiacesse, sia chiaro, è solo che io avrei preferito una bambola.

(la differenza, mi viene da pensare, è che i vestiti, tutto sommato, servivano a qualcosa)

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soundtrack

Quella porzione della sua vita che le interessava perdere era già ricoperta, impregnata di benzina da un bel po’ di tempo. Ha solo fatto, poi, quel che le restava da fare: ha acceso un fiammifero, e l’ha lasciato cadere.

Si è seduta poco distante con l’intenzione di godersi lo spettacolo, ma la cosa si è rivelata noiosa oltre ogni aspettativa, e quindi a un certo punto si è alzata e se n’è andata.

Non era neppure la prima volta che si guardava morire.

Non sapendo dov’era diretta, camminava verso qualsiasi cosa.
 
 
Finiva così, il mio 2006.
È stato un po’ come mettersi a nudo, dopo, rivelando a chi mi stava attorno

entusiasmi, finché ce n’erano
errori, debolezze, dubbi, e quelli ce n’erano a sfare

La cosa che più mi stupisce, e me ne rendo conto solamente adesso, è il numero delle persone che, nel 2007, non mi hanno mai negato un loro sorriso o il loro calore, che hanno voluto essermi accanto, che non mi hanno mai fatto sentire distante, anche quando lo ero, che mi hanno trattato come un’amica, pur conoscendomi poco o niente,

e questo mentre io rovesciavo loro addosso
delusioni, illusioni, disillusioni, dolori, vuoti, ferite, attese, pretese, ingenuità, mancanze

e questo mentre io continuavo a
sezionare me stessa con precisione chirurgica alla ricerca di altri difetti, di altri centimetri che mi allontanassero dalla riva, anche se poi non so più neanche bene cosa rappresenti, quella riva

più nulla, probabilmente.

Il mio augurio, per tutte queste persone, è che alla fine del 2008 si possano sentire grate e fortunate almeno quanto ora mi sto sentendo grata e fortunata io. O anche di più, se possibile.

E, ovviamente, l’augurio vale anche per ciascuno di voi: il miglior 2008 possibile, qualunque sia il significato che date alla parola migliore.

Vi abbraccio più forte che posso.

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per altri settant’anni almeno. Lo fanno con estrema educazione, aggiungendo un per favore.
Io giro la richiesta a un qualche, tardivo, Santa Claus. Nel frattempo leggo con un’ingordigia adolescenziale, e rivisito le tradizioni natalizie per renderle un poco AnniKa-friendly: i cappelletti la notte di Natale fan bene alla salute, soprattutto se, nel frattempo, alla televisione passano un film meraviglioso (a ora tardissima, mi raccomando, ché non si corra il rischio che lo vedano in troppi). Peccato non avere avuto regali da scartare, sotto l’albero.

Scopro che Pitagora, quello del teorema, prima di darsi alla matematica ha vinto le olimpiadi nella specialità della boxe, e mi lascio innamorare di un importante matematico persiano conosciuto principalmente per le sue poesie.

And if the Wine you drink, the Lip you press
End in what All begins and ends in — Yes;
Think then you are To-day what Yesterday
You were — To-morrow You shall not be less.

[via wikiquote >> Omar Khayyam]

Prendetelo come un augurio per il nuovo anno, se vi va.

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