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Posts Tagged ‘tears’

Mi divori, come un cancro che piano mi cresce dentro.

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Io non lo so mica se voglio diventare grande.

Io, i grandi, quando li guardo non li capisco proprio, e non so bene com’è che funziona, ma dev’essere che c’è un limite di età oltre il quale se fai un malestro nessuno ti dice niente, mentre prima ti sgridano e magari non ti fanno neanche vedere i cartoni animati, quel giorno. Tipo, io sono piccola e loro dicono che non capisco, ma secondo me neanche loro capiscono bene quello che fanno, e quindi tirano un po’ a indovinare sperando che i loro malestri non facciano arrabbiare qualcuno. Io penso che se rompo un giocattolo, uno bello e tutto colorato, ai miei genitori gli dispiace, perché magari anche loro si erano affezionati un pochino a quel giocattolo, ma però non mi dovrebbero sgridare tanto, perché poi quella che resta senza il giocattolo sono io, e al massimo mi sgrido da sola, se era davvero un bel giocattolo, ma poi non l’ho mica fatto apposta, a romperlo. Se rompo il giocattolo di un altro bambino, invece, fanno bene a sgridarmi, perché poi glielo devono ricomprare e anche perché io quel bambino l’ho fatto piangere, quando gli ho rotto il giocattolo. Però, ecco, se io rompo uno dei miei giocattoli, quelli che se li rompo al massimo ai miei genitori un po’ gli dispiace e però non faccio piangere gli altri bambini, loro mi sgridano, e invece poi i grandi delle volte fanno delle cose che sono peggio, perché per esempio fanno piangere degli altri grandi, e nessuno gli dice niente. E io penso che non è mica giusto, però forse le lacrime dei grandi costano meno di quelle di noi piccoli, e quindi si può buttarne via tante, e magari i grandi piangono più facilmente, che gli basta qualche parole cattiva, ma io non ne ho mai visti tanti che piangevano, si vede che si nascondono per non farsi vedere.

Però, ecco, io se divento grande mi metto a cercare quegli altri grandi che piangono, e quando ne trovo uno gli regalo uno dei miei giocattoli, quello che vogliono, così poi sono felici di nuovo e non devono nascondersi più.

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chiusa in bagno a piangere per la rabbia che non riesco più a nascondere, né a contenere.

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Viene fuori che ci sono al mondo persone molto più testarde della sottoscritta, il che non è affatto facile, che non mollano la presa, che continuano a parlare, consapevoli di parlare di niente e del fatto che io non sto prestando la minima attenzione alle loro parole.

Viene fuori che ci sono al mondo persone molto più testarde della sottoscritta, il che non è affatto facile, che ignorano volutamente i miei silenzi e, come niente fosse, continuano a rattoppare il principio di quell’imbarazzante vuoto che minaccia di crearsi ogni volta che una loro frase arriva al punto-e-a-capo, riempiendo la distanza che ci separa col resoconto della loro giornata, una battuta, il primo aneddoto di poca rilevanza che viene loro in mente.

Viene fuori che ci sono al mondo persone molto più testarde della sottoscritta, il che non è affatto facile, che non hanno la minima intenzione di lasciarmi abbandonata alle mie lacrime, e pur di non riattaccare continuano a parlare di niente, a parlare al niente, cercando anche di far sembrare la cosa in un qualche modo interessante.

Viene fuori che ci sono al mondo persone molto più testarde della sottoscritta, il che non è affatto facile, che senza nemmeno che io me ne accorga, riescono ad asciugarmi quelle lacrime, a farle evaporare sulla mia pelle durante la loro già breve esistenza, e a trasformare quel medicamentoso niente di cui stavano parlando, in una conversazione cui prendo parte con un certo gusto.

Viene fuori che ci sono al mondo persone molto più testarde della sottoscritta, il che non è affatto facile, e per fortuna che ci sono.

ten, nine, eight, seven, six, five, four, three, two, one, liftoff

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