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Posts Tagged ‘sondaggio’

Primo movimento: adagio.

Facciamo le persone tecnologiche, suvvia: registriamoci sul sito dell’Enel e paghiamo questa benedetta bolletta via Internet.

Nulla di più facile: inserire nome, cognome, codice fiscale e indirizzo e-mail.

Orroreinsultoignominiapesteemortesulrogo: il codice fiscale è errato o non congruente con i dati personali.

Ricontrollo. No, è lui, eccomeno.

Orroreinsultoignominiapesteemortesulrogo: il codice fiscale è errato o non congruente con i dati personali.

Riprovo: codice fiscale.

Orroreinsultoignominiapesteemortesulrogo: il codice fiscale è errato o non congruente con i dati personali.

Bambino mio, non so che fare: quello è il mio codice fiscale, puoi fidarti di me.

Riprovo: Orroreinsultoignominiapesteemortesulrogo.

E vabbe’, dai, andiamo a pagare questa bolletta dal tabaccaio, allora.

Secondo movimento: moderato.

Alto, biondo, capello alle spalle, occhio chiaro. Mi guarda e mi chiede “Cosa posso fare per te?”, e poi, mentre digita il mio codice cliente, mi informa che la mia bolletta, per essere bimestrale, è economica. Pago, mi dice “Mi raccomando, eh, torna a trovarmi”, e negli occhi suoi passa la scritta un’altra vittima del mio indiscutibile fascino. Esco per non vomitare.

Terzo movimento: allegro.

Sto per entrare al supermercato, s’avvicina una donna e blatera qualcosa che la musica alta negli auricolari non mi permette di capire. Tolgo le cuffie e metto su la faccia da Ritenta sarai più fortunata. Mi spiega che sta facendo un sondaggio sugli yogurt, se ho dieci minuti poi dopo mi danno un gadget in regalo, per il disturbo. “Ho dieci minuti, e ventiquattro anni” (rispondo alla sua domanda). “Oggi ne hai venticinque”, risponde alla mia risposta.

Domanda: “mangi spesso yogurt?”
Risposta: “tutte le mattine.”
Domanda: “c’è un gusto di yogurt in particolare che non ti piace?”
Risposta: “fragola.”

Sguardo terrorizzato tra la donna e la collega.

“Oggi testiamo gli yogurt alla fragola.”
“…”
“ma non ti piace o ti fa vomitare proprio?”
“non mi piace, ma non vomito”.

Ho mentito, spudoratamente: una volta ho vomitato l’anima, dopo uno yogurt alla fragola.

Mi spiega che ora va a prendere due campioni di yogurt, legge a voce alta da un foglio che ha sottomano campione L e campione R, e se ne va.
La collega si alza, anch’essa, lasciando sul tavolino accanto al mio un A4 con scritto “L = Danone, R= Muller”. Benissimo, un sondaggio per niente falsato.
Vabbe’, assaggio ‘sti yogurt e, senza vomitare (ma del resto avevo vinto la tentazione già una volta, col biondo), ne analizzo gusto, profumo, consistenza, quantità e dimensioni dei pezzi di frutta, sapore. Vinco una micro-pochette matrioska con dentro altre due ancora-più-micro-pochette. Che culo.

Quarto movimento: andante.

In fila per la cassa, il tipo davanti a me – con in mano una birra e due scatole di sigari – guarda dentro al mio cestino (una busta di insalata finta, pomodori, funghi, quattro yogurt, una saponetta e un detergente per il viso) e mi fa passare avanti, perché “Vedo che lei deve preparare una cena, vada, vada pure a casa, ché invece io non ho mica fretta”.

Menu del giorno: finta insalata con veri pomodori e veri funghi, con salsa di yogurt e scaglie di sapone antibatterico per le mani, il tutto condito con un filo di topexan.

Gran finale.

Non ho trovato casa in Merluzzistan, ancora, però forse ho già un coinquilino. Son cose, direbbe la Fran.

[mi rilasso guardando un film poco impegnativo, a giornata terminata]

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