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Posts Tagged ‘snow.’

è solo questione di tempo, presto o tardi qualcuno si deciderà a includere tra gli sport olimpici invernali la camminata su fondo innevato e ghiacciato con scarpa tremendamente inadatta. inutile che vi alleniate: la medaglia d’oro ha già il mio nome scritto sopra.

il mio collega finlandese dice che in confronto ai meno trentaquattro gradi (sticazzi) di tampere, qui da noi non fa neanche troppo freddo. il mio collega finlandese ha fatto il bagno nel mare ghiacciato, la settimana scorsa, e ne è uscito vivo. questo dovrebbe farvi capire un bel po’ di cose.

durante l’inverno più freddo degli ultimi, non so, centocinquant’anni (un numero chiaramente a caso, ma tanto io e la statistica non siamo mai andate d’accordo), son gelati i laghi vicino a casa mia. addirittura. ovviamente c’era solo una persona che, tra i pattinatori e i pupazzi di neve in mezzo al lago, s’è messa a urlare, uè, cammino sulle acque. vi lascio indovinare chi.

i danesi, comunque, non si lasciano certo scoraggiare dal freddo e dal gelo, e vanno in giro in maglietta a mezze maniche e senza giacca. ti guardano e dicono, non fa poi così caldo. eh beh, certo: anche don abbondio non era nato con un cuor di leone, in fondo. molti di loro sono anche convinti che la primavera inizi il primo di marzo, non si sa bene sulla base di cosa. io comunque ho deciso che non appena il termometro arriverà a sfiorare gli otto gradi (più otto gradi) dichiarerò ufficialmente cominciata l’estate.
non una grande rivoluzione, visto che probabilmente sarà già luglio.

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[]
lasciarmi cadere all’indietro, affondare nel bianco: questo solo avrei voluto.
affondare e sprofondare nel niente, la neve a ritagliarmi un contorno -la mia sagoma col gesso bianco-, il freddo come spilli ad arpionarmi le cosce, tirarmi verso il basso, il freddo sotto ai jeans e alle calze coprenti e dentro le scarpe, il freddo che mi sgocciola addosso dai capelli bagnati. tutto fa male, fa male sotto alle unghie e fa male sulle labbra, persino le lacrime fanno male, conficcate negli occhi come schegge di vetro. fanno male gli alluci che sembrano essersi gonfiati e strisciano sulle altre dita come carta vetrata, fa male il vento che insiste sulle gote come la fiamma di un accendino.
avrei voluto mangiare la neve, come facevo da bambina, masticarla fino a sentir male anche alle gengive, non solo nelle mani, ingoiarla fino a sentir male anche nel naso. addormentarmi, avrei voluto, man mano che il dolore perde forza e il corpo perde sensibilità -non sentire più male: non sentire più niente-, e farmi io stessa bianca e poi morta e poi neve.
ho pensato alla neve come a una menzogna, il silenziatore che nasconde il colpo e ritarda la verità, quella fanghiglia che scivola e si lascia spruzzare via dai pneumatici, e che comunque se ne va da un mondo più brutto di quello che aveva trovato.
ho pensato che tu e tu soltanto avresti lasciato raffreddarti la mano tenendo la mia, solo tu -tu sola- avresti potuto morirmi a fianco. ma tu muori correndo, lo hai sempre fatto, e io sono morta ogni singola volta col piede sul freno.
orizzontale di attesa, i pensieri che piano si assottigliano, e il resto è il lavoro della neve.

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snow
[København (Tagensvej), den 17. marts kl. 19]

A Deinè e Hobbit83 (che giovedì mi vengono a trovare), con affetto. 😉

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è tirare per terra un vaso con dentro un’orribile, insulsa pianta grassa.
Il vaso non si è fatto nulla, la pianta nemmeno. Purtroppo.

Il sole oggi è sorto alle 08:05, e tramonterà alle 15:48, il che sta a significare che le giornate continuano ad accorciarsi di quattro minuti a botta. Poi dicono che gli scandinavi son depressi.

Però fuori c’è la neve.
No, anzi, sta proprio nevicando, adesso.

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