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Posts Tagged ‘scars’

un altro segno sulle mani, un’altra cicatrice. il viso si va pulendo da tutti quei solchi. non avevo capito, non sapevo che –
non sapevo che non era incipriandoli che li avrei tenuti nascosti.

ho cominciato a gridare davvero solo quando ho serrato le labbra.

ho indossato il loro cappotto – la taglia, la stessa – eppure non mi entrava. al di là del plausibile – fate un applauso, questo è il momento – ero sempre così più grande che mi ci smarrivo dentro.
ecco la cipria, ecco il mascara, ecco il sorriso imperlato di vittoria. erano abiti, era trucco, erano vecchi sentimenti tarmati, e più coprivo me stessa più si sentiva spogliata e fredda.

volevo essere uguale, non sapevo essere uguale.
ecco, dio, prenditi tutto. i miei libri, li vuoi i miei libri? sì? eccoli, ordinati per autore su quegli scaffali. cos’altro?, un voto scarabocchiato in rosso in fondo a compito in classe, va bene, sì? eccolo. c’è scritto brava, sotto, brava e dei punti esclamativi che non ho contato e poi ci dev’essere pure dell’altro e, no, non l’ho letto. non l’ho nemmeno letto. prendilo, prendi e non chiedere. e i miei disegni e le mie poesie e i miei dischi. tutto, fai sparire tutto.
ma poi uguale non lo ero mai.

un altro segno sulle mani, un’altra cicatrice. la prima sei stato tu a darmela, ricordi? occhi che rilucevano e poi di colpo ero fuori a piangere, con metà del corpo divelta dai brividi – hai mai giocato a staccare la coda alle lucertole, da bambino? non riuscivo proprio a capire il senso di quell’appendice, il perché non morissero agonizzanti -, ma era l’unica parte di me che sentivo, il resto non c’era, il resto taceva. pioveva, pioveva e piangevo.

si va pulendo, il mio viso, e le ferite me le tolgo dagli occhi e me le metto sulle mani, mani di bambina che mai hanno conosciuto il lavoro, solo carta e inchiostro. mani che spuntano a malapena da maniche troppo lunghe – rese tali. sulle mani, dove le trova solo chi vuole. chi vuole trovarle, chi vuole appoggiare un dito e percorrere un solco. no, niente fondotinta, grazie: non serve più. non ho niente da nascondere, sono uguale, vede? finalmente uguale. strani i miei occhi, sì? e ancora non ha visto il grande numero dei denti storti, subito dopo l’incantatore di serpenti. si metta comoda, lo spettacolo è appena cominciato, lo spettacolo è per tutta la famiglia.

non sapevo che non era incipriandoli che li avrei tenuti nascosti.

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