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Posts Tagged ‘friendship’

ho pensato che le domande si fanno, come i figli e i biscotti e i buchi nel muro, come le orecchie a bordo pagina, i sogni, i viaggi, i conti e gli errori, e come tutto quello che prima non c’era e dopo invece c’è.
ho pensato che le risposte si danno, come i regali o le carte, come un’aspirina e lo smalto e un bacio e un voto e la ragione, e come tutto quello che c’era anche prima ma era altro oppure era altrove.

ti ho promesso un’attesa paziente che mantengo a fatica. ti proteggo con la distanza e il fuoco di copertura del mio silenzio, e perdonerò anche te, come ho fatto con tutti, per essertene andata con i pugni pieni della mia fiducia. ti avevo spillata al mio fianco e tu hai spillato il mio sangue, e io lo imbottiglio e lo tappo e lo metto in cantina, in caso ci sia da brindare ad annate migliori, far fronte a giornate peggiori.
il meteo consiglia cautela e schiene rasenti al muro, io giro il vento a mio vantaggio e stendo le guance ad asciugare.

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e non capisco come appendere la mia pelle alle tue dita, come quei due girasoli tristi che aggrappati alla porta danno al cielo soltanto la schiena, e oltre il nero della microfibra e il cotone della felpa ti sento addosso come la maglietta incollata alla schiena dal gavettone di ferragosto, e dovrebbe essere bello eppure non so o non rispondo e se raccolgo il filo tra le linee del palmo suona a vuoto suona a morto, e allora premo forte con un dito per ogni estremo della pila ma il giallo della riga resta nero e il mio cuore stanca tutte e quattro le ginocchia nella corsa e piange con sei occhi almeno.

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e io credo che te la si intraveda scintillare dentro agli occhi, questa tua maturità, ogni volta che provi a grattare la superficie di uno tra i futuri possibili, per capire se il tuo cuore si incastra o meno in quel che c’è sotto, ogni volta che sputi l’anima eppure tutto quel che puoi fare è rimanere immobile a guardarti arrenderti, senza avere la forza per impedire che la stanchezza ti si sciolga sulle guance, ogni volta in cui ti chiedi perché stai facendo ciò che fai, e ogni volta che continui a farlo, pur senza aver trovato una risposta plausibile.

(e credo anche che qualcosa ci resterà in mano, quando ognuna delle nostre litote esistenziali sarà stata giocata)

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Vorrei dirti che sei stato immenso, gonfiandoti dentro ai piccoli vuoti della mia esistenza. Quando mi hai detto Prendo la bici e arrivo, venti minuti e sono da te. Quando mi hai detto Prendo il primo treno e arrivo, un paio d’ore e sono da te. Ho sentito la mia voce dirti No, ho visto le mani scrivere No, mentre il cuore, dimenticato nella sua quarantena, gridava Vieni qui e abbracciami, ti prego, e lascia che tutto il resto muoia. Vorrei dirti che prima, quando hai scritto amica, mi hai sorpresa, che mi hai lasciata a fissare lo schermo per qualche minuto. Che ho paura che tu, di tratto, possa dimenticarti di me e della mia amicizia monocromatica. Che mi rasserena lo scorgere qualche riflesso del nostro essere quelle di una volta, che voglio tornare ad essere la metà di quello che siamo state. Che la mia vita ruota e si rivoluziona attorno a me, ogni giorno, e il cuore fatica un poco a starle dietro. Che odio questo mio elemosinare un affetto del quale sempre e comunque non mi sento all’altezza.
Eppure ti voglio bene. E ve ne voglio tanto.

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Come nasca un’amicizia, io davvero non lo so capire. Ti ci trovi dentro, alle amicizie, non è che devi fare qualcosa di speciale, premere l’interruttore o girare la chiave o sparare un colpo in aria. Un bel giorno sei felice o sei triste oppure ti viene l’idea di organizzare un brunch o di ordinare thai, e ce l’hai già in testa, quel nome da chiamare, e non è che puoi spiegarne il perché, ma, diamine, è proprio necessario trovare una spiegazione per tutto? Io che quando mi alzo alle sette e trenta del mattino, alle otto mi son già successe tante di quelle cose che non so spiegare, che se dovessi stare a giustificarle tutte impazzirei nel giro di quattro secondi. Io che con le amicizie non sono mai stata brava. No, sul serio, devo avere un qualche difetto di fabbricazione, magari sono nata fallata; a volte mi sembra che le persone che ho attorno si rifiutino di vedere tutto quello che sono. Oddio, non è che ci sia poi tutta questa roba da vedere, era solo per dire che mi sento un pochino mutilata, alle volte, quasi come se mi avessero amputato, non so, un piede e poi stessero lì a guardarmi, meravigliandosi del fatto che io non stia improvvisando un balletto. E io in realtà ci provo anche, eh, ad azzardare qualche passo di danza, ma poi perdo l’equilibrio e faccio la figura dell’idiota. Cosa che mi riesce sempre e comunque divinamente, just for the record.

Però adesso io ti guardo e mi vedo riflessa, dentro di te, e non mi era mai capitato prima, e vorrei davvero essermi accorta dell’istante in cui uno dei due ha realizzato che ci assomigliamo così tanto, dell’istante in cui il tuo nome è diventato uno di quelli da chiamare senza dover dare spiegazioni a nessuno, ma ho guardato nelle mie tasche e non ce l’ho, questo istante, devo averlo perso, o forse non l’ho notato, mentre passava. E così eccoti qui, un’altra amicizia che non saprei dire quando è stata innescata, o da chi, ma ancora oggi se ripenso a come sei inciampato nella mia vita, quel giorno, mi viene da ridere. Santo cielo, i gatti di polvere. I gatti di polvere. E dire che, disgraziata!, non so nemmeno quand’è il tuo compleanno. Non so cosa mi rassicuri sul fatto che non sparirai, anche tu, come altri amici che un giorno ci sono e quello dopo ti accorgi che qualcosa non è più quel che era, quello a cui ti eri abituata, e non sapresti dire in quale momento esatto han messo un piede fuori dalla tua esistenza, e addirittura alcune volte realizzi che non ci sono più quando si son già chiusi la porta alle spalle. E non è che puoi fare molto, lo sai che le cose vanno e vengono, e comunque difficilmente tornano.

Forse le tue mail a cuore aperto, a interrompere la notte, forse invece è la fiducia, come l’hai chiamata tu, e chissenefrega se non è razionale, o se l’intensità è diversa, nelle due direzioni.

Però insomma, io questa risposta te la dovevo, e in realtà mi sa che non ti ho ancora detto la cosa principale, che poi sarebbe un banale grazie, ma che viene dal mio piccolo cuoricino stropicciato che ogni tanto s’ingolfa e che di solito cigola pure parecchio, però poi tu lo sai che quando si mette d’impegno ci dà dentro come un forsennato, quel bischero.

E comunque, sì, avevi ragione tu: non era equo, lo scambio.

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