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Posts Tagged ‘dreams’

ok, esiste la possibilità concreta che il mio subconscio stia cercando di dirmi qualcosa. qualcosa che io, per la cronaca, preferisco non sapere. vado a letto la sera e penso, va ora in onda la vita onirica di annika, there once was a subconscious che adesso è in vacca totale, buona notte mondo e tanta fortuna. e va bene, passi la festa di laurea a casa dei miei (?) in stile prima comunione (??) in cui tutti arrivano, mangiano e poi se ne vanno senza nemmeno salutarmi (stronzi), mentre io intanto sto nello studio con una mia ex compaesana (???) con cui nemmeno andavo tanto d’accordo e che per l’occasione mi ha regalato un paio di occhiali da sole (????), e passi anche la brillante interpretazione data da un mio collega, e cioè un tentativo di far riconoscere la mia sessualità women-oriented (?????), che io stessa ho cercato di soffocare (il fatto che non andassi d’accordo con l’ex compaesana, e temo che il regalo dovesse significare il desiderio di uscire allo scoperto, di essere libera di amare chi voglio alla luce del sole, ma non mi ricordo bene), da parte dei miei genitori (location) e di tutte le persone che mi conoscono fin da bambina (prima comunione) — e vorrei dire: freud. chi era costui? (ma anche e soprattutto: collega mio caro, fortuna che non devi fare lo psichiatra per vivere) —. però, santo cielo, farmi sognare di star nuotando (che già…) attorno a un sottomarino (??????) che sta per venire colpito da un missile (???????) mi sembra sia decisamente troppo.

soprattutto perché io, nel sogno, vedo arrivare il missile (????????), e per allontanarmi più velocemente nuoto a rana.

(oh subconscio, che tu m’hai preso per una cogliona totale?)

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io da grande farò la segretaria. grandioso, e della laurea in ingegneria che cosa te ne fai? un fico secco non lo so, prometto che ci penso.

è che nella vita bisogna sempre avere un piano b, giusto?, e secondo me come segretaria sarei molto efficiente, io. magari una di quelle segretarie che la gente va in giro a dire che sono sprecate, come semplici segretarie. sarebbe una bella soddisfazione, no? pensandoci bene potrei anche saltare a piè pari la fase in cui fallisco miseramente il piano a, che poi sarebbe la carriera da ricercatrice, e passare direttamente alla fase in cui il genere umano mi acclama come miglior segretaria EVER. why not.
è che certi sogni mi si son fatti piccoli addosso, col tempo, come i miei vestiti di bambina. oddio, a dire il vero a me per il primo compleanno (sì, proprio quello in cui ho spento la candelina con la mano) regalarono una felpa che mi andava bene quando ne avevo undici, di anni. lungimiranza, si chiama. oppure scambio di pacchetto regalo, non è ben chiaro. comunque. ho ancora sogni così più grandi di me che ci posso fare la traversata oceanica dentro. poi invece ce ne sono altri che un bel giorno li ho messi in lavatrice e ne è uscita fuori una segretaria. e avevo anche usato l’ammorbidente.

c'mon baby light my fire

c'mon baby light my fire


la scrivente, sia ben chiaro, ha il massimo rispetto per le segretarie, così come per gli astronauti e le mogli dei radiohead e tutte le altre professioni che intende svolgere, da grande.

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i sogni mi entrano dentro dal fondo del letto, hanno braccia di muscoli e vene -la forza, lo sforzo- e mani che tengono le caviglie, e risalgono le mie gambe come assalti di serpe. arrampicati sul corpo, mi piantano i canini nella fronte e iniettano il loro veleno che è corrente elettrica per il palinsesto notturno.

diceva solo, ho pianto, e in quel momento ho capito che siamo solo impasto di biscotto, io e loro e tutti e la distanza che ci tiene uniti, e se il sogno stringe il polso e la mano stringe il pugno, torniamo a essere nient’altro che farina e burro e zucchero e uova.

(poi mi sono svegliata e mi sono implorata: resta, se puoi, e non tornare in questo sogno)

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affogo ogni volta che chiudo gli occhi.
sul cuscino una guancia e un occhio e metà di due labbra: ho i capelli disordinati dall’acqua, che non è fredda e non fa paura. la luce è in superficie e con essa si allontana. mi allontano, piano, mi avvicino alla notte sdraiata sotto.
sul cuscino una guancia e un occhio e metà di due labbra: ho i capelli verticali di gravità, vedo i miei capelli e le mie braccia nude, fino a che la schiena incontra lo specchio, che è lago e mare e oceano e non è freddo e non fa paura. la luce non mi segue oltre la superficie, non l’aspetto, e vedo i miei capelli spettinati dall’acqua e vedo le mie braccia. nude, si fanno ali dalla sola planata.

una federa a cerchi arancioni e verdi e azzurri, sul cuscino, e i miei capelli abbandonati a sogni che sono liquidi ma non sono sogni. non sto ancora dormendo, non sono più sveglia, e c’è dell’ovatta nella gola del mondo. che sia acqua o liquido amniotico -non si nasce cadendo di schiena-, non c’è niente di me che soffra.

affogo ogni notte e ogni giorno, non sono mai morta.

la rêveuse

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Fino a che uno se le tiene dentro, le cose, esse non esistono.
Il cuore in isolamento, la mente in quarantena, e le ferite solo sulla superficie interna dell’epidermide.

Ma che spreco di attività onirica.

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Sette aspirine in due giorni fanno male, credete a me.
Oggi, due volte che mi sono addormentata, due volte che ho sognato di essere all’ospedale in punto di morte. Beh, forse addormentata non è la parola giusta, esanime rende meglio l’idea della mia condizione fisica, in effetti.

Però almeno ho cambiato la causa della morte imminente, tra un sogno e l’altro, e ho addirittura smussato la svolta sentimental-soap opera del secondo facendo battute di spirito (stupide, ovviamente, ma vorrei anche vedere voi, se steste per morire).

A dir poco inquietante: non riesco a fare la persona seria nemmeno quando dormo.

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