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Posts Tagged ‘collettivo ginsberg’

e così ieri sera sono andata a sentire simonerossi. simonerossi è quello che quando scrive di musica siam tutti lì a fare sì con la testa e a citarlo nel tumblr e a pensare che quella roba lì vorremmo averla scritta noi, e quando invece non scrive di musica siam tutti lì a fare sì con la testa e a citarlo nel tumblr e a pensare che quella roba lì vorremmo averla scritta noi comunque. è anche andato a vedere se la luna è sempre la luna anche quando è girata strana, una volta, e pare si sia divertito. se non lo sapete, simonerossi suona in due gruppi diversi, uno dei quali ieri sera ha fatto un concerto in un posto molto carino che poi m’han detto che presto chiude, e la metà di concerto che ho visto io, quella centrale, è stata bella parecchio. simonerossi suona, in ordine di apparizione, il clarinetto, lo xilofono, la chitarra e l’ukulele, e quando le persone con cui ero in macchina io mi han chiesto, noi andiamo via, tu che fai? (secundum non datur, a quanto pare), simonerossi si era appena seduto alla tastiera. però magari era solo stanco e non la sa suonare per davvero. sai mai. quando simonerossi ha preso in mano l’ukulele un tipo vicino a me ha esclamato, ma che carina quella chitarrina con quattro corde!, e io mi son sentita un pelo meno ignorante, ma giusto un pelo.
simonerossi ha gli occhi così grandi che pare non gli stiano in faccia, e una a guardarlo ha l’impressione che tutta quella barba, le basette e i capelli troppo lunghi siano messi lì apposta per evitare che gli occhi gli scappino via di lato, sopra o sotto. sembra che parlino una lingua tutta loro, gli occhi di simonerossi, e infatti a un certo punto avrei voluto dirgli, zitto un attimo che non riesco a sentirti gli occhi. ma non ho detto niente.
simonerossi ha degli amici che usano ancora l’aggettivo “sburo”, che è una cosa che non sentivo più dai tempi del liceo. gliamicidisimonerossi mi hanno anche offerto una cedrata tassoni, altra cosa che l’ultima volta è stata al liceo, e dire che fino a un’ora prima neanche mi conoscevano. sono simpatici, gliamicidisimonerossi.
simonerossi racconta delle storie che quando comincia lo sai benissimo che se le sta inventando, e però a metà ti chiedi se per caso non siano vere e alla fine, poco prima che lui ti dica che era tutto finto, tu sei già lì che te lo immagini mentre vive l’episodio che sta raccontando. ci resti anche un pochino male, quando ti dice che non è vero niente, perché in fondo era una bella storia.
quando sono andata via e lui era seduto alla tastiera, avrei voluto fargli ciao con la mano e dirgli, arrivederci simonerossi, alla prossima, e però lui faceva come tutti i cantanti famosi che stanno sul palco a farsi applaudire e mica ti guardano mai: tengono gli occhi sempre chiusi e vedono solo la musica.

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