Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘coffee’

Ho già premuto snooze svariate volte, allungando un braccio verso il comodino e senza neppure dover aprire gli occhi. Tecnica consolidata, questa, ormai non tiro per terra più niente.
Neuroni ancora missing in action, calcolo velocemente l’oroscopo del giorno muovendo un piede nel letto: in mancanza di altri piedi, il caffè me lo dovrò fare da sola.
Possibili rasserenamenti nel tardo pomeriggio, insomma, ma la giornata comincia inequivocabilmente male.

Read Full Post »

L’ultimo caffè, il mio.

devilontheleftshoulder dice: lascia la caraffa vuota, così imparano.
angelontherightshoulder dice: sii cogliona corretta, invece, prepara dell’altro caffè e insegna loro le buone maniere.

A me quest’angelo sta parecchio sulle balle, se proprio devo essere sincera. Eppure, manco a dirlo, gli ho dato retta di nuovo (angelontherightshoulder, l’infame, balla il guarda-come-gongolo©).

Passa un tizio per il corridoio:

– Oh, you’re making new coffee? That’s great!

Io già me lo vedo, questo, correre al PC e mandare una mail a tutti i suoi amichetti:

Gente, la fatina del caffè è arrivata! Preparate le vostre tazze, presto!
Correte, correte tutti!

update [21:36]

angelontherightshoulder VS devilontheleftshoulder

Il disegno fa schifo, lo so. Abbiate pazienza, l’esame Eriadan 1 lo devo ancora dare.

Read Full Post »

mentre si aspetta che il caffè brodaglia che si sta preparando, ancora una volta a vantaggio della collettività tutta, sia finalmente pronto.

– I must be really lucky: I always win the chance to make new coffee for everyone here.
(sorriso)

Quella sfumatura vagamente ironica l’avranno colta, secondo voi?

Nota a piè di pagina che ci azzecca un po’ meno di niente col resto del post:
un bacione merluzzese alla mia micronipote (μ-nipote) che oggi entra a tutti gli effetti a far parte del millinipotame (m-nipote), spegnendo ben due candeline.

Read Full Post »

Ho una moka, adesso. E del caffè italiano, anche.
Ieri, mentre aspettavo che l’aereo di Ephram atterrasse, ho avuto la malsana idea di prendere un caffelatte da Starbucks (e no, è inutile che insisti, donna malefica: si chiama caffelatte – anche sui vostri menù – e se ti aspetti che io ordini un coffilatti ecco allora aspetti un pezzo), e nell’ustionarmi la lingua ho capito qual è la vera natura del logo: altro che doppia coda di sirena, quei cosi che spuntano dalle braccia della tizia sono due guanti da forno.
Propongo di sostituire le scritte e scrittine varie (“attenzione!, il contenuto di questo bicchiere è molto caldo” e via dicendo) con il “nuoce gravemente alla salute” riquadrato in nero delle sigarette.

Ho pure un ipod, finalmente. È grigio metallizzato ed è più bello di tutti i vostri ipod messi assieme, perché dietro c’è serigrafata la frase “Con SuperEnalotto la fortuna vien dal mare!”, che non si sa bene cosa voglia dire, ma fa tanto guarda-che-culo-ho-vinto-un-ipod.
E invece no, l’ho comprato su eBay. Te pensa.
Per la cronaca, l’ipod brandizzato SuperEnalotto si chiama Vlad l’impalatore, e io gli voglio già bene.

Ah, ho anche la Moleskine 2008, gentile omaggio del giovane.

Qua è già Natale, da almeno quindici giorni.
Tra quindici giorni, invece, torno in Italia: ho già preso accordi col Babbo, mi dà un passaggio lui con la slitta quando vien giù.

Read Full Post »

Stamattina non c’era più caffè.
La frase “non c’è più caffè” può essere interpretata, essenzialmente, in due modi: non c’è più caffè nel senso che la caraffa è vuota, oppure non c’è più caffè nel senso che il barattolo con il caffè è vuoto (worst case).

Stamattina non c’era più caffè nel senso peggiore del termine.

Dopo pranzo, invece, non c’era più caffè nel senso migliore del termine, vale a dire che ho preso la caraffa (vuota), l’ho lavata, ho messo l’acqua nella macchina, ho cambiato il filtro e messo il caffè dal barattolo (pieno).

(poi, improvvisamente, son spuntate le orde barbariche tazza-dotate, in agguato silente in attesa di un pirla in astinenza da caffeina che facesse il caffè per tutti)

Ora, le belve fameliche di cui sopra nel corso della mattinata hanno anche finito il latte (damn it!) e i biscottini burrosi, e non c’è nulla che faccia più schifo del caffè brodaglia zuccherato, ve lo posso assicurare.

Io eccheccazzo non lo volevo dire, ma me l’han proprio tirato fuori di bocca.
Sarà il modo di lavorare, questo?!

Read Full Post »

Che poi è bello, la mattina, camminare quei dieci minuti che separano casa mia dalla stazione di Bispebjerg [1], con il cielo azzurro e le nuvole grigio-rosa, e con la luna davanti e il sole che, alle mie spalle, comincia a spuntare da dietro i tetti.

Il cielo di Copenhagen, certe volte, sembra aumentare la tua dose di ossigeno, moltiplicare in verticale lo spazio a tua disposizione [2].

Qualcuno fa jogging, qualcuno scarica casse di frutta e verdura davanti a al-aqsa marked, su Tagensvej, qualcuno indossa una giacca pesante, qualcuno invece se ne va in giro con un maglioncino e basta.
Ieri c’era la neve, e per la strada ho incontrato un tizio con la maglietta a mezze maniche; per la cronaca, vista la roba che avevo addosso io non mi sarei affatto stupita se qualcuno mi avesse presa per marshmallow man, il fantasmone bianco degli acchiappafantasmi (che non ho mai capito perché fosse vestito da marinaio), o per Bibendum, il logo della Michelin.
La mia teoria è che i danesi, quando nascono, li pucciano nel grasso di foca. Altrimenti non si spiega come possano non bagnarsi quando piove e non sentire freddo. Dev’essere una specie di tallone d’achille, non so, il ginocchio del merluzzo, tipo.

Comunque, nel sistema c’è evidentemente qualcosa di sbagliato: voglio dire, è risaputo che i cinesi lavorano, quanto?, ventisei ore su ventiquattro? Ecco, oggi il cinottolo [3] che sta in ufficio con me se ne è uscito con un “secondo me tu lavori troppo”. Ci sono rimasta male, voglio dire, oggi ho saltato il pranzo per finire il weekly report, ma questo non vuol dire che debba permettere al primo cinese che passa di darmi della stacanovista.

L’altro giorno poi gli ho chiesto, al cinottolo, se veniva a prendere un caffè con me, e lui mi ha risposto che non è abituato a berne. Allora io gli ho detto che c’era anche il tè, volendo, e lui con faccia schifata ha esclamato “guarda che sono cinese, io, il loro tè non mi piace”. Io gli risposto “cazzo c’entra?, pure io sono italiana, eppure il loro caffè lo bevo lo stesso”. Cinottolo s’è messo a ridere, ma lo fa ogni volta che apro bocca. Non sono sicura che capisca realmente quello che gli dico, però è certo che mi adora. Diventerò il suo idolo quando scoprirà che anche io non sopporto il loro tè, e che tengo nel cassetto le bustine di tè twinings.

Ma ancora non è pronto, per questa rivelazione.

[1] Che poi si legge bispebiaa, per la cronaca.
[2] Si diceva col tuttologo, questo è lirismo for dummies.
[3] Anche detto Er muraglia, per via del nome.

Read Full Post »

è la seconda mattina che bevo nescafè, e già non ne posso più.

PS
Tra un sorso di brodaglia e l’altro, ho flickrato le prime foto dalla terra dei merluzzi.

Buona giornata, io vado a caccia di un ufficio dal nome impronunciabile (statsforvaltningen hovedstaden).

Read Full Post »