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Posts Tagged ‘blog’

ho fatto tre passi nella tua direzione e adesso che per inquadrarmi tutta devi muovere la testa dici che non mi trovi più in quello che scrivo. non mi sono lasciata, no, solo mi sono smontata in dettagli e ho ingrandito le singole parti affinché tu riesca a scorgere la linea interrotta del sopracciglio sinistro, le cicatrici sulle ginocchia, e se non mi vedi unica è perché mi stai imparando meglio. dai miei pochi centimetri di distanza ti apro le palpebre e racconto di me ai pigmenti dell’iride, ti appoggio sugli occhi le mie parole, ciascuna un cucchiaio e il permesso di rovistare la mia polpa -e pezzi di frutta- dentro alle spaccature che indosso ogni giorno.

[un amore per nulla astigmatico, vorrei, che sappia tenermi stretta a fuoco in macro digitale, un amore con lo zoom ottico, che sappia ingrandirmi fino a farmi vicina. vorrei un amore antiriflesso, che mi protegga dal buio della troppa luce, un amore a tratti fotocromatico, che aggiusti il mondo ai miei limiti e mi corregga per ogni mondo possibile. che tu sia per me: la lente, il vetro lavorato che si adatta a me e a me sola. ricordami, ti prego, di fare attenzione alle viti della montatura, che sono piccole e si lasciano perdere senza troppo dolore, senza fare rumore]

mi dici, non ti conosco abbastanza per guardarti così da vicino. tu guardami e vedimi e impara a conoscermi.

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La verità è che ha ragione il tuttologo, se non del tutto almeno in parte, quando dice che al giorno d’oggi tutti voglio parlare ma nessuno ha la benché minima intenzione di ascoltare gli altri. E, a ben pensarci, la blogosfera non è altro che questo: un’accozzaglia di monologhi più o meno privi di senso, che scimmiottano miseramente i dialoghi ricorrendo al meccanismo dei commenti.
E, come ci si scanna nella vita reale laddove tutto è competizione e smania di protagonismo, così si comincia a scannarsi anche virtualmente, perché tutti i giochi nuovi, per quanto belli, in mano a dei bambini maldestri prima o poi si rompono.
Ci sono i blog, e ci divertiamo tutti un mondo.
Ci sono dei blogger per così dire famosi, e c’è qualcuno a cui viene in mente di fare la classifica dei blog più letti, dei blogger più famosi. D’improvviso non è più sufficiente essere blogger, occorre essere più. È un meccanismo subdolo, badate bene, perché i primi in classifica guadagnano una maggiore visibilità dall’essere tali, e consolidano la loro posizione. Agli altri non restano che due possibilità: la prima, la più intuitiva, è l’antico adagio del se non puoi vincerli, fatteli amici, cercare di entrare nelle grazie delle so-called blogstar, fare in modo che commentino sul tuo blog, che lo linkino, e guadagnare così facendo una porzione del loro pubblico (perché, gira e rigira, di questo si tratta). L’alternativa è cominciare a sputare veleno, sezionando con precisione chirurgica ogni singola parola proferita da ogni singolo blogger celebre. Bisogna essere bravi, per farlo, e devo dire che c’è chi ci riesce molto bene, con molta ironia e una spiccata intelligenza. Qualcuno, così facendo, diventa a sua volta una blogstar, perché lavare gli altrui panni sporchi in piazza andava di moda già al tempo della pagliuzza nell’occhio. Personalmente, mi sto un po’ stancando dei blogger famosi che campano di rendita, e dei blogger wanna-be famosi che sacrificano i contenuti (ammesso che ci siano mai stati) ai numeri. Se una scrive “ho il ciclo” non è che tutte dobbiamo pubblicare la portata del flusso mestruale a regime e il numero medio degli assorbenti consumati in un anno. Se uno trova un modo simpatico per sparare una cazzata, o per dire che semplicemente non gli viene niente di interessante da raccontare, non è che poi tutte le volte che non ha niente da dire è tenuto a farcelo sapere. Mica gli sparano, se non lo fa. C’è gente che scrive post molto belli o molto divertenti o molto entrambe-le-cose, eppure non sente l’urgenza di farsi vivo tutti i giorni; il risultato è che l’indice di gradimento dei post è sempre meritatamente molto alto, al di là del numero di commenti o di quello dei link.
Invece, si parla per dare aria alla bocca, la maggior parte delle volte, per disturbare le altrui comunicazioni e rubare ad altri la scena. Per entrare trionfalmente nel regno dorato (ma è solo laminato) della celebrità facile e a costo zero. Prendete il fenomeno-twitter, per esempio. Il twitter è un’altra cosa che non tollero (ma io sono nevrotica, che volete farci?): non solo non ne vedo l’utilità, proprio non ne capisco il senso. Tempo fa una blogstar di mia conoscenza mi ha spiegato che twitter è bello perché permette alle blogstar, appunto, di conoscersi fra loro e fare amicizia. La cupola dei blogger famosi, praticamente: i nuovi intoccabili. E siamo sempre punto e a capo. Onestamente parlando, io vivo bene anche senza sapere che il tale o la tale ha starnutito, o ha rotto un bicchiere, o ha perso un capello. Sono cose che succedono quotidianamente, a tutti quanti, non è che quando le si scrive su Internet, allora diventano più interessanti.

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Quando la stragrande maggioranza delle tenutarie di un blog scrive del proprio ciclo mestruale quale metafora dell’ineluttabile disparità tra i sessi, significa che l’inventiva sta passando un bruttissimo momento.

and i’m climbing up on the railing
trying not to look down
i’m going to do my best swan dive
into shark-infested waters
i’m gonna pull out my tampon
and start splashing around
‘cuz i don’t care if they eat me alive
i’ve got better things to do than survive

                [Ani DiFranco, swandive]

UPDATE
[ore 23:25]
Mi fanno notare questo post, e io non posso che applaudire.

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Quando ho aperto il tumblr, ho detto a belsorriso che avevo aperto un tumblr.
E fin qui.
Lei mi ha detto, con una faccia che se l’avessi vista mi sarebbe parsa schifata, ma in realtà non l’ho vista perché stavo discorrendo con lei in chat, “ma come sei 2.0“.
Ho pensato “tumblr=2.0, tumblr=il male”.

Mi son detta, però “se web 2.0=maggiore collaborazione e condivisione tra gli utenti, web 2.0=il bene, per forza”.

Ora, io una cosa mica la capisco:
col blog il lettore può commentare,
col tumblr il lettore non può più commentare (salvo rari casi),
col twitter il lettore non può più nemmeno capire di cosa diavolo si stia parlando

e allora dov’è la maggiore condivisione, scusate?!

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