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Archive for novembre 2009

dopo il corso di danese ufficiale e il corso di danese ufficioso (il collega dirimpettaio che m’insegna una parola nuova tutti i giorni), ci mancava solo il corso di danese diversamente ufficioso, col commesso del supermercato accanto a casa che mi dà lezioni di everyday danish tra un codice a barre e l’altro.

– donna, devi impararlo ‘sto benedetto danese.
– eh, la fai facile tu. mica son nata con un rospo in gola come voialtri, io.
– ‘spetta mo’ che t’insegno io.

proprio vero che gli uomini non ci accettano mai per quello che siamo.

comunque. ieri ho ricevuto due mail di complimenti per aver fatto funzionare uno strumento che ancora non ho nemmeno iniziato a costruire. non ho capito se fossero mail di incoraggiamento oppure una demo dell’amore incondizionato che l’umanità tiene in serbo per me, nascosto bene da qualche parte (molto bene). nel dubbio, mi son fatta i complimenti anch’io.

mi han mandato una presentazione da sistemare (aggiungere un po’ di folklore qua e là, sterminare le animazioni powerpoint, che sono un castigo divino, raddoppiare la dimensione del file scegliendo accuratamente immagini con risoluzione abnorme, e via dicendo), per una lezione che devo fare a degli studenti delle scuole superiori. ora, son davvero poche le cose che mi danno fastidio sul serio. oltre alle animazioni ppt, dico. mi dà fastidio, per esempio, il fatto che la rapa rossa sia uno degli alimenti alla base della cucina tradizionale danese. le catene di sant’antonio mi danno fastidio, specie se con annesso file ppt in cui un’ampia gamma di gatti e cani e altre bestie di piccola taglia pretende di ricordarmi che amico è bello o amore è per sempre (ah, no, però. aspetta: solo il vero amore è per sempre, altrimenti non è amore. ah, ecco. certo. un po’ come dire che il latte è finito solo quando il cartone è vuoto, altrimenti non è finito. ci voleva un gatto, per capirlo). il comic sans (aka volevo essere divertente, giovane, accattivante), a maggior ragione se il testo è colorato, mi dà un fastidio che la metà basta. il mondo non ha alcun bisogno del comic sans: è ora che se ne renda conto.

come se tutto questo non bastasse, un professore ha cercato di vendermi suo figlio. no, anzi: me lo regalava proprio.

– ma tu finito il dottorato vuoi rimanere in danimarca per sempre?
(grazie per la fiducia, uomo, ma temo che prima o poi mi toccherà stendere gli zampetti, come si suol dire)
– non lo so ancora cosa farò, dopo.
– no perché potresti anche conoscere un danese e innamorarti e non volertene più andare.
– …
– ci sono tanti danesi che meritano, e magari sono ancora giovani e non sono sposati.
(e poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata)
– …
– per esempio, mio figlio è un neuroscienziato che ha fatto il dottorato in california, mica una roba da niente, e io gli dico sempre che si deve trovare una donna e sposarsi, ma lui mica mi dà retta. non ne vuole proprio sapere.

il peggio è che il mio primo pensiero non è stato, bevi di meno. no, il mio primissimo pensiero è stato: almeno questo non è un ingegnere.
sopprimetemi.

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