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Archive for giugno 2009

e così alla casa sul lago è arrivata y.
y. viene dalla russia, ma non dalla russia e basta: dalla siberia, proprio. ci tiene a farmi sapere, y., che in siberia non ci sono solo gli orsi, ma anche le foreste, le zanzare e le ragazze che poi vengono a studiare in merluzzistan. e c’è il ghiaccio sotto la terra, anche. perenne.

un bel posticino, la siberia.

ieri sera io e y. siamo andate a bere una birra, che poi sono diventate due perché tanto lei aveva fatto una cena abbondante. io non avevo cenato, invece, e prima ancora di non cenare avevo corso per più di sei km (sì, lo so: mi sto lentamente trasformando in una danese. tra un po’ mi crescerà un rospo in gola e poi dopo, quando non si capirà più un accidente di quello che dico, la mutazione sarà completa), e prima ancora di correre per più di sei km avevo fatto un corso di due giorni sugli usi e costumi danesi (“meet denmark”, il nome del corso), in un posto che si chiama næstved e in cui ci sono, a occhio e croce, più pub che non abitanti. il fatto poi che gli autoctoni vadano tutti a dormire alle 20:30 pone un sacco di domande sulla clientela dei locali, in effetti. io e pochi altri coraggiosi abbiamo attirato su di noi l’ira funesta della donna delle pulizie, perché alle 22:30 (!!!) stavamo ancora facendo delle chiacchiere nel salottino dell’albergo, e invece lei non vedeva l’ora di passare l’aspirapolvere e andare a dormire il sonno dei giusti.
comunque, l’apice del corso (obbligatorio e pagato dall’università, ma in fondo i danesi sono strani forte) è stato l’assaggio dei prodotti tipici danesi, vale a dire una sequenza di formaggi (e il formaggio ai gamberetti va oltre qualsiasi definizione, ve lo assicuro), aringhe, uova di non so bene che pesce, carne e liquirizia, il tutto innaffiato dalla birra tipica di un’isola in cui il dialetto è talmente dialetto che il danese nemmeno lo capiscono, da una bevanda gassata rossa che al primo sorso mi ha cariato metà dei denti e al secondo m’ha fatto venire il diabete, e dall’immancabile caffelatte. l’obiettivo era, of course, non vomitare, e però sia io che la collega tedesca abbiamo rischiato più di una volta di mancarlo. anche perché questo tour de force gastronomico ci è stato propinato all’inizio della lezione del pomeriggio, subito dopo pranzo.
la collega tedesca il primo giorno m’ha detto, strano che te che sei italiana ascolti i radiohead, pensavo che in italia ascoltaste tutti roba tipo enrique iglesias.

(ecco che vomito per davvero)

ascoltare è il verbo sbagliato, le ho detto io. la sottoscritta a-do-ra i radiohead, e per inciso nutre pure un’insana passione per quello stortone del loro cantante. e comunque a me dà l’orticaria anche la pausini, sappilo.
è così che abbiam fatto amicizia, io e la collega tedesca.

tra poco più di una settimana, a roskilde ci sarà il festival omonimo, che è assolutamente l’evento della stagione: orde di danesi che fanno tutto quello che la loro imperterrita danesità normalmente proibisce loro di fare, oltretutto coperti di fango fino alle orecchie (di solito piove, per il roskilde festival). la regola è: what happens in roskilde stays in roskilde, e io sto quasi pensando di andare, anche perché alla fine il programma è un signor programma (come sempre, del resto. l’anno scorso ci han suonato i radiohead, per dire, ma ovviamente la fortunata qui era già tornata in italia).

per quanto riguarda il lavoro, poi, tutto bene, grazie. pare che nel giro di un paio di settimane io debba spiegare a due studenti delle scuole superiori una cosa che non so bene neanche io, per convincerli a iscriversi al dtu. la catastrofe è imminente, lo sento. per il resto, le ultime giornate (lavorative) le ho passate a cercare di definire alla meno peggio il programma di un corso che pare mi vedrà coinvolta in qualità di inquisitrice spagnola italiana, vale a dire che agli studenti verrà assegnato di volta in volta del materiale da studiare, e la sottoscritta dovrà interrogare ‘sti poveri cristi, che spero non scoprano mai che il programma l’ho fatto io. nel caso, portatemi dei fiori al camposanto, di quando in quando.

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no, be’, vivere attaccata all’ospedale è bellissimo. vuoi mettere l’emozione di svegliarti a metà della notte con quella vaga sensazione di bombardamento imminente, ogni volta che l’elimedica praticamente ti atterra in testa? yuk yuk, uno spasso senza eguali.
oltretutto, non è nemmeno un ospedale qualsiasi: bisogna portargli rispetto.

comunque. in caso sentiate i miei urli fino in italia, è perché i miei genitori mi hanno telefonato — ancora una volta — per comunicarmi che da voi si muore di caldo. qui piove, grazie per l’interessamento, e tira un cacchio di stracacchio di vento. il risultato è che da una settimana almeno la mattina sono già fradicia che ancora non sono uscita di casa. pensate in che condizione posso essere, quando arrivo in ufficio.
oggi, poi, il colmo dei colmi: mi si era appena distrutto l’ombrello, cosa questa che contribuiva al mio stato d’animo per così dire entusiasta, e insomma ero lì bella inzuppata che aspettavo che il semaforo si degnasse di diventare verde, imp(r)egnata più che altro a tirare giù dal cielo quanti più santi possibile — con precisione chirurgica, i must say —, quando, di punto in bianco, smette di diluviarmi in testa. non faccio nemmeno in tempo a girarmi che mi trovo davanti un ragazzo che è tutto un sorriso, il quale mi sta riparando col suo ombrello (voi non avete idea di quale e quanta audacia sociale sia richiesta a un danese, riservato per definizione, per arrivare a tanto). ora, confesso che il passaggio in cui la sottoscritta diventa parte integrante del video di daniel powter me lo sono persa, però vorrei mettere a verbale che amo la danimarca, in caso non si fosse capito.

(per la rubrica la posta del cuore, ci tengo a far sapere alle amiche adelina e guendalina che a) sì, lui era bello, b) no, non so come si chiami, e c) no, non c’è stato alcuno scambio di numeri di telefono)

a parte questa breve parentesi cinematografica, la giornata è stata relativamente tranquilla, con picchi di esaltazione in corrispondenza di un seminario che traboccava chimica da tutte le parti e di una mail in cui un collega mi segnalava tutta una serie di modi in cui l’ottica può essere applicata alla produzione e al controllo di qualità dei vini (al solo scopo, sia detto, di fornirmi validi aneddoti con cui deliziare parenti e amici), e picchi di angoscia profondissima e dolore intenso in corrispondenza di un seminario che grondava chimica da tutte le parti e dell’atroce scoperta che oggi non ci sarebbe stato il friday bar.
dunque, il friday bar. il friday bar consiste in uno degli it supporter (o affiliato agli it supporter, non ho ben capito), che tutti i venerdì alle 15:00 arriva in facoltà con due/tre tipi diversi di birra alla spina (rigorosamente home made, la produce non so bene chi da qualche parte dentro al campus universitario), e la prima birra è sempre offerta dal dipartimento.
ripetete insieme a me: il friday bar è il bene.

a tempo perso, sto cercando di organizzare un’uscita spiaggistica coi colleghi per la sera della vigilia di sankt hans, che poi è una scusa per bere, e oggi un danese ha pensato bene di fare il simpatico e mi ha detto, io fossi in te starei attenta, eh, che quella notte lì le streghe le bruciano. qualcuno per favore può mica ricordarmi perché vado in giro a dire che amo tanto i miei colleghi?

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Merluzzistan for Dummies is a mini-series created by annika for SettePerUno‘s 2009 spring/summer season. The series premieres on June 6, 2009, and will have only four episodes.
The series is set in Copenhagen, Denmark, where it was also written during May 2009. The main character was not told about her misadventures until each script was given.

Cast and characters

Main Cast

annika as herself (S01E01-04)

Guest-Stars

God as the flag-dropper (S01E01)
the Little Mermaid as an awful national monument (S01E01)
Hamlet as the happy guy (S01E01)
the Gremlins as the italians (S01E02)
Napoleon as a part of the famous bread conjecture (S01E02)
Achille as the son of a bitch (S01E04)
Thom Yorke as the love of her life (writer’s cut special edition)
Vlad the Impaler as the best character EVER (writer’s cut special edition)

Co-Stars

annika’s danish teacher as the one who needs new glasses (S01E03)
aigor as annika’s neuron-in-chief (S01E03)

Development

In May 2009 SettePerUno ordered a stand-alone pilot presentation of the project. In May 2009 the show was written, with mumblemichele coming onboard as an advice-giver and hobbit83 and deinè as raw-drafts readers. The whole writing process was supervised by blondeinside, who also worked as a drafts reader during the last phase of the project, together with valu.

Plot

The series was described by the writer and executive producer annika as “Lonely Planet meeting Un pesce di nome Merluzzo“.

Annika returns to Merluzzistan for a PhD in photonics, almost one year after her departure. Many things have changed, in the meantime, and many others have not. Lots of surprises are waiting for her, and her return to Merluzzistan marks the starting of a brand new series of weird adventures which will take her far beyond the boundaries of understanding and immagination.

Merluzzistan for Dummies, every Saturday on SettePerUno.

Don’t miss the season premiere of Merluzzistan for Dummies on Saturday, June 6. Only on SettePerUno.

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io da grande farò la segretaria. grandioso, e della laurea in ingegneria che cosa te ne fai? un fico secco non lo so, prometto che ci penso.

è che nella vita bisogna sempre avere un piano b, giusto?, e secondo me come segretaria sarei molto efficiente, io. magari una di quelle segretarie che la gente va in giro a dire che sono sprecate, come semplici segretarie. sarebbe una bella soddisfazione, no? pensandoci bene potrei anche saltare a piè pari la fase in cui fallisco miseramente il piano a, che poi sarebbe la carriera da ricercatrice, e passare direttamente alla fase in cui il genere umano mi acclama come miglior segretaria EVER. why not.
è che certi sogni mi si son fatti piccoli addosso, col tempo, come i miei vestiti di bambina. oddio, a dire il vero a me per il primo compleanno (sì, proprio quello in cui ho spento la candelina con la mano) regalarono una felpa che mi andava bene quando ne avevo undici, di anni. lungimiranza, si chiama. oppure scambio di pacchetto regalo, non è ben chiaro. comunque. ho ancora sogni così più grandi di me che ci posso fare la traversata oceanica dentro. poi invece ce ne sono altri che un bel giorno li ho messi in lavatrice e ne è uscita fuori una segretaria. e avevo anche usato l’ammorbidente.

c'mon baby light my fire

c'mon baby light my fire


la scrivente, sia ben chiaro, ha il massimo rispetto per le segretarie, così come per gli astronauti e le mogli dei radiohead e tutte le altre professioni che intende svolgere, da grande.

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