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Archive for 10 aprile 2009

è che io non ci sono, lì dentro. non lo faccio apposta, solo è un’abitudine, una delle tante, e allora non devo impegnarmi o concentrarmi o fare uno sforzo di qualsiasi tipo. sovrappensiero mi chiamo, non mi rispondo, e cerco e mi cerco ma mai che mi trovi. sempre meno, dovrei dire: mi trovo sempre meno. e se anche mi sfilo questa coperta che mi han buttato addosso, se anche la afferro alle due estremità e la scuoto forte, non c’è un solo pezzo di me che cada a terra. ci avevo sperato, confesso: ci avevo sperato. e le persone parlano e parlano e si prendono cura di me con la voce, la loro piccola voce che mi avvolge e mi penetra come una lingua — lunga, liquida — dentro alle orecchie al naso alla gola, che assaggia il sapore del cuore (manca di sale) e poi spunta a divaricarmi le gambe. che chiede e risponde e che vuole sapere, dice di me ma parla soltanto di sé. io non ci sono, lì dentro. non in una singola parola. e dentro di me nemmeno, probabilmente; ho provato a strappare la pelle, smontare e riassemblare il corpo — mi sono avanzati dei pezzi — ma di me nessuna traccia. mi sono nascosta bene, a quanto pare, e non lo faccio apposta, no, ho proprio dimenticato la combinazione e dove ho messo la chiave. qual è la parola d’ordine. ci sono giorni, però, in cui vorrei trovarmi le mani e la fronte e i piedi di qualcuno che non sono io dentro ai polmoni, o al fegato o alle ovaie. cioè: vorrei avermi a disposizione, specie quando fuori non fa troppo freddo, e che senza scarpe e senza lacerarmi la pelle qualcuno mi bussi piano sullo sterno — prego: è aperto. è aperto? —, che faccia un passo ed entri. che si trovi a suo agio, seduto sulla cassa toracica, e che non mi aggiunga altro peso, perché da sempre ho qualche problema con la mia dimensione nel mondo. non una coperta, non fuori: dentro.

mi chiedo se avrebbero voglia di starmi a sentire, dovessi star male davvero.

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