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Archive for 30 gennaio 2009

scivolosa, silenziosa – assente: sguscio fuori dalla mia vita ogni volta che faccio ritorno.
le mie scarpe indietreggiano fino a questa terra dagli occhi sordi a qualsiasi sapore, la patria delle parole che non costano o che anche quando piangono è soltanto uno spreco di acqua minerale.

tornare è per me come baciarmi la buonanotte sulla fronte e disertare metà della mia metà di letto, pagare inserire convalidare girare il titolo di viaggio o la chiave e fuggirmi incontro. ho l’incauta certezza che mi incontrerei, se solo uscissi o mi sporgessi -donna geranio- dal balcone, e per non mentirmi ancora me ne resto nascosta al centro di questa spianata che è stata il mio trampolino di lancio per -da, di- tutto, qui dove le promesse sono verdi sugli alberi e nessuno ha ancora intuito che il lavaggio spaierà necessariamente calzini, domande e risposte.

è una terra staccata da terra -un’isola-, un cielo al cielo sepolto. una montagna priva di peso, pendici, pendenza, e pure il dolore, che piove dall’occhio alla federa, fa meno male che altrove. nessuno diventa animale in questo paese dei balocchi, neppure se smonta se sventra se stesso, e la testa comunque sa sciogliere i fili annodati dal cuore attorno allo stomaco, ma forse è perché la lana dei gomitoli non stringe poi tanto.

(torno a combattere la mia solitaria guerra di contenimento: mi contengo dentro me stessa e contengo tutto il resto al di fuori. ho legato sul petto una maschera a gas, per evitare che il cuore venga contaminato, e ho ingoiato un silenziatore che mi impedisca, anche sotto la più spietata delle mie torture, di tradire me stessa. ho colato cera dentro alle orecchie, poi, in caso la voce fallisca il silenzio, e mi sono armata di nebbia per coprirmi, dovessi mai trovarmi nuda -tremante, tremolante- davanti ai miei occhi.)

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