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Archive for 30 dicembre 2008

Mi sembra che tutto questo non farà più soffrire soltanto quando sarà un libro… Allora non sarà più niente. Cancellato.
[Marguerite Duras]

il nastro magnetico è danneggiato, le informazioni andate perdute non sono in alcun modo recuperabili. ho preso il corridoio, cominciava così, e non ricordo cosa abbiano visto gli occhi. se hanno visto oppure, ammesso che abbiano visto. ricordo: le ginocchia non ancora a terra, la lingua già costretta da indice e medio, il nero della gola giù fino a dove si arriva e indietro nel tempo fino all’ora di pranzo. pensieri: non pervenuti. la testa un nodo di circuiti aperti neuronali, la spina dorsale un cortocircuito fino alla pancia. unire i puntini. sento il sapore del mio sapore, un filo di bava cola sulla ceramica bianca, macro digitale, e però non sono capace di vomitarmi fuori dal mio corpo, ed è così che mi ritrovo quando riprendono le trasmissioni, un tutt’uno imbarazzante di testa e tazza, e lingua e palato e arcata dentaria. il cesso un’appendice eloquente della mia bocca, e dice fin troppo. mi tengo ancora, credevo di avere facoltà di perdere, e invece. di perdermi, almeno. non ricordo: una mano aggrappata alla ciambella, la fatica delle gambe che rialzano una persona sconfitta -le caviglie mi tremano, le ginocchia, dentro, hanno preso fuoco-, la saliva che si assottiglia piano e stacca le due gole, e adesso ho un sapore che non è più il mio sapore, è il risciacquo delle bocche che non sanno fallire fino in fondo. immagino, e in qualche modo in piedi davanti allo specchio mi ci sono portata. ricordo: lo specchio è impulsivo e lo specchio riflette -fermoimmagine di me malata per metà, malata intera-, e dentro allo specchio io mi prendo a schiaffi. mi dico puttana e mi chiedo lei chi è?, lei è il tetrapak che ti tiene a marcire dentro. capisco: io volevo marcire fuori, farmi in grumi come il latte dopo la scadenza, togliere la pelle e riscaldare le ossa col pelo grigio della muffa. io pago la mia assenza a tempo determinato un tanto al chilo, ma poi mi trovano sempre. puttana, dove vuoi andare? esattamente dove sto andando.

il nastro magnetico è danneggiato, le informazioni andate perdute non sono in alcun modo recuperabili. ho preso il corridoio, cominciava così, e non ricordo cosa abbiano visto gli occhi. se hanno visto oppure, ammesso che abbiano visto. ricordo: le ginocchia come tessere di un domino a tenere assieme il pavimento e il resto di me, la lingua affamata impastata di saliva -ho un sapore che sa di niente-, il nero della gola giù fino a dove si vede, giù fino all’ora di pranzo. pensieri: facilmente deducibili dal contesto. i vestiti e poi sotto pelle nuda di donna -donna per metà, donna intera- e poi ancora più sotto due ovaie inceppate, unire i puntini di sutura. ricordo: lo specchio è impulsivo lo specchio riflette -fermoimmagine delle ossa dalle quali mi affaccio-, e io mi ci lascio prendere a schiaffi dentro. mi dice puttana e mi chiede chi sei? sono il verde sulla crosta del formaggio asfissiato nel sacchetto di plastica, e ho una data di scadenza e costo un poco al chilo, ma non mi comprano mai. puttana, dove vuoi andare? inversione a u, per favore.

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