Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for novembre 2008

le mani hanno cose da dirti, ti ho scritto.
già ti avevo scritto, e lo sai e non lo sai, a margine di una fotografia e sul bianco rigato della pagina.

ho letto sulle pareti dell’altra stanza: della terra di mezzo, terra bruciata dal sole – piana piaga desertica – cui appartieni, cui appartengo, da sempre.

tra lo stacco del piede e l’atterraggio: il volo, tra l’ustione e la cicatrice: il dolore, tra l’intuizione e la fotografia: lo scatto.
tra l’autunno e l’attesa dell’inverno: novembre.

ho letto sulle pareti dell’altra stanza e ho scritto: con troppi sensi accesi – non sono cinque, non possono essere solo cinque, c’è troppo rumore, fanno troppo rumore. e come si spengono, fatemene spegnere qualcuno, vi prego vi imploro, non so quale spegnere. non so fare a spegnerli.
e non parlavi di me, lo so. alzo le spalle e penso: fa niente.

la sorella che in verità non sei – sei tu.
la sorella che avresti potuto essere, me ne rendo conto adesso, in molte assenze della mia vita, molti vuoti e crateri e banchetti di tarme. e invece: metri e anni distante.
e invece: sei tu, sei qui, e tieni il mio filo la mia mano la vena che entra nel – esce dal – mio cuore, e ci scambiamo gli abiti, ci svestiamo del pizzo bianco macchiato di sangue e indossiamo il blugialloverde messicano. e se le nuvole sono cattive, che facciano: sono lontane, sono dietro. non le possiamo vedere, se riusciamo a non voltarci.

ti tengo la mano, non la lascio. mi aggrappo al filo.
buon compleanno.

Read Full Post »

nessuno lo sa, io lo so e tu lo sai e nessuno, nessuno lo sa. non sta accadendo, forse, se decido di non credermi.

(e prima del grande silenzio e prima che piovesse sale, avevo sepolto dei sentimenti. sono morta, poi, e dopo sono nata ancora, ancora una volta da me stessa, e adesso torno a cercarli e adesso li dissotterro in questa vita nuova)

la vista e l’udito – olfatto: anestetizzato, tatto: irrilevante, lingua impastata nella mia saliva di sempre – camminano sui piedi di un’altra donna. di un altro uomo, se la stanchezza prescinde dal genere. piedi di donna, caviglie di donna, stanca, cosce, ginocchia di donna. stanchezza di uomo.
stanchezza di angelo: un punto interrogativo, un omissis quanto mai inopportuno tra le gambe.

mi sento come: lo sfregare di matita – sfregio di matita – di ieri sulle lenzuola a righe, sul biancogiallobianco-giallo delle lenzuola.

il vetro, tutto quel vetro. il bianco.
di riflesso, lineamenti senza spigoli. e allora sì, sono io.

Read Full Post »

crepitare:
di legna umida sul fuoco – calore.
di pioggia – ho due maglioni, ho freddo.

di legna umida, e poi l’acqua cade l’acqua è così tanta da spegnere –
verbo spegnere, transitivo. alle volte distratto, diméntico di farsi riflessivo, e grazie, e arrivederci: sì, non ne dubito.
terza persona singolare – presente indicativo. l’acqua spegne.
un crepitare che annienta l’altro, e più per più fa meno e pare non ci siano errori, sebbene io non capisca.

il mondo piove assieme alla pioggia.
ha detto: oggi è ancora ottobre. no: tu menti. è arrivato prima, il bastardo, mi ha fregato un giorno – ridammelo.
tu menti o tu sbagli o tu sei stato raggirato, come me.
quanti anni sono, oggi? quattro, mi pare. era sabato, forse era ieri.

avevi lo sguardo triste di chi non sa più come lottare, di chi ha finito le parole da dire e si tiene stretta quell’ultima – addio – e io non la volevo sentire e mi ricordo che ho preso la mia vita e l’ho moltiplicata per due e alla fine ho pareggiato i conti con qualche moneta che avevo in tasca, ed eccolo il mistero rivelato: non eri poi così più grande di me. come dire: un’altra distanza come questa e a me resterà una sola parola, e non voglio – era puro egoismo, ma solo fuori – e allora non ti ho dato il permesso di andartene, e tu poi non mi hai voluta accanto mentre i tuoi occhi rossi piano tornavano di quel verde che mi hai negato senza aver voce in capitolo, mentre io smettevo di sentirmi vecchia e tu invecchiavi di colpo, nei capelli e sotto i capelli.

e parlo di te – presente – al passato perché non puoi sentirmi, e ancora se metto la mia vita davanti allo specchio e aggiungo, all’una, l’altra, quello che trovo è un po’ meno di te. ogni anno ti rosico un anno, ti offende questo mio rincorrerti?

qui, nella mia mano – anche quando mi stai in piedi davanti, anche adesso che non ti vedo: no, non sei poi così grande. più bianco, forse, solo.

a parte quel verde, tutti gli altri tuoi colori me li hai versati dentro.

Read Full Post »

« Newer Posts