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Archive for giugno 2008

Dieci, le lettere. Incapaci di gonfiarsi, o di prendersi per mano, a riempire quell’unico vuoto, quell’assenza di suono. Una pausa. Un respiro che impone una sosta, che interrompe il viaggio. L’essenziale, il palindromo, l’ordinato: si stringe a sé, mentre l’asimmetrico e disordinato si isola all’altro lato, col frivolo. Una macchia di perfetta circolarità dentro una linea che va in ogni direzione.
Undici, le posizioni. Una disparità costruita ad arte che si porta in grembo due parità mancate, all’una all’altra estranea; nonché sbilanciata di lato. Celata dai rimbalzi delle sillabe, in numero pari, e dal duplice alzare la mano della lettera maiuscola.
Eppure, l’inizio e la fine si confondono, richiamandosi vicendevolmente.

Decisamente, un equilibrio non poteva esserci. E, forse, è così che nasce la musica.

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[16 giugno 2008]

Mi ci son trovata in mezzo, sabato. Una tizia mi ha dato il volantino con il logo di Superman ma con una G al posto della S, e io stavo quasi per risponderle Oh, ma tu guarda, Guperman!, quando lei gentilmente mi ha informato che Gesù mi ama. Ecco, mi son pentita di non averla detta, la cazzata, ché a me ste cose mi mettono proprio tristezza; un po’ come la storia del silver ring, che è a dir poco agghiacciante (a che serve l’educazione sessuale, in fondo, quando si può tranquillamente tornare al medioevo? Io già me la vedo, la bambina con l’anellino hobbit-like, che all’ennesimo ragazzetto soffiatole da un’amichetta più disinibita, tira nel cesso anello e fanatismo, e la dà al primo che le capita a tiro, eventualmente non protetta). Non paghi della discutibilità dell’immagine e dello slogan (Gesù il vero super), questi han miseramente scimmiottato il logo dell’A-Style, traformandolo in qualcosa che ricorda molto alcune pratiche sessuali (non male che il sottotitolo del blog sia è il momento di prendere una posizione).

Gesù è super, dicono. Chissà se va bene anche per la macchina?

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definizione di serata elettrizzante: prendere la 220.

non è stato bello, ve lo assicuro

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avrei davvero voluto vederti vivere

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Addormentarsi dopo le 04:00 e svegliarsi poco dopo le 06:00 non è una delle mie massime aspirazioni, potete giurarci. Soprattutto dopo aver bevuto troppo.
Nemmeno accendere il computer alle 06:56 e trovare un flame sul blog è particolarmente confortante, ve lo assicuro. Ma questa è un’altra storia.
Nella mia testa metto in fila, una dopo l’altra, tutte le cose che dovrei fare oggi, e intanto cerco di ritardare il momento del primo caffè. Il primo di una lunga serie, il primo di una giornata anch’essa molto lunga.

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Vorrei dirti che sei stato immenso, gonfiandoti dentro ai piccoli vuoti della mia esistenza. Quando mi hai detto Prendo la bici e arrivo, venti minuti e sono da te. Quando mi hai detto Prendo il primo treno e arrivo, un paio d’ore e sono da te. Ho sentito la mia voce dirti No, ho visto le mani scrivere No, mentre il cuore, dimenticato nella sua quarantena, gridava Vieni qui e abbracciami, ti prego, e lascia che tutto il resto muoia. Vorrei dirti che prima, quando hai scritto amica, mi hai sorpresa, che mi hai lasciata a fissare lo schermo per qualche minuto. Che ho paura che tu, di tratto, possa dimenticarti di me e della mia amicizia monocromatica. Che mi rasserena lo scorgere qualche riflesso del nostro essere quelle di una volta, che voglio tornare ad essere la metà di quello che siamo state. Che la mia vita ruota e si rivoluziona attorno a me, ogni giorno, e il cuore fatica un poco a starle dietro. Che odio questo mio elemosinare un affetto del quale sempre e comunque non mi sento all’altezza.
Eppure ti voglio bene. E ve ne voglio tanto.

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uno.
– la verità è che non sono nata per essere fidanzata.
– ma questo non è tradimento!
– no, certo. Almeno fino a che lui oppone resistenza.

due.
– mai e poi mai farei sesso con un necrofago, né con un necrofilo. Soprattutto con un necrofilo.

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