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Archive for 27 marzo 2008

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Per nove mesi hai portato dentro di te l’assenza di ogni colore.
Quel muto niente ha fatto di te una terra arida, il palcoscenico di un teatro dismesso, coperto di polvere.
Là dove una volta i piedi dei bambini saltellavano via, uno a uno, i giorni della settimana, là dove le loro ginocchia si sbucciavano con le prime, instabili, pedalate, d’un tratto non hai trovato che la colpevole miseria dei piatti sporchi accatastati sul piano della cucina a fine pasto, il pallido requiem dei fili per stendere il bucato abbandonati alla stanca monotonia dei temporali di novembre.
Sei stato un mercato di scambio, un monte dei pegni, l’angolo buio in cui una puttana minorenne vende se stessa per poche lire, sei stato la silenziosa cornice di quadri che non hai mai saputo comprendere eppure avresti voluto comprare, sei stato spesso il fine, raramente il mezzo, più un futuro impossibile che un acerbo presente, spesso incapace di liberarti le caviglie dall’insipido tintinnare del tuo passato.

Quel che sei ora non lo sapresti dire, forse perché gli specchi non lasciano mai intravedere se stessi, eppure ti pare di assomigliare a una strada, lunga distesa attraverso ogni esistenza, certe volte a un altare, al calice, all’ostia e alla saliva che ne disperde il senso, e poi ai succhi gastrici, anche.
Stai imparando a incipriare la tua naturale insignificanza e a farla danzare nelle scarpe scomode, cominci lentamente a dare te stesso in pasto all’incessante deglutirsi delle onde, e apprezzi la salubre distanza dalla quale puoi guardarti guardare verso l’alto, dalla quale puoi controllare di aver controllato due volte almeno oltre le tue spalle.

C’è meno gente, nella piazza alla domenica, e la merce sui banchi è meno varia, ma più fresca; la scelta è limitata ma le albicocche hanno ancora lo stesso sapore di una volta, e le fragole, beh, le fragole non possono proprio mancare. Qualche bambino è tornato a rincorrere la sua adolescenza sulla tua polvere e qualche inferriata è stata abbattuta; dalle altre, un poco di ruggine s’intravede ancora.

Piove più spesso, è vero, ma è un pianto leggero e che non bagna quasi, e se un raggio di sole riesce a sconfiggere il grigio, vedi in ogni goccia la capriola di un minuscolo coriandolo di luce.
Vende petali di girasole, adesso, la puttana bambina, e gli occhi le brillano, soprattutto quando li tiene chiusi.

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