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Archive for 24 febbraio 2008

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Come nasca un’amicizia, io davvero non lo so capire. Ti ci trovi dentro, alle amicizie, non è che devi fare qualcosa di speciale, premere l’interruttore o girare la chiave o sparare un colpo in aria. Un bel giorno sei felice o sei triste oppure ti viene l’idea di organizzare un brunch o di ordinare thai, e ce l’hai già in testa, quel nome da chiamare, e non è che puoi spiegarne il perché, ma, diamine, è proprio necessario trovare una spiegazione per tutto? Io che quando mi alzo alle sette e trenta del mattino, alle otto mi son già successe tante di quelle cose che non so spiegare, che se dovessi stare a giustificarle tutte impazzirei nel giro di quattro secondi. Io che con le amicizie non sono mai stata brava. No, sul serio, devo avere un qualche difetto di fabbricazione, magari sono nata fallata; a volte mi sembra che le persone che ho attorno si rifiutino di vedere tutto quello che sono. Oddio, non è che ci sia poi tutta questa roba da vedere, era solo per dire che mi sento un pochino mutilata, alle volte, quasi come se mi avessero amputato, non so, un piede e poi stessero lì a guardarmi, meravigliandosi del fatto che io non stia improvvisando un balletto. E io in realtà ci provo anche, eh, ad azzardare qualche passo di danza, ma poi perdo l’equilibrio e faccio la figura dell’idiota. Cosa che mi riesce sempre e comunque divinamente, just for the record.

Però adesso io ti guardo e mi vedo riflessa, dentro di te, e non mi era mai capitato prima, e vorrei davvero essermi accorta dell’istante in cui uno dei due ha realizzato che ci assomigliamo così tanto, dell’istante in cui il tuo nome è diventato uno di quelli da chiamare senza dover dare spiegazioni a nessuno, ma ho guardato nelle mie tasche e non ce l’ho, questo istante, devo averlo perso, o forse non l’ho notato, mentre passava. E così eccoti qui, un’altra amicizia che non saprei dire quando è stata innescata, o da chi, ma ancora oggi se ripenso a come sei inciampato nella mia vita, quel giorno, mi viene da ridere. Santo cielo, i gatti di polvere. I gatti di polvere. E dire che, disgraziata!, non so nemmeno quand’è il tuo compleanno. Non so cosa mi rassicuri sul fatto che non sparirai, anche tu, come altri amici che un giorno ci sono e quello dopo ti accorgi che qualcosa non è più quel che era, quello a cui ti eri abituata, e non sapresti dire in quale momento esatto han messo un piede fuori dalla tua esistenza, e addirittura alcune volte realizzi che non ci sono più quando si son già chiusi la porta alle spalle. E non è che puoi fare molto, lo sai che le cose vanno e vengono, e comunque difficilmente tornano.

Forse le tue mail a cuore aperto, a interrompere la notte, forse invece è la fiducia, come l’hai chiamata tu, e chissenefrega se non è razionale, o se l’intensità è diversa, nelle due direzioni.

Però insomma, io questa risposta te la dovevo, e in realtà mi sa che non ti ho ancora detto la cosa principale, che poi sarebbe un banale grazie, ma che viene dal mio piccolo cuoricino stropicciato che ogni tanto s’ingolfa e che di solito cigola pure parecchio, però poi tu lo sai che quando si mette d’impegno ci dà dentro come un forsennato, quel bischero.

E comunque, sì, avevi ragione tu: non era equo, lo scambio.

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