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Archive for novembre 2007

Che se ti viene in mente di fare un’insalata di patate e frutti di mare sei felice di scoprire che al supermercato il prezzemolo lo vendono solo in pratiche confezioni da 180g.

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non mi stupirei di aver ammazzato una zanzara.

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Stamattina non c’era più caffè.
La frase “non c’è più caffè” può essere interpretata, essenzialmente, in due modi: non c’è più caffè nel senso che la caraffa è vuota, oppure non c’è più caffè nel senso che il barattolo con il caffè è vuoto (worst case).

Stamattina non c’era più caffè nel senso peggiore del termine.

Dopo pranzo, invece, non c’era più caffè nel senso migliore del termine, vale a dire che ho preso la caraffa (vuota), l’ho lavata, ho messo l’acqua nella macchina, ho cambiato il filtro e messo il caffè dal barattolo (pieno).

(poi, improvvisamente, son spuntate le orde barbariche tazza-dotate, in agguato silente in attesa di un pirla in astinenza da caffeina che facesse il caffè per tutti)

Ora, le belve fameliche di cui sopra nel corso della mattinata hanno anche finito il latte (damn it!) e i biscottini burrosi, e non c’è nulla che faccia più schifo del caffè brodaglia zuccherato, ve lo posso assicurare.

Io eccheccazzo non lo volevo dire, ma me l’han proprio tirato fuori di bocca.
Sarà il modo di lavorare, questo?!

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Che poi è bello, la mattina, camminare quei dieci minuti che separano casa mia dalla stazione di Bispebjerg [1], con il cielo azzurro e le nuvole grigio-rosa, e con la luna davanti e il sole che, alle mie spalle, comincia a spuntare da dietro i tetti.

Il cielo di Copenhagen, certe volte, sembra aumentare la tua dose di ossigeno, moltiplicare in verticale lo spazio a tua disposizione [2].

Qualcuno fa jogging, qualcuno scarica casse di frutta e verdura davanti a al-aqsa marked, su Tagensvej, qualcuno indossa una giacca pesante, qualcuno invece se ne va in giro con un maglioncino e basta.
Ieri c’era la neve, e per la strada ho incontrato un tizio con la maglietta a mezze maniche; per la cronaca, vista la roba che avevo addosso io non mi sarei affatto stupita se qualcuno mi avesse presa per marshmallow man, il fantasmone bianco degli acchiappafantasmi (che non ho mai capito perché fosse vestito da marinaio), o per Bibendum, il logo della Michelin.
La mia teoria è che i danesi, quando nascono, li pucciano nel grasso di foca. Altrimenti non si spiega come possano non bagnarsi quando piove e non sentire freddo. Dev’essere una specie di tallone d’achille, non so, il ginocchio del merluzzo, tipo.

Comunque, nel sistema c’è evidentemente qualcosa di sbagliato: voglio dire, è risaputo che i cinesi lavorano, quanto?, ventisei ore su ventiquattro? Ecco, oggi il cinottolo [3] che sta in ufficio con me se ne è uscito con un “secondo me tu lavori troppo”. Ci sono rimasta male, voglio dire, oggi ho saltato il pranzo per finire il weekly report, ma questo non vuol dire che debba permettere al primo cinese che passa di darmi della stacanovista.

L’altro giorno poi gli ho chiesto, al cinottolo, se veniva a prendere un caffè con me, e lui mi ha risposto che non è abituato a berne. Allora io gli ho detto che c’era anche il tè, volendo, e lui con faccia schifata ha esclamato “guarda che sono cinese, io, il loro tè non mi piace”. Io gli risposto “cazzo c’entra?, pure io sono italiana, eppure il loro caffè lo bevo lo stesso”. Cinottolo s’è messo a ridere, ma lo fa ogni volta che apro bocca. Non sono sicura che capisca realmente quello che gli dico, però è certo che mi adora. Diventerò il suo idolo quando scoprirà che anche io non sopporto il loro tè, e che tengo nel cassetto le bustine di tè twinings.

Ma ancora non è pronto, per questa rivelazione.

[1] Che poi si legge bispebiaa, per la cronaca.
[2] Si diceva col tuttologo, questo è lirismo for dummies.
[3] Anche detto Er muraglia, per via del nome.

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è tirare per terra un vaso con dentro un’orribile, insulsa pianta grassa.
Il vaso non si è fatto nulla, la pianta nemmeno. Purtroppo.

Il sole oggi è sorto alle 08:05, e tramonterà alle 15:48, il che sta a significare che le giornate continuano ad accorciarsi di quattro minuti a botta. Poi dicono che gli scandinavi son depressi.

Però fuori c’è la neve.
No, anzi, sta proprio nevicando, adesso.

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Che poi, sì, il primo movimento è il più famoso, ma il terzo è senza ombra di dubbio quello che preferisco.

(Vedere alla voce Wilhelm Kempff, eventualmente)

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(e io comunque sono una bolognese acquisita)

Mangiare una pizza fatta in casa, incontrare daniquindici per puro caso in un supermercato, bere un ottimo coffee to go sulla Strøget.
Cose che una non s’aspetta.

Anche prendere un autobus sotto la pioggia in compagnia di un indiano con passaporto canadese, a dire il vero, o andare a una festa di non compleanno piena zeppa di italiani con la passione per la salsa e i balli latino-americani in genere, o tornare a casa in taxi con un tedesco che ascolta 50 cent.

– so, Anna Chiara, are you ready to get drunk?
– you know what? I’m looking forward to it.

In realtà loro non hanno idea di quanto alcool io riesca a ingerire senza fare una piega, e infatti due Bjørne bryg (7.7%), una Carlsberg 47 (7.0%) e svariati bicchieri di vino rosso non hanno avuto alcun effetto sul mio organismo.

Un danese mi ha spiegato che tutte le birre con un alto tasso alcolico, in Danimarca, hanno il nome di animali; l’orso ce l’ho, giraffa ed elefante mancano invece all’appello.
Mi ha anche detto, il sopracitato danese, che la Bjørne è troppo forte per lui, e che la 47 non sa proprio come io riesca a berla. La classe, che non è acqua, deve evidentemente essere birra.

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