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Archive for settembre 2007

Z.t.l. continua a latitare, lo vedete anche voi. Nonostante aggiornamenti fermi, le visite negli ultimi giorni sono aumentate. Ohibò, mi sono detto. Pensa se aggiorniamo!
In realtà ci vorrà ancora un po’ di tempo, per mettere ordine qua in redazione.
Che c’è chi si trasferisce al nord Italia, c’è chi sta per partire per il nord Europa, c’è chi cerca casa e chi vuole vendere tutto e cambiare città, qualcuno è perso in geografie al momento non mappate, ma attiveremo i satellitari, sperando che siano utili.
Mentre questo è un appello a tutte voi, penne di buona volontà ed estro: Z.t.l. cerca nuovi redattori, gente che abbia voglia di scrivere di letteratura, cinema, musica, teatro, internet, arte. Persone che abbiano qualcosa da dire, che guardino alla realtà con attenzione critica senza perdere lo stupore.
Se questa descrizione vi corrisponde, non esitate: fatevi avanti, scriveteci, mandateci i vostri pezzi e le vostre idee.
Non possiamo offrirvi nemmeno un euro di compenso, ma la gloria, uh! be’, la gloria: quella sì!

E ve lo dice una che latita da quasi un anno.

via ZTL: the blog

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Niente viaggia più in fretta della velocità della luce, con la possibile eccezione delle cattive notizie, che seguono proprie leggi specifiche.

[Douglas Noel Adams, praticamente innocuo, traduzione di Laura Serra]

Le buone notizie abbondano, non c’è che dire.
L’ultima buona nuova è che tutto il mio lavoro degli ultimi sette giorni è da rifare. Da capo.

Riporto l’evento nel grande libro giallo della mia divertente esistenza, proprio sotto l’ennesimo esame spostato, il guasto alla macchina e l’incessante distruzione di quel che resta della mia martoriata autostima ad opera del mio relatore, alla pagina ottimi motivi per abitare al quarto piano e avere un terrazzo.

Ma state tranquilli, eh, per ora mica mi butto.

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Citypass: 8.50 €.
Biglietto sola andata, seconda classe, Bologna-Faenza: 3.10 €.

Passare il sabato sera con la micronipote sulle ginocchia a guardare i Babiapapà (e la domenica mattina a saltare sul letto, sempre con la micronipote) non ha prezzo.

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Regione disarpizzata, ore 11:00am.
Sul tavolo due tazze di latte e cereali, due tazze di caffelatte, due yogurt, biscotti, frutta e due computer accesi.
Quattro ingegneri, attorno al tavolo, discutono di protocolli pop3, imap e smtp.
Non sembra ma stanno facendo colazione. Praticamente, la versione geek di Friends.

Se il buon giorno si vede dal mattino…

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Mr. Green avrà pure ragione, quando dice che

Vecchio Blogger quando non sa cosa scrivere posta le sue chiavi di ricerca, commentandole

però, insomma, anche Giovane Blogger ha la tentazione di scrivere che qualche soggetto illuminato è arrivato sul suo bloggherello cercando

l’ho messa incinta come comportarsi.

Magari Giovane Blogger si astiene dal commentare, ecco.

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“Giusto un attimo che mi sdraio in modo un po’ più composto qui sulla linea di mezzeria. Ecco, mi investa pure, ora.”

[Il servizio impossible is nothing è momentaneamente non disponibile, la preghiamo di riprovare più tardi. Grazie.]

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What about skyscrapers made with moving parts, so that they could rearrange themselves when they had to, and even open holes in their middles for planes to fly through?

[Jonathan Safran Foer, extremely loud and incredibly close]

Non vogliatemene, è un post sull’undici settembre, questo.
Mi sento forse particolarmente dispiaciuta, empatica, partecipe? No. Per niente.
Però leggetelo, il libro: merita

can you imagine how many paper coffee cups would have to change their design following a fantastical reversal of the new york skyline?!

[Ani DiFranco, self evident]

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Si sappia.

Ho pensato che avremmo perso, lo ammetto. Più e più volte per giunta.
Ho pensato che meritavamo di andare a casa, che mi sembrava di veder giocare la Virtus Paperopoli contro la Fortitudo Topolinia, o forse le squadre di due scuole medie in un qualche torneo intermunicipale.

Praticamente doppiati a fine primo tempo, sprazzi di niente dai quali facevano capolino Mancinelli e Crosariol. Parliamone.

Alla fine, onore e gloria a Bulleri e a Gigli, soprattutto, e anche a Bargnani e Soragna. Gli altri, se c’erano, forse giocavano a carte.
Belinelli annaspava cercando di marcare l’immarcabile, salvo poi lasciarlo infilare punti su punti, con canestri da distanze siderali.
Detto tra noi, la Turchia non che sia poi ‘sta gran squadra: tolto Türkoğlu, gli altri non fanno una gran paura. Eppure, anche oggi ce la siam giocata sull’orlo dell’arresto cardiaco, anche oggi siam dovuti arrivare alla fine aggrappati a due tiri liberi, in mano al Bullo, per giunta, a sperare di andare avanti. I tiri liberi, un fondamentale del basket che per i nazionali italiani sembra essere un inutile sovrappiù.
Per la cronaca, li ha messi, quei due liberi.
E io non l’ho mai amato così tanto.

***
Ah, dimenticavo!: Italia batte Turchia 84-75, per chi arriva su strepitupido! cercando i risultati delle partite. Stay tuned. 😉

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La mattinata in laboratorio ha disciolto tutti i miei dubbi in un gigantesco boh.
Poteva andare peggio, dice Aigor, uno dei miei tre neuroni.
Eh, infatti ora c’è la partita di basket, risponde AnnaiKa. Giocano (si fa per dire) da quattro minuti scarsi e già mi viene da piangere. Che pena.
Si spera, come sempre, nella pozzecchizzazione di Bulleri.

Mi sa che due o tre vasche a stile libero dentro a un caffè king size non me le toglie nessuno.

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AnniKa: “hai intenzione di guardare il gran premio?”
Ephram: “sì, non c’è altro.”

AnniKa, con in mano una spugna e una bottiglia di Cif, comincia platealmente a indicare se stessa.
Ephram la guarda e poi si rimette candidamente a guardare la TV.
AnniKa, con in mano una spugna e una bottiglia di Cif, continua, ancora più platealmente, a indicare se stessa. Mugugnando pure, questa volta.

Ephram la guarda e dice:” Ah, pensavo volessi esprimere entusiasmo perché stavi usando il Cif. Magari sei una feticista delle creme abrasive.”

Ecco, secondo me nel mondo c’è qualcosa di sbagliato.

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