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Archive for 24 agosto 2007

Una goccia, e poi un’altra.

Mi ci hanno accompagnata per la seconda volta alle 4:30 am.
Lui stava leggendo un giornale, dietro quella porta blu, e ha alzato su di me i suoi occhi stanchi giusto per un istante.

Quattro luci al neon, di cui due non funzionanti oppure semplicemente spente, un soffitto a pannelli, quarantasei quadrati e quarantaquattro rettangolari, grandi esattamente la metà degli altri, l’impianto antincendio.
Se guardavo in alto.

Una goccia, e poi un’altra, se guardavo alla mia destra.

Una lampada da parete con inserti di plastica rossa, spenta.
Una porta blu, aperta, con attaccato un foglio A4 dentro una busta di plastica trasparente. Locale munito di telecamere.
Ogni tanto qualcuno passava, ogni tanto qualcuno ci guardava, oltre quella porta blu.
Noi, nel locale munito di telecamere.
Se guardavo davanti a me.

Una goccia, e poi un’altra, se guardavo alla mia destra.

L’uomo seduto sulla sedia, il giornale sulle gambe. Quattro sedie bianche.
A sinistra.

Una goccia, e poi un’altra.
Alla mia destra.

Dietro di me, ma per vederli dovevo girare il capo, una finestra coperta da una tenda pesante, e un armadio chiuso a chiave. E una telecamera, attaccata al muro.

Una goccia, e poi un’altra e un’altra ancora.
Alla mia destra.

5:30am. L’uomo seduto, l’uomo con il giornale sulle gambe e quella stanchezza sul volto, si è alzato ed è andato via.

Sono rimasta sola, nel locale munito di telecamere, dietro quella porta blu, aperta.
Allora ho alzato lo sguardo alla mia destra. Una goccia, una goccia, una goccia.
Allora ho preso dalla borsa il mio telefono, e gli auricolari.
Avrei parlato volentieri con qualcuno, ma non puoi semplicemente chiamare qualcuno a quell’ora del mattino, e quindi son rimasta zitta e buona, nel locale munito di telecamere, alla sinistra di un’altra goccia che scendeva piano. Ascoltando musica.

Una goccia, una goccia una goccia.

Alle 06:00 è arrivata lei, lei accompagnata da lui, e si è messa poco distante da dove non stava più seduto l’uomo col giornale.
Non mi ha neanche guardato, lei; lui invece sì.

Goccia.

Le 06:11am.
Nel locale munito di telecamere, dietro quella porta blu.
Le 06:18am.
Mi sono addormentata, ma solo per mezzora.
Le 06:44am.
Goccia, goccia, goccia.
C’era movimento, oltre la porta blu, qualcuno entrava nel locale munito di telecamere e chiedeva Come va, e avrei voluto rispondere Come vuole che vada, e invece ho risposto sempre e solo Meglio, grazie.
Goccia. Goccia. Goccia.

Mi ci avevano accompagnata, al di qua di quella porta blu, alle 02.10am, minuto più minuto meno. La prima volta.

Ore 08:10am, nel locale munito di telecamere.
Alla mia sinistra, un sorriso gentile, alla mia destra quell’interminabile, monotono, susseguirsi, rincorrersi, di gocce.

La prima telefonata, la seconda telefonata.
L’ennesima goccia.

Qualcuno entra, dice il mio cognome e si guarda intorno.
C’è un sacco di gente, adesso, nel locale munito di telecamere. C’è rumore e movimento.

Una goccia, e poi una goccia e poi una goccia.

Goccia.
L’ultima, questa, dopo oltre un litro di sodio cloruro 0.9%.
L’ultima, questa, prima che mi sfilassero la flebo dal braccio e mi mandassero a casa.

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