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Archive for 22 agosto 2007

[NOTA Il delirio seguente è, in buona parte, colpa del commento di Bago al mio ultimo post, oltre che della mia grave e gravemente galoppante infermità mentale, s’intende. Insomma, prendetevela un po’ anche con lui, ecco.]

A proposito di scioglilingua, ce ne sono di quelli realmente spettacolari (fatevi un giretto qui, tipo, se volete leggerne alcuni).

Cominciamo con quelli italiani: dopo anni e anni di esperienza, non ho nessun problema a dire, a qualsiasi velocità,

Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo e tutti i pesci vennero a galla a vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio di Apollo

e anche con la capra ammetto di cavarmela piuttosto bene; le tigri, invece, mi mettono agevolmente in difficoltà (che poi io la sapevo più difficile: altro che “tigre contro tigre”, io litigo da anni con il ben più feroce “tre tigri contro tre tigri”).
L’arcivescovo di Costantinopoli, beh, quello non ci provo neanche a dirlo, ché la mia lingua, l’unica volta che ho cercato di scioglierla in questo modo, ha chiesto la secessione dal resto del mio corpo.

Lasciamo stare il cane pazzo, va’, che potete immaginare benissimo da soli che cosa ne uscirebbe fuori, se solo mi cimentassi nell’impresa, e io vorrei fare la personcina fine, almeno per un altro po’.

Gli scioglilingua inglesi, invece, son particolari, perché fatta eccezione per il più famoso (“She sells sea shells by the seashore”) e per tutte le sue varianti (“She sells seashells on the seashoreshop”, “Sally sells seashells by the seashore”), generalmente sono tutti molto lunghi; vale a dire, vuoi cimentarti con uno scioglilingua? bene, comincia col prenderti un giorno di ferie, poi ne possiamo anche riparlare.

Esiste anche la variante estesa di quello sopracitato, ho scoperto:

She sells sea shells by the seashore.
The shells she sells are surely seashells.
So if she sells shells on the seashore,
I’m sure she sells seashore shells

Diciamocelo, è un po’ una gara a chi ce l’ha più grosso, questa dei britannici (per la cronaca, il verso finale di uno dei limerick, “to tutor two tooters to toot”, mi ha steso).

Quelli finlandesi sono a dir poco fantastici. Mi spiego: è difficile che, in italiano, qualcuno venga da voi a raccontarvi che c’è una panca di particolare interesse con sopra una capra che scoppia di salute e sotto un’altra che ha visto tempi migliori; però non credo si possa dubitare della salute mentale di qualcuno che, vedendovi in lacrime tutti soli, vi chieda perché mai lo stiate facendo. Ecco, la frase “stai piangendo da solo?”, in finlandese (“Itsekseskös itkeskelet?”), è uno scioglilingua. Vale a dire: cerco di consolarti, non ci riesco perché mi s’ingarbuglia la lingua, ma almeno ti faccio ridere. Two is megl che one, in fondo. O, anche two piccions con one fava.

Quelli latini poi sono la fine del mondo: un applauso, vi prego al povero topo che è condannato ad affogare nel vino (“In mari meri miri mori muri necesse est”, in un mare di vino delizioso un topo può solo morire), e ai morituri (uso una perifrastica gratuita giusto per fare la figa, concedetemelo) su una nave che sta affondando, che, in preda alla disperazione, si chiedono “summergimurne?” (Stiamo colando a picco?). Che poi, secondo me, summergimurne, se non altro per via del suono che ha, starebbe benissimo nel set di incantesimi a disposizione di Harry Potter e soci (accio, expelliarmus, protego, sectusempra, engorgio e chi più ne ha più ne metta); adesso mi sa che scrivo alla Rowling e glielo dico.

Anche gli spagnoli hanno le tigri, solo che, mentre noi prendiamo sei belle bestie parecchio incazzose, facciamo due squadre e le mettiamo a giocare al gioco del fazzoletto (ché il colosseo l’han chiuso da un po’ e comunque i morituri di cui sopra son affogati tutti, appunto), loro prendendo spunto da Tarantino fanno una cosa molto più atroce: “Tres tristes tigres tragan trigo y se atragantan”, tre tigri tristi ingoiano frumento e soffocano. Povere bestie.

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