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Archive for 14 giugno 2007

Non fa in tempo a entrare nell’aula che, subito, c’è chi esclama

Ehi, ma se c’è lei siamo a posto!

AnniKa, un poco sorpresa, risponde che, no, fermi tutti, lei non ha aperto libro, e che no, non è una battuta o un modo di dire, questo, lei davvero non sa di che parli, l’esame.

Arriva il docente, e afferma

Avete tre ore. Il compito si fa in mezz’ora, il resto del tempo è generalmente dedicato ad assorbire informazioni dall’ambiente circostante.

È fatta, abbiamo la sua benedizione.

Comincia la prova, e AnniKa comincia a scrivere, e pensa e scrive, e pensa e scrive, per una buona mezz’ora.
Ogni tanto qualcuno la chiama e le chiede se sta risolvendo l’esercizio, e lei risponde che no, lei non lo sa fare l’esercizio, non ha proprio idea di come si risolva, anzi.

Però continua a scrivere, a pensare e a scrivere, a pensare e a scrivere.

Dopo un po’ si volta Fraido, seduto proprio davanti a lei:

Ma lo sai fare o no?
No.
E allora che cosa scrivi?!?
Ah, no, aspetta… guarda che io sto ripetendo un capitolo di un altro esame, non l’ho nemmeno letto, io, il testo dell’esercizio…

Non è che posso sprecare tre ore della mia vita a guardare per aria, in fondo. Sono una donna impegnata, ho altri esami da dare, io.

Ora, immaginate un’aula, anche piuttosto grandina, con più di sessanta esaminandi, dei quali due, o forse tre, sono realmente preparati, mentre tutti gli altri si sono (ci siamo) presentati esclusivamente per a) fare numero, agevolando così eventuali operazioni di confronto dei risultati per i pochi studenti capaci di risolvere l’esercizio, e b) sperare di intercettare una valida traiettoria di deriva delle malacopie.

Immaginate poi un assistente giovane e tranquillo, abbandonato dal professore a sorvegliare l’aula di cui sopra, in posizione sopraelevata e con il suo bravo portatile dietro al quale nascondersi per far finta di non vedere quel che sta succedendo qualche metro avanti a lui.

Il risultato è il delirio più totale: carta che vola, gente che si alza e, come se nulla fosse, porta la malacopia sul banco degli altri, chi copia dalle dispense appoggiate sulle cosce, chi tiene i fogli degli altri platealmente sul banco.

Io, per mia fortuna, son capitata nel bel mezzo del canale umanitario che da Luciano, attraverso lei, raggiungeva l’altro capo dell’aula.
Se ho passato l’esame, in modo così scandaloso nonché riprovevole, giuro che me ne vergognerò, per almeno cinque minuti buoni.
Poi, manco a dirlo, andrò a registrare il voto.

[E a offrire da bere a Luciano, s’intende]

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