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Archive for 11 giugno 2007

per mandare un bacio grande a una persona che, ormai da anni, sta combattendo con tutte le forze di cui dispone una guerra ingiusta, una persona splendida che domani affronterà, a testa alta come sempre, l’ennesima battaglia.

Ti voglio bene, e ti abbraccio forte.
In bocca al lupo, piccolotta: io farò il tifo per te.

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Faenza, treno regionale proveniente da Ancona e diretto a Parma delle ore 21.42 in arrivo al binario 3, ferma a Castel Bolognese, Imola, Castel San Pietro, Bologna centrale eccetera.
Allontanarsi dalla linea gialla in attesa dei treni, al solito e, al solito, treno strapieno: quaranta minuti in piedi non me li toglie nessuno.

Cerco di guardare il lato positivo: ho la borsa leggera, ho con me gli auricolari del cellulare e quindi posso ascoltare la radio, in piedi vicino a me c’è un fanciullo proprio bellino. 😛

Alzo il volume quando un uomo comincia a raccontare di come lui, la moglie e altri tre loro amici stiano cercando di tornare in quel di Vicenza, in treno perché la macchina li ha lasciati a piedi non si è capito bene dove.
Alzo ulteriormente il volume quando lo stesso uomo di cui sopra comincia a raccontare barzellette al fine di allietare il nostro viaggio.
A un certo punto però abbandono l’idea della radio, e precisamente quando mi accorgo che l’uomo in questione sta cercando di comunicare con me, e che probabilmente si aspetta anche una risposta a quella che deve essere stata una domanda a me rivolta; domanda che, ovviamente, io non ho sentito.
Tolgo le cuffie, metto su un sorriso civile e chiedo

scusi, diceva?
è fidanzata, lei?
ehm, no

Non l’avessi mai detto.
Il tipo si è lanciato in una feroce campagna promozionale dei maschi vicentini, che sono bravi, che sono buoni, che sono belli, che sono simpatici, che sono intelligenti, che sono un sacco di altra roba.

Ho riso per tutto il tempo, io. E di gusto, pure.
Perché ci credeva, questo, ne era proprio convinto.

Il meglio, però, è arrivato quando dal generale siam passati al particolare, e i vicentini sono stati sostituiti dal vicentino, il migliore fra tutti, il meglio bravo ragazzo sulla piazza (ma che, c’ho la faccia di una che cerca un bravo ragazzo, io?!?), il più intelligente, il più serio, il più bello, il più tutto, insomma.
Suo figlio.

Che fa, me lo vuole vendere?
No no, signorina, ma io ho già pronta la camera, per lei, e poi magari diventa amica di mio figlio e poi sa, da cosa nasce cosa, e io son falegname, la casa ve la sistemo io, poi…

Come no, certo.

Ora, questo è andato avanti per tutto il resto del viaggio a raccontarmi di come io sia indubbiamente destinata a sposare il suo caro figlio, che è un così bravo ragazzo e risparmioso che non ha nemmeno il telefono cellulare (???), e a nulla sono valsi i miei tentativi di fargli capire che, magari, a quel campione di perfezione del su’ figliolo non gli garberebbe tanto sapere che il su’ babbino va in giro a cercare di accasarlo.

L’ultimo tentativo, il dettaglio che, nella di lui mente bacata, avrebbe dovuto vincere qualunque resistenza da parte mia:

È proprio bravo, sa, mio figlio: è un ingegnere, pensi!

Ecco appunto.

[Morale della favola: i treni aumentano l’intolleranza nei confronti dei suoceri, anche da parte delle persone single]

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