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Archive for 20 aprile 2007

Caro Dio,
come butta lassù?
Non credo che tu abbia presente chi sono, effettivamente non bazzico spesso dalle tue parti. Vedila così: sono una delle tante (ex) brave bambine, ubbidienti e devote (quelle che tutte le sere dicono le preghiere e tutte le domeniche vanno a messa, per intenderci), delle quali un bel giorno hai perso le tracce.
Can’t establish connection: una roba così, più o meno.
Ti scrivo perché, senza nulla togliere alla tua impareggiabile creatività e al tuo lodevole spirito di iniziativa, credo sia giunto il momento di apportare alcune modifiche al funzionamento del mondo. Nulla di sconvolgente, sia chiaro, giusto due o tre cosette che mi pare vadano riviste.
Prima cosa: le stagioni. Lasciatelo dire, Dio: questa cosa va proprio riprogrammata.
Ora, a parte il fatto che ormai l’abbiam capito tutti che il signor Meteo se ne approfitta spudoratamente del potere che gli hai conferito, e che fa il bello o il cattivo tempo a seconda di come gli gira, e a parte il fatto che, per quanto tu possa rimproverarlo, lui poi fa quel che gli pare, e che forse è anche il caso di lasciarlo fare, ché è un tipo parecchio permaloso, il signor Meteo, e se s’incazza davvero finisce che ti becchi una grandinata tale sulla processione di paese che i fedeli ti sradicano l’albero genealogico, a suon di bestemmie.
A parte questo fatto, dicevo, ti sarai reso conto anche tu, caro Dio, che l’essere-umano-contemporaneo medio ha un ritmo vitale decisamente accelerato, che fa tutto di corsa, che si stanca delle cose in breve tempo.
Non dico che ‘st’idea dell’alternarsi delle quattro stagioni, del ciclo che si ripete ininterrottamente e bla bla bla non sia carina, epperò secondo me ha fatto il suo tempo. Io suggerisco, ma è solo la mia modesta opinione, questa, di conservare la struttura freddo-caldino-caldo-freddino, che mi pare vincente, ma di declinarla su scala mensile, anziché annuale. Suvvia, Dio, 365 giorni sono davvero un sacco di tempo: dì la verità che te ne è scappato un centinaio di troppo, nel fare le dosi, che noi mica ci risentiamo, per questo. Un’acceleratina alla rivoluzione terrestre, dico io, non la si può dare?
Un mese: una settimana di freddo pinguino, e tutti con il mal di gola e la tosse e un tripudio di antoral e rinazina, un’altra con le margherite che spuntano e gli ormoni che ballano YMCA, la terza con un caldo sahariano e il condizionatore sull’orlo di una crisi di nervi, e l’ultima tutti a tirar fuori la sciarpina e a mangiare caldarroste (e noi donne tutte a far rifornimento di ibuprofene e assorbenti, ma questa cosa ti sarà chiara più avanti). E poi daccapo.
Che te ne pare, eh? Ha i suoi vantaggi, la cosa.
Primo tra tutti, un periodo di ripetizione così breve comporterebbe lo sterminio, ogni tre settimane, di tutte le zanzare del pianeta. Comprendi questa mia esigenza, per favore: le zanzare mi adorano, il mio sangue è il loro banchetto preferito; da giugno a settembre, se per disgrazia dimentico di impregnare anche solo un misero centimetro quadrato della mia pelle di quella schifezza senza eguali che va sotto il nome di Autan, vengo punita severamente con punture in numero multiplo di cinque.
Seconda cosa, noi donne potremmo fare una delle nostre magie con la pillola anticoncezionale (sì, lo so che tu non sei troppo d’accordo, su questo punto, ma sta’ a sentire un attimino il mio ragionamento, per favore, e vedrai che è abbastanza sensato), e farci venire le mestruazioni tutte insieme nella settimana di freddo e gelo: un gigantesco sanguinamento sincronizzato. Tutte con la pancia dolorante e il seno gonfio, tutte con il moment e il lines seta ultra in borsa, tutte con la luna storta.
Gli uomini ci starebbero alla larga, in quei giorni, ché saremmo ipersensibili e facilmente irritabili, e non ci scoccerebbe nemmeno tanto se la pioggia o la nebbia o l’umidità ci rovinano la messa in piega facendoci assomigliare a dei gomitoli infeltriti.
D’altro canto, in quella settimana di freddo e gelo e astinenza sessuale, i sopracitati uomini potrebbero organizzare gustose sessioni di playstation e tornei di Risiko! e andare a giocare a calcetto (rigorosamente indoor) anche tutti i santi giorni.
E poi, considera quali e quanti vantaggi ne trarrebbe la nostra alimentazione, potendo noi godere della frutta-di-stagione di ogni stagione una volta al mese! Sarebbe a dir poco splendido.

Seconda cosa: la durata dei giorni.
Partendo dal presupposto che una stagione dovrebbe durare sette giorni, non si potrebbe aumentare la durata, in termini di ore, del singolo giorno?
Vedi, ventiquattro ore sono oggettivamente poche, non sono la sola a dirlo. Se poi consideri che il mio organismo richiede almeno otto ore di sonno, a regime, per funzionare (e questo spiega perché normalmente non funzioni proprio alla perfezione…), ne converrai con me che le restanti sedici ore sono decisamente poche per chi, come la sottoscritta, deve gestire contemporaneamente università, amicizie, attività sportiva, qualche hobby di straforo e, magari, un viaggetto ogni tanto (alle volte, anche uno straccio d’uomo). Trentadue ore andrebbero benissimo, secondo me, giusto per avere anche la possibilità di annoiarci un po’ (o di cercare lo straccio d’uomo di cui sopra, tipo).

Da ultima, una cosa banale banale: non si potrebbe far sì che le diottrie, con lo studio intenso, aumentino anziché diminuire? Non dico che si debba essere tutti ipermetropi, noi universitari, ma che almeno non si debba rischiare di diventare piccole talpe, seppure è opinione generale che gli occhiali ci donino molto. 😛

Con questo ti saluto, Dio, confidando che la tua suprema perspicacia ti suggerisca ulteriori migliorie da apportare al sistema, e riservandomi comunque il diritto di notificartele per iscritto, in caso contrario.

Saluti, distinti ma pure uguali tra loro*,
AnniKa
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* Perdonatemela, questa. Oggi ho avuto addirittura il coraggio di rispondere, ad un’amica che raccontava del solitario da non-so-quanti-mila euro che è il sogno della sua vita, che invece io vorrei un socievole, anche gratis al limite.
Mi sto, vergognando, sì, lo ammetto. 😛

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