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Archive for aprile 2007

Anzi, non c’è proprio niente che si possa fare, a pensarci bene, se non accettare la dura realtà, e magari farsene anche una ragione.

Il cameriere del locale in cui sono andata ieri sera ha avuto molto più successo di me, con gli uomini.

E non è una bella cosa, questa.

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Avevo voglia di rosso, oggi.

AnniKa smiling

Rosso.

Come il sangue.
Come il vino.
Come tutte le emozioni più intense.

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Apro un occhio, penso Non può essere vero.

E invece sì, è vero eccome. Quella che sento è l’ultima canzone di Tiziano Ferro, è una radio a volume medio-alto che trasmette l’ultima canzone di Tiziano Ferro, è coinquilina3 che canta a squarciagola l’ultima canzone di Tiziano Ferro. Groan.

Mi giro, guardo la sveglia: ore 07.45. Dovrebbe suonare alle 09.00, la sveglia, dovrei svegliarmi alle 09.00 col suono della sveglia, io. E invece sono le 07.45 e sono già sveglia, c’è troppa luce nella stanza e coinquilina3 canta Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse.

Veramente vorrei soltanto dormire, io, vorrei soltanto che coinquilina3 andasse al lavoro, oppure a quel paese, oppure dove le pare.

Niente da fare, Tiziano Ferro canta, e coinquilina3 anche.
Sorrido, e penso Buon compleanno, Anna Chiara.

Mi alzo, vado in cucina e mi faccio un caffè. Mangio anche uno yogurt, già che ci sono. Crema di yogurt muller: fate l’amore con il sapore. Che è un po’ come dire: bimba mia, questo passa il convento, adesso, tu intanto fai pratica col sapore e poi si vedrà.
È un mondo difficile, ogni giorno di più.

Cazzegio un paio d’ore, rido un quarto d’ora buono per il messaggio di auguri a luci rossissime di bel sorriso, poi decido che è ora di far capire alla mia cassettiera Ikea chi comanda: rinuncio in partenza alla diplomazia e risolvo la questione con chiodi e martello.
Me la cavo con qualche martellata non troppo violenta sul pollice sinistro, e lo smalto trasparente, previsto per la serata, tira un sospiro di sollievo (lo smalto rosso era il piano B, da attuarsi nell’eventualità di unghie violacee. Sono una donna dalle infinite risorse, io).

Più tardi arriva Nina, si pranza e poi si va a parlare col futuro relatore della nostra tesi.
Lui dice Lei finisce gli esami per settembre, io dico, Beh, magari se va tutto bene, lui dice niente magari, lei finisce gli esami per settembre punto, io dico Ah.

Poi torno a casa, parcheggio Nina davanti a Frozen Bubble e mi trasformo nella versione figa di me stessa (nei limiti del possibile, of course. Ma devo riconoscere che ci ho messo dell’impegno, questa volta), tirando addirittura fuori dal dimenticatoio un paio di scarpe con un vertiginoso tacco a spillo. Dopo due anni di scarpe da ginnastica, stivali raso terra ed eventualmente scarpe fighette ma con tacco barzelletta, ho quasi le vertigini, lassù.

Come cazzo facevo a stare in equilibrio qui sopra?, chiedo a Nina. Risponde Vedi che le mie sono pure più alte. Eccola, lei.

Le scarpe col tacco sono per chi se le merita, è inutile. In ventidue anni ho dimostrato più e più volte la mia totale incapacità di adattamento al tacco alto, e così un bel giorno ho chiuso i miei bellissimi sandali in una scatola (con l’occhietto lucido delle rinunce a malincuore), e li ho messi via. Manco a dirlo, qualche mese dopo era su tutti i giornali la notizia che gli uomini vanno giù di testa per i tacchi alti.
Cin cin Murphy, alla tua.

Durante la serata vengono partorite alcune idee decisamente interessanti, complici le varie birre, i vari cocktail, i vari vini, tra le quali spicca senza dubbio il gelatodotto, vale a dire un tubo transoceanico sottomarino atto a portare il gelato dall’Italia a Santo Domingo, ché il clima dominicano non è particolarmente adatto all’allevamento di mucche e perché, a detta di chi c’è stato, a Santo Domingo la mancanza di un buon gelato di sente eccome. Si era pensato anche ad un muccadotto, per il trasporto transoceanico sottomarino delle mucche, appunto, ma l’impossibilità di indurre la stitichezza prolungata negli animali in questione – conditio sine qua non per il corretto funzionamento dell’ambaradan – ci ha indotti ad abbandonare miseramente l’idea.

Il problema della fame nel mondo, beh, quello lo risolveremo al prossimo compleanno.

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La prima cifra decimale è pari: c’è la possibilità concreta che questa sia una release stabile, dunque.

😀

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è possibile?”

“Guarda, io di brindisi nella mia vita ne ho fatti tanti, ma a Brindisi non ho mai avuto l’onore…”

“È da un po’ che ti guardo e mi chiedo dove ti ho già vista, perché mi sembra proprio di averti vista a Brindisi. Comunque, di dove sei?”

(frammento di una serata medio-alcolica con Nina, omaggiate dal di lei bel sorriso)

Ma io dico, a voi uomini, come vi verranno certe idee? 😛

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Caro Dio,
come butta lassù?
Non credo che tu abbia presente chi sono, effettivamente non bazzico spesso dalle tue parti. Vedila così: sono una delle tante (ex) brave bambine, ubbidienti e devote (quelle che tutte le sere dicono le preghiere e tutte le domeniche vanno a messa, per intenderci), delle quali un bel giorno hai perso le tracce.
Can’t establish connection: una roba così, più o meno.
Ti scrivo perché, senza nulla togliere alla tua impareggiabile creatività e al tuo lodevole spirito di iniziativa, credo sia giunto il momento di apportare alcune modifiche al funzionamento del mondo. Nulla di sconvolgente, sia chiaro, giusto due o tre cosette che mi pare vadano riviste.
Prima cosa: le stagioni. Lasciatelo dire, Dio: questa cosa va proprio riprogrammata.
Ora, a parte il fatto che ormai l’abbiam capito tutti che il signor Meteo se ne approfitta spudoratamente del potere che gli hai conferito, e che fa il bello o il cattivo tempo a seconda di come gli gira, e a parte il fatto che, per quanto tu possa rimproverarlo, lui poi fa quel che gli pare, e che forse è anche il caso di lasciarlo fare, ché è un tipo parecchio permaloso, il signor Meteo, e se s’incazza davvero finisce che ti becchi una grandinata tale sulla processione di paese che i fedeli ti sradicano l’albero genealogico, a suon di bestemmie.
A parte questo fatto, dicevo, ti sarai reso conto anche tu, caro Dio, che l’essere-umano-contemporaneo medio ha un ritmo vitale decisamente accelerato, che fa tutto di corsa, che si stanca delle cose in breve tempo.
Non dico che ‘st’idea dell’alternarsi delle quattro stagioni, del ciclo che si ripete ininterrottamente e bla bla bla non sia carina, epperò secondo me ha fatto il suo tempo. Io suggerisco, ma è solo la mia modesta opinione, questa, di conservare la struttura freddo-caldino-caldo-freddino, che mi pare vincente, ma di declinarla su scala mensile, anziché annuale. Suvvia, Dio, 365 giorni sono davvero un sacco di tempo: dì la verità che te ne è scappato un centinaio di troppo, nel fare le dosi, che noi mica ci risentiamo, per questo. Un’acceleratina alla rivoluzione terrestre, dico io, non la si può dare?
Un mese: una settimana di freddo pinguino, e tutti con il mal di gola e la tosse e un tripudio di antoral e rinazina, un’altra con le margherite che spuntano e gli ormoni che ballano YMCA, la terza con un caldo sahariano e il condizionatore sull’orlo di una crisi di nervi, e l’ultima tutti a tirar fuori la sciarpina e a mangiare caldarroste (e noi donne tutte a far rifornimento di ibuprofene e assorbenti, ma questa cosa ti sarà chiara più avanti). E poi daccapo.
Che te ne pare, eh? Ha i suoi vantaggi, la cosa.
Primo tra tutti, un periodo di ripetizione così breve comporterebbe lo sterminio, ogni tre settimane, di tutte le zanzare del pianeta. Comprendi questa mia esigenza, per favore: le zanzare mi adorano, il mio sangue è il loro banchetto preferito; da giugno a settembre, se per disgrazia dimentico di impregnare anche solo un misero centimetro quadrato della mia pelle di quella schifezza senza eguali che va sotto il nome di Autan, vengo punita severamente con punture in numero multiplo di cinque.
Seconda cosa, noi donne potremmo fare una delle nostre magie con la pillola anticoncezionale (sì, lo so che tu non sei troppo d’accordo, su questo punto, ma sta’ a sentire un attimino il mio ragionamento, per favore, e vedrai che è abbastanza sensato), e farci venire le mestruazioni tutte insieme nella settimana di freddo e gelo: un gigantesco sanguinamento sincronizzato. Tutte con la pancia dolorante e il seno gonfio, tutte con il moment e il lines seta ultra in borsa, tutte con la luna storta.
Gli uomini ci starebbero alla larga, in quei giorni, ché saremmo ipersensibili e facilmente irritabili, e non ci scoccerebbe nemmeno tanto se la pioggia o la nebbia o l’umidità ci rovinano la messa in piega facendoci assomigliare a dei gomitoli infeltriti.
D’altro canto, in quella settimana di freddo e gelo e astinenza sessuale, i sopracitati uomini potrebbero organizzare gustose sessioni di playstation e tornei di Risiko! e andare a giocare a calcetto (rigorosamente indoor) anche tutti i santi giorni.
E poi, considera quali e quanti vantaggi ne trarrebbe la nostra alimentazione, potendo noi godere della frutta-di-stagione di ogni stagione una volta al mese! Sarebbe a dir poco splendido.

Seconda cosa: la durata dei giorni.
Partendo dal presupposto che una stagione dovrebbe durare sette giorni, non si potrebbe aumentare la durata, in termini di ore, del singolo giorno?
Vedi, ventiquattro ore sono oggettivamente poche, non sono la sola a dirlo. Se poi consideri che il mio organismo richiede almeno otto ore di sonno, a regime, per funzionare (e questo spiega perché normalmente non funzioni proprio alla perfezione…), ne converrai con me che le restanti sedici ore sono decisamente poche per chi, come la sottoscritta, deve gestire contemporaneamente università, amicizie, attività sportiva, qualche hobby di straforo e, magari, un viaggetto ogni tanto (alle volte, anche uno straccio d’uomo). Trentadue ore andrebbero benissimo, secondo me, giusto per avere anche la possibilità di annoiarci un po’ (o di cercare lo straccio d’uomo di cui sopra, tipo).

Da ultima, una cosa banale banale: non si potrebbe far sì che le diottrie, con lo studio intenso, aumentino anziché diminuire? Non dico che si debba essere tutti ipermetropi, noi universitari, ma che almeno non si debba rischiare di diventare piccole talpe, seppure è opinione generale che gli occhiali ci donino molto. 😛

Con questo ti saluto, Dio, confidando che la tua suprema perspicacia ti suggerisca ulteriori migliorie da apportare al sistema, e riservandomi comunque il diritto di notificartele per iscritto, in caso contrario.

Saluti, distinti ma pure uguali tra loro*,
AnniKa
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* Perdonatemela, questa. Oggi ho avuto addirittura il coraggio di rispondere, ad un’amica che raccontava del solitario da non-so-quanti-mila euro che è il sogno della sua vita, che invece io vorrei un socievole, anche gratis al limite.
Mi sto, vergognando, sì, lo ammetto. 😛

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gliel’han data su.

Al prossimo appello, mio caro prof.

😀

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