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Archive for marzo 2007

Per domani sera, al rientro in sede del coinquilinato tutto di Villa Arpies, è previsto un incontro/scontro sul tema

Pulizie in villa: ricontestualizzazione della regola delle cinque W.

Interverranno Mastro Lindo, lo specchio del bagno e, in videoconferenza dal cassetto destro del frigorifero, un mandarino ammuffito.

Partecipate numerosi.

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I messaggi divini, a saperli interpretare, sono anche utili.
Peccato che l’altro giorno, impegnata a tirar giù dal cielo un nutrito gruppo di santi vari ed eventuali (leggi: cercando di connettermi alla rete wireless di ateneo), non abbia saputo coglierne uno che, a ben pensarci, era grande come una casa.
L’ho capito oggi pomeriggio, che quello era un segno inequivocabile, ma, ahimé, era ormai troppo tardi: l’auto stava già passando a velocità sostenuta sopra quella oceanica pozzanghera antistante la fermata dell’autobus, e l’onda anomala che nel giro di qualche frazione di secondo mi avrebbe investito (quasi) in pieno era già partita.
L’ho vista arrivare, tutta quell’acqua, e in quel preciso istante ho avuto l’illuminazione. Mi sono ricordata di quando due giorni fa il mio portatile, sbattendosene altamente della rete di ateneo, si era connesso di ufficio ad una rete mai sentita nominare prima, dalla quale non sono riuscita a disconnettermi. Giuro, ci ho provato per un sacco di tempo.
Avrei dovuto, invece, solo drizzare le antenne: Tsunami, si chiamava la rete.
E se non è un segno questo…

Comunque, la giornata è cominciata con una session di gongolamento spudorato, complici i commenti di uno degli ultimi gentlemen rimasti in circolazione (che gli si perdona anche di essere un quasi ingegnere, in fondo) e del mio compagno di smarrimento nei parcheggi dei centri commerciali (toglietemi tutto ma non le mie reni, ché ci avrei da campare un altro po’, ancora). Poi, al solito bar della solita facoltà, bevendo il solito cappuccino, ho dato una lezione di self control al genere umano, essendo che linbo3 (meglio noto come uomodellamiavita) stava a mezzo metro scarso dalla mia persona, eppure mi sono mantenuta calma e impassibile; quasi gelida, a pensarci bene. 😀
Solo mi chiedo, vabbé che sei magro scannato e di carne attorno alle ossa ne hai poca, ma come cavolo fai a stare con la giacca a vento in quel microclima tropicale travestito da bar?

…sarà mica carenza affettiva, la tua?

No perché avrei qui un’ingegnera romagnola, diciamo sul metro e sessantacinque, castana e diciamo pure con gli occhi un po’ a mandorla, e se posso darti un consiglio è decisamente quello di cui hai bisogno.
Pensaci, eh.

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Sarei andata in palestra, oggi, e il mio corpo ne avrebbe tratto un indubbio giovamento.
Sarei andata in palestra, oggi, anche il mio spirito ne avrebbe tratto un innegabile giovamento (mens sana in corpore sano e tutte quelle menate lì).
Avrei mangiato qualcosa di sano e nutriente, oggi, e il mio organismo mi sarebbe stato immensamente riconoscente.
Avrei bevuto almeno due litri d’acqua, oggi, e il mio organismo avrebbe conosciuto una significativa purificazione.
Avrei bevuto almeno due litri d’acqua, oggi, e l’abbondante plin plin che ne sarebbe conseguita avrebbe scongiurato feroci attacchi di – stramaledetta – cistite serale.
Avrei volentieri incontrato qualche (raro) esemplare di maschio non ingegnere, oggi, e il mio apparato cardio-sentimentale, tossicchiando forse un poco, avrebbe innescato una sorta di primaverile disgelo.
Avrei volentieri incontrato qualche (raro) esemplare di maschio non ingegnere, oggi, e questa mia temporanea Caporetto ormonale (that is, tanto fumo e poco arrosto) magari avrebbe trovato un po’ di pace.
Avrei evitato di sentirmi una zitella inacidita, oggi, fulminando cortesemente con lo sguardo i due che stavano praticamente concependo un figlio nel sedile dell’autobus davanti al mio, e la mia innata tolleranza ne sarebbe uscita senza dubbio fortificata.
Avrei letto un bel libro, oggi, e la mia cultura si sarebbe arricchita incommensurabilmente.
Avrei dedicato più tempo e più energie, oggi, per convincere il mio portatile che la scheda wireless è una bella cosa, e che anche la rete wireless di facoltà è una bella cosa (soprattutto perché gratuita), e che se si degnasse di connettersi una buona volta, questa sì che sarebbe una cosa ancora più bella.
Ergo, avrei risparmiato un rene, oggi, esattamente quello che mi verrà esplicitamente richiesto da telecom fra un paio di mesi, nella prossima bolletta del telefono.

Avrei avuto qualcosa di intelligente da scrivere, oggi, e probabilemente anche voi sareste stati più contenti. Mi avreste voluto anche un po’ bene, forse (dose pediatrica, mi raccomando), e a causa di ciò il riscaldamento globale sarebbe diventato ancora più critico, il buco dell’ozono si sarebbe allargato, e l’entropia dell’universo avrebbe registrato un aumento considerevole.

{Questo, se non avessi passato l’intera giornata in facoltà a spaccarmi la testa (e a frantumarmi ipotetici attributi dei quali non dispongo) sulla matematica discreta, gli schemi di crittografia a chiave privata e, guarda caso, i protocolli WEP*, TKIP* e WPA* (Murphy ti ho visto che ridi)}

*Protocolli per la sicurezza delle reti wireless (usati anche nella rete di facoltà, alla quale peraltro non riesco ad accedere).

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Giornata poco produttiva, medio divertente.
Meteo abbastanza di merda.
Occorre sopravvivere almeno per un paio d’ore, ancora.

Taralli, una bella doccia calda, l’ultimo album dei tre allegri ragazzi morti.

E due (baristi simpatici) su due (volte che sono andata al bar della facoltà), oggi, che non è poco.

Indovina…! disse lei
Un euro. rispose lui

Ho sempre sognato di poter dire il solito.
E come mi viene bene…

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Ore 01.45 am
Coinquilina3 gioca con la sua improbabile famigliola (moroso et bestiaferoce), abbaiando* e sghignazzando e divertendosi un mondo.

Ore 06.00 am
Coinquilina2 sbatocchia e spentola in cucina, preparandosi la colazione.

Chissà com’è che oggi sono così stanca?!

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*Lasciatelo dire, baby: tu hai dei problemi. E anche seri.

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Momento d’esaltazione: la Germano Zama Faenza in finale nella women FIBA Euro Cup.

Semifinale: Germano Zama Faenza 66 – Dynamo Moscow Region 54
Ventisei (VEN-TI-SEI!!!) punti di Simona Ballardini, signore e signori. Mica chiacchiere.

Simona Ballardini

E pensare che 8 anni fa giocava con me nella squadra di pallamano del liceo.
Già allora, comunque, stava su un altro pianeta. 😀

[La foto di Simona è presa dalla photogallery della FIP]

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Il lupo è crepato, e devo dire che anche la balena non sta tanto bene.
Il morale di AnniKa, invece, non potrebbe stare meglio.

voto

Ah, questa sera tutti invitati per cena, dunque. Il menù prevede bistecche di lupo e carpaccio di balena.
Il vino però lo portate voi.

🙂

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Rick Ale Nina e Cristian

martina e tonino

Andrea, Paola e Cristina Annalisa Nina e l’uomo che ride

Dottori, i miei complimenti 🙂

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I santi del giorno: Santi Numi et Santissima Pazienza.

Dalle 7.25 alle 8.30 sbadigli-a-nastro.
Nulla potè la doccia, nulla potè il freddo, nulla potè la corsa per prendere l’autobus.

Alle 8.30 scatta la fase ciao bella, un cappuccio?, e finalmente lo sbadiglioacatena vede la sua dignitosa fine.

8.40, l’aula è tutta un oh ma tu lo sai fare questo, mi raccomando confrontiamo i risultati, fai i grafici più grandi che puoi, appena hai fatto sposta il foglio sulla destra, e tanto altro folklore di sorta.

Cosa si sapeva: 4 esercizi, 1h e 40. That is, 25 minuti per esercizio, il che significa non avere il tempo materiale per ragionare. O li sai fare subito, quei benedetti esercizi (e imbrocchi pure tutti i calcoli alla prima), o niente.

Cosa ci si aspettava: 4 esercizi molto simili a quelli già visti in aula (per le ragioni esposte sopra), senza troppe complicazioni e comunque fattibili con relativa tranquillità nel tempo assegnato.

Ore 9.00, religioso silenzio: la processione (così composta: docente con ghigno malefico, la mia assistente preferita con oceanico sorriso benaugurante, altri due assistenti mai visti prima) fa il suo ingresso trionfale in aula.

Ore 9.05, appello e distribuzione dei compiti.
Ore 9.10, prontipartenzavia: sulla lavagna viene scritto consegna ore 10.35.

…ma dai, e io che pensavo che 10.35-9.10 facesse un’ora e venticinque
(cominciamo bene, una pensa)

AnniKa comincia dall’esercizio più lungo: legge il testo, pensa perdindirindina di questo ne abbiam visto solo uno e chi se lo ricorda (avete mica presente questo post?!? Ecco. Detto così sembra scontato, lo so, ma non lo era affatto.), si rimbocca le maniche e comincia a disegnare grafi degli stati e tralicci, e a calcolare metriche.

Dopo un buon quarto d’ora uno stramaledetto dubbio malefico, non visto, entra nell’aula e striscia fino al banco di AnniKa, e le sibila (pure sputacchiando un poco) all’orecchio: Brava, bello, dieci più. E se quella cosa però non andasse fatta così ma cosà, invece? Eh, che ne dici tu?

È il panico. AnniKa non ne viene a capo.
Alla fine si convince che stramaledettodubbiomalefico abbia ragione, tira una bella riga sulla pagina e ricomincia da capo.

A manetta, senza ricontrollare un calcolo, termina l’esercizio e trascrive i risultati.
Sono le ore 10.15, però, e restano 3 esercizi interi, e venti minuti.

Il problema è che i venti minuti finali sono estremamente diversi dai venti minuti iniziali.
È un po’ come giocare a puzzle bubble, in fondo, quando la parete superiore si abbassa e la musichetta accelera mettendoti ansia. Ecco, uguale: gli ultimi minuti di un esame sono scanditi dalla voce del docente che dice cominciate a trascrivere i risultati, controllate di aver messo nome cognome e numero di matricola su tutti i fogli, preparatevi a consegnare e via dicendo.
Terrorismo psicologico bello e buono.

AnniKa ha fatto 2 esercizi e mezzo in quei venti minuti impanicati. Come sian venuti, non ne ha idea, ma si spera di aver limitato i danni.
C’è di buono che stramaledettodubbiomalefico aveva effettivamente ragione, almeno.

E che ne è del buonumore, adesso? Ci sguazzo nel buonumore, miei cari.
Il sorriso è sempre presente, anche se stanco, e per quanto riguarda Copenhagen, beh, mi inventerò qualcosa.

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È arrivato anche questo momento, alla fine.

Il quarantesimo esame universitario della mia vita, domani mattina.
Puntuale come non mai.

Qual è la differenza tra questo e tutti gli altri? Che se l’esito di questo esame, e dei due che lo seguono, non è positivo, probabilmente mi gioco Copenhagen.
Ma, come si dice in questi casi, non ci si fascia la testa prima di essersela rotta.

Cominciano le danze, mia cara.
E, a ‘sto giro, dovrai ballare da sola.

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update [20.03.07]: mi dicono che non sia stato il quarantesimo, questo, ma piuttosto il quarantunesimo o addirittura il quarantaduesimo esame. Io, che appartengo a quel ristretto gruppo di ingegneri che non sanno fare i calcoli (e che di certo non faccio una crocetta sul muro per ogni esame superato), approssimo per difetto e faccio cifra tonda. Tiè.

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