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Archive for febbraio 2007

È una sensazione di felicità bloccata, questa, di gioia incastrata non si sa bene dove.
Mi son svegliata, questa mattina, con la certezza che oggi sarebbe stata una giornata meravigliosa, una di quelle in cui proprio non riesco a non essere ottimista, neanche impegnandomi. E, a conti fatti, non manca nulla: lezioni più leggere del solito, un promettente anticipo di primavera, un pomeriggio tutto per me.
Ma nulla da fare: l’entusiasmo non parte.

È come avere una risata incagliata nella gola… non so, ho la sensazione che manchi qualcosa.

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Si cerca di risistemare un attimo tutto l’ambaradan, qua.
Non so perché, oggi mi gira così.

Domani chissà, magari si torna indietro. Anzi no, non credo proprio. Qua si va solo avanti, che la retromarcia è inceppata e, comunque, non mi ha mai dato grosse soddisfazioni.

Intanto, beccatevi ‘sti dadi, che presa alla sprovvista ho improvvisato (la foto fatta l’estate scorsa al boca barranca mi aveva un pelo stufato, eggià). I prossimi giorni mi impegno e vedo di tirar fuori dal cilindro un’immagine decente per l’header, prometto. E magari faccio anche gli occhietti dolci a chi se la cava meglio di me con la computer grafica, e chissà che non ne venga fuori qualcosa di veramente decente.

Intanto, se qualche volenteroso si sente molto ispirato, 900×200 pixel, grazie.
🙂

Post scriptum*
Questo template è molto bello: oh yeah, i really think so. Forse perché è molto dispersivo, e un po’ mi fa sentire a casa.
C’è tutto quel che ci deve essere, ne sono certa, ma non so bene dove.
Sembra camera mia.
E la mia testa, anche, a pensarci bene. Ma non sono esattamente sicura che lì dentro ci sia tutto quel che deve, a dire il vero.
Bah.
Il tuttologo dice che non è accessibile, questo template. Grigio chiaro su bianco sporco, dice lui, decisamente non va bene. I prossimi giorni penso anche a questo, prometto. Ma è un mondo difficile, questo. E pure un po’ bau.

*stavo per scrivere Post post, lo ammetto. Ma no, nemmeno io posso arrivare a tanto.

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Coinquilina3 ha la regolazione del volume rotta. Anche quando parla normalmente, i decibel si sprecano.

E son due giorni che urla ininterrottamente dietro al fidanzato, oltre che alla bestiaferoce.

Ecco come nascono i serial killer.

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Dovete sapere che i telecomunicazionisti sono generalmente divisibili in due grandi categorie: i sistemisti e i campisti.

In particolare, i campisti sono quei disperati che si spaccano la testa studiando la propagazione dei campi elettromagnetici, destreggiandosi alla meno peggio con improbabili equazioni da risolvere, diagrammi di radiazione, effetti non lineari e parassiti in genere.

Ecco, io sono una campista. In tutto e per tutto.
Brutta malattia, lo so. Però non mi risulta che esistano cure valide, ad ora.
E, purtroppo, questo non vale come esonero per tutti gli esami da sistemista che mi restano.

Un sentito d’ho!, quindi.

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Ieri sera per caso ho visto un servizio ridicolo, al TG5 (i mean, uno dei tanti servizi ridicoli del TG5), sul degrado di Bologna, sui punkabbestia, sui cittadini inferociti, bla bla bla. E mentre qualcuno diceva che i bolognesi negli ultimi anni sono letteralmente fuggiti dal centro, senza che si capisse bene se la cosa era indicata come causa o come conseguenza, passavano le immagini.

Via Zamboni. Via Zamboni. Via Zamboni.

Ora, io ci vivo, vicino a via Zamboni, e sono la prima a trovare rivoltanti gli escrementi dei cani sotto i portici e il cattivo odore e la sporcizia e gli ubriachi buttati ai lati della strada. Ma, per favore, non facciamo di tutta l’erba un fascio. Bologna non è via Zamboni.

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Ari parla di Lisbona, oggi.

Io ci ho compiuto i 18 anni, a Lisbona.
L’ultima vacanza con la mia famiglia, ora che ci penso. E c’era Nicky, anche.
Siamo andate a mangiare indiano, quella sera, e abbiam bevuto pure un bel po’ di vino. del resto, il menù era spicy, e la bottiglia d’acqua che abbiamo ordinato, beh, la stiamo ancora aspettando.

Nel mio diario, uno dei tanti che ho iniziato e abbandonato dopo poco, scrissi che Lisbona è una splendida puttana: inizialmente ti tratta con un po’ di diffidenza, ti fa intuire la sua bellezza ma non si concede mai fino in fondo, e poi quando finalmente decide di accoglierti, di rivelarsi, ti sa dare così tanto che ti sembra di non poterne più fare a meno.

Quando, inevitabilmente, te ne devi andare, non riesci a fartene una ragione.

Perché hai negli occhi, nelle orecchie, nel naso i suoi colori, la sua voce, il suo odore, perché proprio non riesci a togliertela dalla testa. E quando la implori, per avere ancora un giorno, un’ora, un istante, lei ti sorride beffarda, e a te sembra che non sia mia stata così bella.

Saudade.

Tornerei da te, Lisbona, a farmi usare e violentare ancora. E tornerei adesso.

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ma sottoscrivo quel che han detto altri.
Totalmente.

Aggiungo solo un sentito vergognatevi.
Tutti quanti, destra e sinistra, nessuno escluso.

Siete ridicoli, e per la vostra comprovata stupidità non c’è rimpasto che tenga, temo.

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