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Archive for 22 gennaio 2007

(Che una si chiede: come gli sarà venuto in mente, a coinquilina1 di cucinare le orecchiette con i broccoli e le acciughe?
Magari è una ricetta tipica di qualche regione, e io sono un’ignorante senza pari)

(Ex-coinquilino3, che la primavera scorsa di punto in bianco se ne andò dalla villa proclamando a gran voce che a lui non serve una casa, lui può benissimo vivere anche in un camper – contento tu… – ci comunica che adesso vive – in una casa! – a Monghidoro, paese natale del Gianni nazionale, però una notte alla settimana dorme nel suo camper perennemente parcheggiato a Bologna. Sì perché ha concentrato i suoi impegni lavorativi in una sola giornata alla settimana, e la notte prima di questa fatidica giornata, omaggia Bologna della sua presenza.

Ma se anche lavori 20 ore, quel giorno, non è che, nell’arco della settimana, tu ne faccia poi molta. Ah, scusa, lavori ben 8 ore, quel giorno. Come gli operai, dici. Sì, ma gli operai – e non soltanto loro, proprio a volerla dire tutta – lavorano 8 ore al giorno per cinque giorni alla settimana, mio caro.
Non voglio sapere come riesci a mantenere te stesso, la macchina, la casa e il camper.

Forse quelle 8 ore le passi sui viali.

Per la serie: aggiungi un posto a tavola che non riesco a contenere il cinismo all’interno della mia persona)

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Stazione di Faenza, binario 3.
La nebbia, e poco altro.
Aspetto il treno delle 7e45e10minutidiritardocanonico: chiacchiere telefoniche con l’UdP, giusto per non fargli sentire troppo la nostalgia del suo cervello; per il resto, Polly Jean in cuffia.
Arriva un altro treno, scende il macchinista e, dal primo binario, qualcuno gli urla

Li vedi i segnali?

No, con questa nebbia non si riesce a vedere niente. Ma cercheremo di andare piano.

Al che, a una gli viene anche abbastanza spontaneo pensare

Ah, ma bene. Auguri e tanta fortuna a tutti.

Comunque.
Arriva il regionale veloce per Piacenza, salgo e trovo anche un posticino a sedere. Ma vedi te: è la volta che faccio un viaggio meno disumano del solito (mi dico, mentre Murphy, non visto, sogghigna).
Castel Bolognese, Imola, Castel San Pietro. Mirandola.
Mirandola?!?

Ora, Mirandola è senza dubbio un’amena località. E, altrettanto senza dubbio, avrà anche lei il suo buon motivo per esistere*. Ma se il treno, che qui non si deve fermare, sta fermo in stazione, a porte chiuse, per più di dieci minuti, qualcosa non quadra (perspicace, la fanciulla…).
Sarà la nebbia, penso, sarà che non vedono i segnali (come mi vengano certe idee proprio non lo so).
E invece.

Arriva il controllore, imposta la voce e comunica

Allora, la situazione è questa: c’è uno in mezzo ai binari che non se ne vuole andare; stiamo aspettando che la polizia intervenga e lo porti via con la forza. Voi capite, non possiamo mica investirlo.

(ah no?!)

Questa mi mancava, giuro.
L’aspirante suicida-da-regionale-veloce nella nebbiosa notte di gennaio va oltre ogni mia fantasia perversa.
Non dico che tu debba per forza avere una calibro 9 in casa, ma, santi numi, una fine un pelo meno splatter no?
(Un terrazzo, non ce l’hai un terrazzo, tu? Una lametta? Monossido di carbonio? Un bel cocktail di sonniferi e superalcolici? Perché non un ponte, invece? Un bel dirupo panoramico, che ne dici? Magari mentre ti butti scatti anche una foto, dai. Verrà un po’ mossa, ma chiuderemo un occhio)

Come accidenti ti viene in mente di farti sbriciolare le ossa e smaciullare la carne da un treno? Deve fare un male assurdo, cribbio. Oltre tutto, se per disgrazia non muori o non sei solo come un cane ti tocca pure (a te o alla tua famiglia) di pagare un tot per ogni minuto di ritardo del treno, più tutti i danni arrecati a cose e persone.

Se i debiti non erano il tuo problema, beh, ci sono buone probabilità che lo diventino.

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*motivo che, per altro, non sono minimamente interessata a conoscere. Che poi come si chiameranno gli abitanti di Mirandola: Mirandolesi? Mirandolini? Mirandolani? Mah. Io voto per Mirandolati. 😛

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