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Archive for dicembre 2006

Gioco a fare la donna con un sacco di autostima,
la donna forte,
la donna invincibile,
e nel farlo mi convinco un poco che sia vero.
La verità è che ci sono persone con le quali mi trovo a mio agio, persone con le quali sto bene, ed è con loro che riesco a dare il meglio di me stessa.
Con altri, invece, mi sento sul patibolo, e temo che ogni parola che esce dalla mia bocca possa essere l’ultima. Guardare una persona negli occhi, mettere a soqquadro la propria mente, rovistare tra le proprie esperienze passate, cercando disperatamente un modo per far diventare interessante, pregna di significato, una conversazione qualsiasi, senza infamia né lode, e non trovare niente.
Nessuna idea brillante, nessuna uscita felice.
È un po’ come morire lentamente, sdraiati su un tappeto di mediocrità ma incapaci di alzarsi.

Non so perché questo mi venga in mente proprio adesso, ora che, tornata a casa dei miei, ho l’occasione per rivedere le (poche ma fidate) persone la cui semplice esistenza giustifica pienamente i miei ritorni, anche se saltuari, persone con le quali sto bene e mi sento decisamente a mio agio.
Parlare con loro ti accende la primavera dentro, ed è una cosa bellissima.

“You give me shelter
From all that’s done unpretty
My sold-out, felt-up
Retreated little secrets
Are tucked inside the warmth of you”

Joan as police woman, “Anyone”

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Decompressione mentale post esame allucinante: ci voleva proprio.
Dormire fino a tardi, ascoltare musica, aver voglia di andare in palestra e di pulire la mia camera. Nessuna fretta, oggi: l’unico impegno che ho riguarda la serata, ed è un impegno piacevole; sì perché alle volte capita che una persona, in fase di studio matto e disperatissimo (d’altronde, arrivare agli esami con l’acqua alla gola è il mio sport preferito…), il giorno prima del suddetto esame pesantissimo (formule, formule, formule) decida di fare una pausa e accenda la radio. E può pure darsi che gli venga in mente di rispondere via sms ad una domanda semplicissima legata ad una specie di concorso, anche se per scrivere un sms impiega ere geologiche e se il premio è soltanto per le prime due risposte esatte.
Alle volte, poi, capita anche che la persona in questione, non si sa bene come, riceva una telefonata dalla redazione del programma radiofonico e scopra di avere vinto i due biglietti in palio.
Stasera, quindi, vado a vedere lo spettacolo Tutto Dante di Roberto Benigni, spettacolo che, per inciso, ho già avuto la fortuna di vedere in settembre all’arena di Verona (con la differenza che allora pagavo io e stavolta invece offre la radio. Non è poi l’unica differenza, in fondo: tutto il rispetto per il Pala Malaguti, ma l’arena è un’altra cosa…). Poco male se il canto parafrasato sarà sempre lo stesso (il che non è detto): io adoro Dante, e soprattutto adoro quel Dante che Benigni sa mettere in scena così divinamente.

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Abbiamo un cane.
Voglio dire, coinquilina3 ha un cane.
Io mi limito a subirlo, e immagino che lui non possa fare altro che subire me; del resto, penso anche che la mia radio ad alto volume sia l’ultimo dei suoi problemi (così, un’impressione…).
Intanto, questa adorabilissima bestiola piange da circa un’ora: qualcuno sa come si spegne?!
(No, immergerlo nella vasca e tenerlo sotto proprio non si può, né si vuole).

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Non smetterò mai di pretendere tanto da me stessa; in questi giorni di malattia, stress, clausura auto-imposta, continuo a ripetermi che io, in Copenhagen, ci credo. Eccome se ci credo.

Starlight
I will be chasing the starlight
Until the end of my life
I don’t know if it’s worth it anymore

Muse, Starlight

[La luce delle stelle
inseguirò la luce delle stelle
fino alla fine dei miei giorni
non so se ne vale ancora la pena]

Non c’è niente da fare: Opera se ne sbatte altemente dei miei corsivi… metteteli voi, anche a casaccio, se vi pare…

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Adesso vorrei piangere. Dovrei studiare, ma vorrei piangere.

Nei giorni passati è stato tutto un gran parlare ascoltare toccare annusare condannare giustificare fare finta di capire l’anoressia, e io che me la sono portata dentro, che probabilmente me la porto dentro tuttora, crollo.

Ogni singola parola spesa a riguardo, ogni immagine stampata su ogni giornale, è stata per me come una pugnalata in pieno petto, un frammento di vetro che dopo anni esce dalla pelle, che taglia la carne e contamina il sangue.
Non guardo, non ascolto, non replico. Una versione macabra delle tre scimmiette, insomma, l’espressione assente dietro il trucco da clown (la lacrima c’è, e non è disegnata).

Mi chiedo se davvero si può guarire dall’anoressia, se davvero verrà un giorno in cui non avrò più paura.
Se davvero verrà un giorno in cui la mia serenità non avrà fastidiosi nei da incipriare e nascondere.

Saprò mai attraversare timori ansie solitudini sconfitte perdite senza dovermi nuovamente arrendere a questa innata, dannata fragilità?

Io sono il buio, e contemporaneamente sono la bambina che non riesce a dormire e la fioca luce che le dà un minimo di conforto, anche.
Fatti forza, ripete a se stessa, sono solo ombre e non possono farmi alcun male. Sono solo ombre, e sono causate dalla luce.
E allora forse io sono la luce, invece, e la mia forza, la mia bellezza sta proprio nei giochi di ombre che proietto ad uso e consumo dell’umanità.
E non c’è niente da temere, perché se anche il buio è per definizione privazione, sterilità e assenza, il riferimento, il termine di paragone sono io, e questo mi rende intoccabile.

Piango, perché non posso fare altro.

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Vedi, mi sento come una persona che non ha niente da dimostrare a nessuno; che non ha strategie o tattiche o piani d’azione perché, in realtà, non mi interessa mostrarmi per quello che non sono più. So di essere anche una persona divertente, di cui è piacevole la compagnia. Ma ora vorrei lo scoprissero gli altri. E d’altra parte io potrò legarmi, in futuro, solo a quella persona che – senza che io faccia alcunché – capirà chi io sia dietro a questa facciata triste e scostante. (…) Non voglio sedurre nessuno. Ora, se permetti, aspetto che siano gli altri a sedurre me.

(Pier Vittorio Tondelli, Camere separate)

Mi hanno detto una cosa splendida, oggi, e non ero preparata a tanto.

Rimani sfidanzata per un po’, adesso: lascia che tutto il mondo, e non soltanto una persona, possa godere della tua simpatia.

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