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Archive for 3 dicembre 2006

Adesso vorrei piangere. Dovrei studiare, ma vorrei piangere.

Nei giorni passati è stato tutto un gran parlare ascoltare toccare annusare condannare giustificare fare finta di capire l’anoressia, e io che me la sono portata dentro, che probabilmente me la porto dentro tuttora, crollo.

Ogni singola parola spesa a riguardo, ogni immagine stampata su ogni giornale, è stata per me come una pugnalata in pieno petto, un frammento di vetro che dopo anni esce dalla pelle, che taglia la carne e contamina il sangue.
Non guardo, non ascolto, non replico. Una versione macabra delle tre scimmiette, insomma, l’espressione assente dietro il trucco da clown (la lacrima c’è, e non è disegnata).

Mi chiedo se davvero si può guarire dall’anoressia, se davvero verrà un giorno in cui non avrò più paura.
Se davvero verrà un giorno in cui la mia serenità non avrà fastidiosi nei da incipriare e nascondere.

Saprò mai attraversare timori ansie solitudini sconfitte perdite senza dovermi nuovamente arrendere a questa innata, dannata fragilità?

Io sono il buio, e contemporaneamente sono la bambina che non riesce a dormire e la fioca luce che le dà un minimo di conforto, anche.
Fatti forza, ripete a se stessa, sono solo ombre e non possono farmi alcun male. Sono solo ombre, e sono causate dalla luce.
E allora forse io sono la luce, invece, e la mia forza, la mia bellezza sta proprio nei giochi di ombre che proietto ad uso e consumo dell’umanità.
E non c’è niente da temere, perché se anche il buio è per definizione privazione, sterilità e assenza, il riferimento, il termine di paragone sono io, e questo mi rende intoccabile.

Piango, perché non posso fare altro.

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Vedi, mi sento come una persona che non ha niente da dimostrare a nessuno; che non ha strategie o tattiche o piani d’azione perché, in realtà, non mi interessa mostrarmi per quello che non sono più. So di essere anche una persona divertente, di cui è piacevole la compagnia. Ma ora vorrei lo scoprissero gli altri. E d’altra parte io potrò legarmi, in futuro, solo a quella persona che – senza che io faccia alcunché – capirà chi io sia dietro a questa facciata triste e scostante. (…) Non voglio sedurre nessuno. Ora, se permetti, aspetto che siano gli altri a sedurre me.

(Pier Vittorio Tondelli, Camere separate)

Mi hanno detto una cosa splendida, oggi, e non ero preparata a tanto.

Rimani sfidanzata per un po’, adesso: lascia che tutto il mondo, e non soltanto una persona, possa godere della tua simpatia.

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