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Archive for settembre 2006

stavo per scrivere un post noiosissimo, giusto perchè oggi è una giornata un po’ di merda.

per fortuna ho avuto la felice idea di andare a spulciare i miei bookmark e di scegliere alcune (poche) “letture-salvagente”, di quelle capaci di tirarmi su il morale praticamente sempre; buddy, fran fiorini e chinaski, tipo.

niente foto e niente canzoni, oggi.
soltanto
resta in piedi, non dargliela vinta. e se proprio devi cadere, sii perfetto
che è la perla di saggezza del giorno di buddy, appunto.

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Fino a centrotrenta, nessun problema. La centotrentunesima, più giovane e goffa delle altre, in evidente difficoltà, non ce l’ha fatta; le riconosco tuttavia il merito di averci provato comunque, di averci anche creduto, probabilmente, fino all’ultimo, del resto non è che potesse sottrarsi, non è mai successo che una si tirasse indietro e, a dire il vero, dubito che sia previsto dal regolamento. Immagino che non le sia passata nemmeno per l’anticamera del cervello la possibilità che un eventuale malaugurato suo insuccesso avrebbe potuto assumere dimensioni così devastanti. Così ha continuato a correre, col suo miglior sorriso, con l’espressione genuinamente ingenua di chi ancora spera che il mondo possa essere migliore, fino a che non si è trattato di saltare, e lei l’ha anche fatto, quel dannato salto, già sicura e orgogliosa di avere svolto il proprio dovere, di avere onorato l’impegno cui era stata chiamata al massimo delle sue capacità. E invece.
Forse è stata l’inesperienza a tradirla, forse l’emozione della prima volta, la consapevolezza di tutti quegli occhi puntati su di lei, delle aspettative di chi l’aveva vista crescere, di chi aveva sempre creduto in lei. Mai avuto alcun dubbio in merito, avrebbero detto di lei, ha dei numeri e si vede, lo abbiam capito subito, ci è bastato vederla saltare una volta. Pensava a questo durante il salto, e non è chiaro se abbia sbagliato la scelta dell’istante in cui staccarsi da terra, o se abbia calcolato male l’intensità del vento, oppure se qualche altra novellina invidiosa le abbia fatto, non vista, un fatale sgambetto.
Fatto sta che è rovinata al suolo, con la staccionata e tutto, e che quella subito successiva, forse perché concentrata sul suo di salti, o magari perché ormai abituata alla cosa e con la testa completamente altrove, le è caduta addosso, impedendole di rialzarsi e di correre a nascondersi per l’imbarazzo e la vergogna e il timore di aver rovinato irrimediabilmente un piano che non era in grado di capire e del quale era semplicemente un’umile pedina; e che anche quella che seguiva, e quella dopo, e quella dopo ancora, sono cadute loro addosso, e in breve a terra saranno state una cinquantina, pestandosi l’un l’altra, incolpandosi l’un l’altra, chi piangendo, chi strillando, chi cercando di uscire da quella situazione inusuale e a dir poco imbarazzante, e poi altre ancora, e altre, e altre, fino a che ogni centimetro quadro dello spazio era stipato e davvero non ce ne stavano più.

Una risata mi è venuta spontanea, e credo di aver continuato a ridere anche lungo il corridoio e in cucina mentre contavo le gocce di sonnifero che cadevano, una dopo l’altra, nel bicchiere, che evidentemente di addormentarmi contando le pecore non se ne parlava proprio.

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Ultimamente mi chiedo abbastanza spesso se la persona che quattro (o cinque, o giù di lì) anni fa mi disse che avrei dovuto imparare ad essere più cattiva intendeva esattamente questo. O più o meno questo. O tutt’altro.
Se glielo chiedessi ora mi risponderebbe che non si ricorda o che non lo sapeva, probabilmente, o forse che l’ha detto così, tanto per dire qualcosa. No, quest’ultima cosa non la direbbe, credo, perché sa che mi farebbe male.Quanto impegno, quanta energia avrei buttato dritto nel cesso, se la tua fosse stata soltanto una frase di circostanza, una favoletta per asciugare le lacrime di una bambina…, e il dubbio allora non mi ha nemmeno sfiorato, confesso, ci ho pensato ora, ci penso ogni volta che mi dicono che sono egoista, vendicativa, cinica. Ironia della sorte, nessuno ha mai usato l’aggettivo cattiva, nei miei confronti.
Spettacolare: tanto lavoro e la mia opera di peggioramento mi ha portato ben oltre l’innocente cattiveria di cui mi volevi padrona. Se sono stata mai cattiva, cattiva e basta, beh non me ne sono accorta, sono passata oltre senza fermarmi allo stop.
every day is a door leading back to the core
A dire il vero non sono nemmeno sicura che tutto questo non sia naturalmente dovuto al passare degli anni, che non sia una cosa assolutamente normale, per quel che normale può significare, arrotolare la propria anima stretta stretta dentro un’unica grande crosta che, strato dopo strato, protegge le nostre ferite dalla sensazione di vergogna che proveremmo nel mostrarle agli altri.
yes, old age will distill you
E la cattiveria? Come si impara la cattiveria? In questo preciso istante sto pensando che io cattiva, nel senso che intendevi tu o in qualunque altro senso ti venga in mente di tirare fuori dal cilindro, non lo sarò mai. Cercherò, se riesco, di smussare gli spigoli del mio egoismo, del mio cinismo, del mio essere sbagliata in generale.
and if you’re this this this full of bitterness now
Sto bene adesso, sai? Ho sacrificato parte di quella parte di me che ha sempre messo gli altri davanti a sé, che ha sempre accettato ogni colpa, e così, menomata e frastornata, sono serena.
some day it will just fill you
Questo per dirti grazie, che in tutto questo tempo te l’ho detto un sacco di volte, lo so, e per i motivi più disparati, ma ora che sono quella che non credo tu avresti mai voluto che io diventassi (e qui si fa contorta…), mi trovo a mio agio.

candle

È altresì vero, comincio a credere, che esiste qualcuno che ha già espresso con proprie parole quasi tutto quello che mi può venire in mente di dire. Queste citazioni (titolo compreso) sono per così dire sottratte a Back Back Back, di Ani Difranco.

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Dispersa decisa moderna emancipata
Scollegata variabile impazzita
Disorientata allegra integrata
Sveglia e comunque nuova

fiammafumana.JPG

Fiamma fumana in concert.
Al solito, estragon summer festival.

Assorta infelice romantica delusa
Imprevedibile ironica confusa
Spaventata ottimista gelosa
Insolita inedita nuova

(citazioni da 1.0 dei fiamma fiumana. il titolo è tratto da immagina, sempre dei ff)

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Ci sono dei dialoghi che dovrebbero passare alla storia. Buona parte di quelli tra Fraser e Vecchio, per esempio, ma non solo.
Oggi un tipo sulla sessantina (abbondante) con una bici modello Viazamboni ha cercato di convincermi ad assaltare una banca. Uno sportello Bancomat, per la precisione. Mi ha rivelato di avere una pistola e mi ha garantito che il lavoro sporco l’avrebbe fatto lui (non ho capito cosa avrei dovuto fare io, in conclusione, ma forse è irrilevante).

Oggi non mi sembra il giorno migliore per una rapina, facciamo domani?
Già, forse hai ragione, domani è meglio

Ma tu ci credi che ho una pistola?

(…mumble mumble… matto oppure pervertito?)

Certo

(Credo abbia colto la sottile sfumatura di ironia nel mio tono. Non era troppo sottile, in effetti)

Perché se dici la verità non ti crede mai nessuno?

(Qui mi ha quasi fatto tenerezza, lo confesso)

A volte succede, è la vita. Brutta cosa, l’incomprensione…

Mi chiedo: chissà poi se lo sportello Bancomat le avrebbe alzate, le mani, alla vista dell’arma puntatagli contro? …

bancomat

Terzo giorno nel capoluogo. Un ritorno, quest’anno meno agognato del solito, all’indipendenza (si fa poi per dire…), ai pavimenti da pulire, ai vestiti da lavare, stendere, stirare, ai pasti da cucinare, ai treni da prendere, insomma, all’inverno. O, almeno, questo è quel che ho detto (con la migliore faccia melodrammatica di cui son capace), al momento della partenza, Oggi comincia l’inverno. Fa così caldo che adesso l’inverno sembra un po’ meno reale di un animale mitologico. Che poi io a Bologna non sto affatto male, intendiamoci.

Ah, il consiglio del giorno: fate sempre molta attenzione agli asterischi. Sono la chiave di tutto.
Beh, quasi tutto.

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Eugene Hutz and meSerata fantastica, ieri; condivido pienamente quel che ha scritto il buon kzk in merito, nel blog di ZTL: è stata un’esperienza. I Gogol Bordello hanno decisamente grinta da vendere. Sembra che tornino in Italia, a novembre, e in fondo venerdì 17 è sempre stato uno dei miei giorni preferiti, ma ancora la notizia non è certa. La foto che vedete qui a destra, così come le altre, è stata scattata sempre dal kzk di cui sopra, che ringrazio tantissimo; anche avendo con me la mia adorata macchina, non avrei potuto fare di meglio (non sono ancora capace di scattare belle foto saltando. Sorry, mates, it’s not my fault).

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