ho fatto tre passi nella tua direzione e adesso che per inquadrarmi tutta devi muovere la testa dici che non mi trovi più in quello che scrivo. non mi sono lasciata, no, solo mi sono smontata in dettagli e ho ingrandito le singole parti affinché tu riesca a scorgere la linea interrotta del sopracciglio sinistro, le cicatrici sulle ginocchia, e se non mi vedi unica è perché mi stai imparando meglio. dai miei pochi centimetri di distanza ti apro le palpebre e racconto di me ai pigmenti dell’iride, ti appoggio sugli occhi le mie parole, ciascuna un cucchiaio e il permesso di rovistare la mia polpa -e pezzi di frutta- dentro alle spaccature che indosso ogni giorno.
[un amore per nulla astigmatico, vorrei, che sappia tenermi stretta a fuoco in macro digitale, un amore con lo zoom ottico, che sappia ingrandirmi fino a farmi vicina. vorrei un amore antiriflesso, che mi protegga dal buio della troppa luce, un amore a tratti fotocromatico, che aggiusti il mondo ai miei limiti e mi corregga per ogni mondo possibile. che tu sia per me: la lente, il vetro lavorato che si adatta a me e a me sola. ricordami, ti prego, di fare attenzione alle viti della montatura, che sono piccole e si lasciano perdere senza troppo dolore, senza fare rumore]
mi dici, non ti conosco abbastanza per guardarti così da vicino. tu guardami e vedimi e impara a conoscermi.






“ricordami, ti prego, di fare attenzione alle viti della montatura, che sono piccole e si lasciano perdere senza troppo dolore, senza fare rumore”
[...]
mi lasci senza parole.
(però, però sai che ti dico? che io non vorrei mai farmi conoscere fino in fondo, fino al fondo da nessuno. Così vivo questa contraddizione: di sentirmi ferita ogni volta che non vengo capita e di desiderare oltre ogni limite immaginabile di non essere capita)
sono ipermetrope da un occhio e miope dall’altro. astigmatico, anche. ultimamente presbite. forse è per questo che scrissi oftalmica ( http://baskerville.wordpress.com/2007/03/26/oftalmica-ballata-di-un-amore-mai-visto-2/ ).
forse è per questo che mi piace quello che scrivi.
emi: più che l’essere conosciuta fino in fondo, mi spaventerebbe il non avere più qualcosa che sia mio e mio soltanto, un angolo di me dimenticato dai coni di luce delle lampade di chiunque mi sia vicino, un metro quadro di anna chiara e nient’altro. ci sono giorni, però, in cui l’altrui luce fatica a coprire metà della stanza, e di colpo mi sento distante anni luce da tutto e da tutti, e allora comincio a correre ma non mi avvicino di un solo metro. bilanciare le due cose non è affatto semplice, in effetti.
baskerville: miope e astigmatica da entrambi gli occhi, e comunque la bellezza di oftalmica resta anche se tolgo gli occhiali. grazie, per la segnalazione e non solo.