Dieci, le lettere. Incapaci di gonfiarsi, o di prendersi per mano, a riempire quell’unico vuoto, quell’assenza di suono. Una pausa. Un respiro che impone una sosta, che interrompe il viaggio. L’essenziale, il palindromo, l’ordinato: si stringe a sé, mentre l’asimmetrico e disordinato si isola all’altro lato, col frivolo. Una macchia di perfetta circolarità dentro una linea che va in ogni direzione.
Undici, le posizioni. Una disparità costruita ad arte che si porta in grembo due parità mancate, all’una all’altra estranea; nonché sbilanciata di lato. Celata dai rimbalzi delle sillabe, in numero pari, e dal duplice alzare la mano della lettera maiuscola.
Eppure, l’inizio e la fine si confondono, richiamandosi vicendevolmente.
Decisamente, un equilibrio non poteva esserci. E, forse, è così che nasce la musica.






(nel non-equilibrio nascono tutte le cose belle. è il disordine la vera chiave di volta)
difficile che dalla stasi nasca qualcosa, è vero: l’equilibrio va perturbato. perché ci sia movimento. perché ci sia suono.
La stasi non esiste. (a meno di essere a -273,15 °C)
Tutto si muove, soprattutto quando non si vede.
(per tutti: ogni tanto buttare un occhio ai tag non guasta
)
E’ il fascino sottile dei due volti, le due anime, i due lati della luna. Una dicotomia perfetta, un po’ come poter guardare la stessa scena da due prospettive distinte. Ben vengano palindromi e asimmetrie se il risultato è questo che leggo…
(un lettore che di nomi ne ha uno solo)