(parte prima)
No, non andrà tutto per il meglio: tutto andrà, presto o tardi, in qualche modo. Ti posso stare accanto mentre cambi forma, mentre assumi lentamente le dimensioni della tua vita nuova e ti adatti al dilagare degli eventi, e lo farò volentieri, se me lo permetterai. È colpa mia, lo so, non riesco a mentire. Non chiedermi, ti prego, di dirti che domani starai meglio. Starai meglio, è certo, ma non sarà domani, e nemmeno il giorno dopo. Un domani, forse. Oppure un altro ancora. E quel giorno non avrai più bisogno di me, perché una persona felice basta a se stessa, e questo lo sappiamo entrambe. Sono qui, nel frattempo, la medicina cattiva nel mobiletto del bagno, semi-nascosta tra gli antidolorifici e gli sciroppi edulcorati, in caso i cerotti dovessero mai finire.
(parte seconda)
No, non ti dirò che non esiste altra alternativa: esiste sempre, un’alternativa. È complessa, è dolorosa, è umiliante, lo so, e non ti incolpo di nulla. Ma offrire il proprio cuore all’altrui masticazione può essere un’idea, alle volte. No, non necessariamente buona. E non credo, lo sai, che la reciprocità dei silenzi giustifichi alcunché, specie se dovuta a una vertigine emotiva. Ma nascosta dietro al quieto vivere un’alternativa la si trova sempre: fermarsi alle colonne d’Ercole è una mossa saggia al fine del buon riposo notturno, eppure può valer la pena di spingersi oltre, di quando in quando. Dovesse la corrente trascinarti via, sono qui: anche e soprattutto per te.
(parte terza)
Probabilmente hai ragione, nel biasimarmi. Ma ho il sospetto che alla fine non resti poi molto, oltre alla verità, e a dispetto di svariati tentativi non ho ancora trovato un’utilità concreta nel salvare le apparenze. Non sono per niente brava nell’equiparare i miei comportamenti con i rischi che corro, non credo tu te ne sia accorto. Possiedo però una spiccata attitudine alla rimarginazione silenziosa delle mie ferite. Del resto, sono brava a incolpare me stessa, e non sempre lo faccio a sproposito. Ti sono debitrice del tempo che hai speso a passare al setaccio le mie emozioni, cercando inutilmente di trovare loro una logica che non stonasse troppo col tuo modo di vedere le cose. E sono qui, pronta a fare altrettanto per te.






“perché una persona felice basta a se stessa”
Finalmente qualcosa su cui sono in disaccordo con te.
Una persona basta a se stessa finchè è felice.. io la vedo così.
Una persona non basta a se stessa. Mai. Se infelice, per cercare conforto, compagnia, o anche solo una maniera, una qualsiasi per non pensare al peso che gli grava sopra. Se felice, perché prima o poi questa felicità la vuoi condividere con qualcun altro: un amico, un partner, un familiare, il primo che passa.
Una persona, a volte ha meno alternative di quelle che sembrano. Le infinite, teoriche possibilità si scontrano con le conseguenze delle azioni, anche con un po’ di umana, troppo umana paura. Ma vincerla, com’è giusto fare, talvolta ti lascia comunque con le spalle al muro.
Una persona, a volte, rimane al di qua delle colonne d’Ercole non per preservare le proprie ore di sonno, ma per puro, semplice istinto di sopravvivenza. Non è saggio al fine del buon riposo notturno, è saggio al fine del non uscire di testa, del non farsi schiacchiare dalla montagna di cose che la sovrasta. Talvolta ci vuole una dose di forza che non ha, non ha in questo momento o forse non ha del tutto, ma nonostante questo suo limite comunque cerca ed è convinto di trovare, ma non in questo momento, non adesso.
E perdonami se, a volte, non sono riuscito ad avere questa forza. Sono umano, e la corrente mi trascinerà una, due, mille volte. Resta.
Citando Into the wild: “La felicità è reale solo se è condivisa”.

E a Lore auguro di trovare qualcuno che gli faccia cambiare idea…
Un caro saluto.
Ok, mi sa che ti si metterà in croce tutti quanti, per questa cosa della persona felice che basta a sé stessa
Io non riesco a immaginare nessuno che possa essere felice senza essere felice *con* qualcuno. Fosse anche non un qualcuno in particolare ma una congrega di frequentazioni e amicizie. Non me la immagino una persona felice su un’isola deserta; senza, almeno, la compagnia del suo fedele granchio addomesticato.
Forse una persona felice può dimenticare chi era lì vicino quando felice non era, te lo concedo. Tra l’altro ho qualcuno da convincere che non è il caso butti la sua vita sempre appresso a chi si dimenticherà di lei… cheee mondo.
Mannaggia a te e a certe vertigini letterarie che provochi, però
Non avrà più bisogno di me, quel giorno, perché avrà in tasca una felicità – mai detto che debba essere autoindotta – che la farà sentire invincibile. Sarà padrona di sé e i suoi passi saranno stabili, e non le sembrerà che il mondo si sia allargato tutto d’un tratto, creandole il vuoto attorno. Troverà un nuovo significato in ogni cosa, e tornerà ad autoalimentare il proprio risplendere. Basterà a se stessa, quando sarà di nuovo felice.
E, credimi, farò quel che posso affinché succeda presto.
Somehow i missed the point. Probably lost in translation
Anyway … nice blog to visit.
cheers, Tupi.