Certo, si sta sul chi vive, si calcola, si osserva, ci si organizza, si evitano le abitudini ripetitive, si sta lontano dagli assembramenti e da qualsiasi situazione che non possa essere tenuta sotto controllo. Ma si acquista anche una buona dose di fatalismo; in fondo si muore per tanti motivi, un incidente stradale, un aereo che esplode in volo, una overdose, il cancro e anche per nessuna ragione in particolare.
dal prologo alla prima edizione di Cose di Cosa Nostra, di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani.
E oggi fanno sedici.






Grazie
Me lo ricordo come se fosse ieri… ed ero piccolo forte, eh….
Mi ricordo l’impressione che mi fece questa cosa, e ancora di più lo sconvolgimento che seguì la morte di Borsellino: il TG2 delle 19.45 non aveva ancora aggiornato il titolo (era ancora “Attentato a Borsellino”, quando l’avevano scritto ancora non si sapeva, anche se si presumeva, che fosse morto). Quella sera sembrava che la guerra fosse persa, che la nostra ultima speranza fosse morta. Il mondo ci guardava e scuoteva la testa, l’Italia sprofondava nel ridicolo, tra mafie, tangenti e debito pubblico.
Invece fu l’inizio della riscossa, della furia nazionale che coinvolse tutti e sbattè Cosa Nostra al tappeto, sotto colpi potenti e fino a poco prima inimmaginabili. Come sempre, nella nostra storia, dovemmo aspettare di essere con le spalle al muro per dare il meglio di noi stessi. Peccato averlo fatto, come al solito, solo dopo aver perso alcuni dei “figli migliori della Patria”, come si dice in queste occasioni.
Poi l’emergenza è passata, grazie a quella furia disperata, a quella necessità di riscossa dopo l’umiliazione cocente, e siamo potuti tornare alla tranquillità, alla vita di sempre, sentendoci anche un pochino migliori, orgogliosi, persino un pò arroganti nel pensare “Abbiamo dimostrato a noi stessi e agli altri di cosa siamo capaci, e se ce ne sarà bisogno saremo in grado di farlo ancora”. Così, cullandoci nel nostro senso quasi di “onnipotenza da emergenza”, del “tocchiamo pure il fondo che così ci diamo meglio la spinta”, abbiamo mollato il colpo, lasciando che le mafie riprendessero forza e potere (in maniera meno appariscente e più furba, perchè sono delinquenti ma mica idioti, e imparano dalle esperienze) per ritrovarci al punto di partenza. Anzi peggio, perchè noi puntiamo ancora tutto sul rialzarsi sul ring perchè umiliati dal k.o., ma il nostro nemico ha capito che è molto meglio, per lui, non mandarci k.o. ma lasciarci vivacchiare in sua balia, senza affondare colpi clamorosi.
Da Caporetto a Vittorio Veneto, a “Spezzeremo le reni alla Grecia”.
Dalla “Milano da bere” a Tangentopoli, a Ciarrapico in parlamento.
Da Capaci all’arresto di Riina, al giudice che si “dimentica” di scrivere le motivazioni di una condanna, liberando dei boss.
Da oltre un secolo un unico sottile filo rosso (di sangue) lega la storia d’Italia.
[...] commentando questo post di Annika, e la cosa mi ha preso la mano. Condizione comune, ultimamente. Fatto sta che siccome in [...]
Uno dei pochi libri che ricordo di aver letto. Una edizione speciale edita da Fabbri Editori uscita in edicola con il Corriere. Copertina rigida di un vede accesso, e carta riciclata. Ricordo di averlo letto tutto d’un fiato, come difficilmente mi capita. Come un pesante mazzo di chiavi che fatichi a portarti dietro ma con il quale apri porte che altrimenti resterebbero serrate.
Ne è passato di tempo da allora…
demone: ho la stessa, identica edizione. E la conservo con cura.