we are all made of stars
16.4.2008 di AnniKa
Uno dei pochi aspetti della Danimarca che fatico ad accettare è l’atteggiamento in un certo qual modo discriminatorio nei confronti degli stranieri che desiderino avere la cittadinanza danese; occorrono, per la cittadinanza, otto anni di residenza nel paese e una certificazione di conoscenza della lingua danese: nulla di inconcepibile, anzi, mi sembra tutto estremamente sensato.
Se non fosse che.
Esistono tre livelli (mutuamente esclusivi), per quanto riguarda i corsi di danese, ciascuno dei quali conta cinque esami. Il primo livello è per gli illetterati, il secondo per chi, pur avendo studiato, non ha la forma mentis (chi viene dai paesi asiatici, per esempio) o le capacità per imparare la lingua, il terzo, infine, per chi ha un certo grado di istruzione e ha le capacità necessarie per trovare un senso a questa lingua oggettivamente difficile.
Si comincia, di solito, dal livello tre; abbandoni a parte, quasi tutti riescono a superare i primi due esami (3.1 e 3.2), mentre il terzo esame (3.3) può rappresentare uno scoglio, e chi non lo passa viene automaticamente retrocesso al modulo quattro del secondo livello (2.4).
Ora, per avere la cittadinanza danese occorre aver superato il quinto esame del terzo livello (3.5). E qui sta la discriminazione: ad alcune persone, siano esse illetterate o di origini asiatiche o prive delle capacità necessarie, è infatti preclusa a priori la possibilità di diventare cittadini danesi a tutti gli effetti, dal momento che non riescono a superare il famigerato quinto modulo del terzo livello, anche se vivono e lavorano qui da vent’anni o sono sposate con danesi e hanno figli che sono, di fatto, danesi. La cosa diventa addirittura grottesca qualora si pensi che una percentuale non trascurabile dei danesi a cui è stato sottoposto il test non è riuscita a superarlo. Come dire: agli stranieri viene richiesto di parlare danese meglio di un madrelingua, e comunque gli “ignoranti” e gli “stupidi” non hanno il diritto di ottenere la cittadinanza.
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Nota a piè di pagina: contrariamente a ogni aspettativa, qualche ora fa ho superato il 3.1.








Beh, con il vento che tira, manca poco anche qui da noi in Italia… e ti immagini i risultato di un test standard su un italiano standard?
Annika 3.1, il nuovo convertitore istantaneo italo-merluzzolese*!!
(*we’re not responsible for those who haven’t forma mentis)
cmq.. complimenti vivissimi!
Mi associo ai complimenti (chissà perché io me l’aspettavo, questo risultato), ma proprio perché me l’aspettavo mi auguro che, fatti i debiti conti, deciderai di restare in Italia.
C’è un bisogno assoluto di persone come te.
Un abbraccio forte,
Laura
Io sto disimparando l’italiano, perderò la nazionalità (ok, mi avete scoperto, è deliberato).
Complimenti!
Ho dato uno sguardo al tuo blog, molto divertente ed interessante!
Io dovrei iniziare a studiare il Danese, me lo consoglieresti o è veramente troppo difficile?
Ciaoooo!
Volevo dire “consiglieresti”! ;)) eh eh sto anche cominciando a dimenticare l’Italiano!
Antonella: mi ero completamente dimenticata di risponderti, scusa. Allora, se non devi farlo - nel senso che non prevedi ti sarà mai utile nella vita - e lo fai solo per cultura personale, per imparare una lingua nuova, io ti dire di puntare su un più facile: il danese si impara a memoria, non c’è una regola con cui le lettere si pronunciano, senza contare che la metà delle lettere di una parola non si pronunciano affatto; non è esattamente una lingua facile da imparare. Comincia dal tedesco, se già non lo parli: dopo imparare danese ti verrà più facile.