Il velo pietoso ha lasciato il posto alla trapunta pietosa: è ufficiale.
Io non ho votato, quest’anno.
Avrei voluto, adesso più che due anni fa, lo ammetto.
Non ho potuto, perché cinque mesi all’estero sono oggettivamente meno di sei mesi all’estero, e per chiedere di votare non sono sufficienti.
Potevo tornare, è vero, ma aggiungere al danno probabile la beffa – economicamente parecchio onerosa – del biglietto aereo mi pareva troppo.
Ha tutta la ragione del mondo, Fra, quando mi fa notare che chi sta all’estero da decine di anni e in Italia, se è un minimo furbo, non ci metterà mai più piede, può scegliere sotto a quale culo mettere la poltrona, mentre invece io che torno in patria tra quindici giorni e, almeno sulla carta, potrei restarci per il resto della mia esistenza, non posso esprimere la mia preferenza.
Dura lex, al solito, e così sia.
Are you dead or are you sleepin’?
God, I sure hope you are dead.
[Modest Mouse, Satin in a coffin]
Se non altro, oggi ho passato lo scritto di danese.






Vuotazioni. Sì, perchè mi sento già come se mi avessero rubato qualcosa, un pizzico di italianità che sento un po’ meno mia. La cosa più triste infatti non è lui là sulla poltroncina, che sì, già è quanto basta per intristire, anzi molto di più di quanto basta almeno per ciò che riguarda la mia modesta persona ed il correlato intristimento. La cosa più triste è la delusione. Ok, ognuno ha le sue idee, e io posso condividerle, capirle, rispettarle, o tollerarle a seconda dei casi. Ma la stupidità non è un’idea! E accorgerti di essere deluso per la TERZA volta dalla MAGGIORANZA dei tuoi connazionali ti pone dei dubbi, dei grossi dubbi su chi con te condivide l’aggettivo Italiano, dubbi sull’effettivo desiderio di continuare a sentirti spaesato nel TUO paese. Si accettano consigli e proposte. Si accettano anche assegni, volendo.
Lore, lezioni di danese per i prossimi sei mesi, se vuoi.
vieni giù, laureati, e torna su.
Comincio a pensare che la soluzione migliore, già trovata ai tempi dei liceo e poi abbandonata per pigrizia, resti per me il “laurearmi e poi via in Canada”. Vado a ripassare l’inglese e a iscrivermi a francese.
@Lore: Condivido, ahimè, ogni tua parola.
@Annika: sai già cosa devi fare. Metti in tasca il primo scritto di danese (complimenti!) chè ne dovranno seguire altri 4, qua.
@Hobbit: Ils sont fous ces Italiens, indeed. – GoLeafsGo!
E comunque, come sintetizzato su Gtalk, io la carta di identità non la strappo perchè mi serve per andare all’estero.
E forse forse ci si riuscirà – almeno per vedere altrove come si sta.