La verità è che ha ragione il tuttologo, se non del tutto almeno in parte, quando dice che al giorno d’oggi tutti voglio parlare ma nessuno ha la benché minima intenzione di ascoltare gli altri. E, a ben pensarci, la blogosfera non è altro che questo: un’accozzaglia di monologhi più o meno privi di senso, che scimmiottano miseramente i dialoghi ricorrendo al meccanismo dei commenti.
E, come ci si scanna nella vita reale laddove tutto è competizione e smania di protagonismo, così si comincia a scannarsi anche virtualmente, perché tutti i giochi nuovi, per quanto belli, in mano a dei bambini maldestri prima o poi si rompono.
Ci sono i blog, e ci divertiamo tutti un mondo.
Ci sono dei blogger per così dire famosi, e c’è qualcuno a cui viene in mente di fare la classifica dei blog più letti, dei blogger più famosi. D’improvviso non è più sufficiente essere blogger, occorre essere più. È un meccanismo subdolo, badate bene, perché i primi in classifica guadagnano una maggiore visibilità dall’essere tali, e consolidano la loro posizione. Agli altri non restano che due possibilità: la prima, la più intuitiva, è l’antico adagio del se non puoi vincerli, fatteli amici, cercare di entrare nelle grazie delle so-called blogstar, fare in modo che commentino sul tuo blog, che lo linkino, e guadagnare così facendo una porzione del loro pubblico (perché, gira e rigira, di questo si tratta). L’alternativa è cominciare a sputare veleno, sezionando con precisione chirurgica ogni singola parola proferita da ogni singolo blogger celebre. Bisogna essere bravi, per farlo, e devo dire che c’è chi ci riesce molto bene, con molta ironia e una spiccata intelligenza. Qualcuno, così facendo, diventa a sua volta una blogstar, perché lavare gli altrui panni sporchi in piazza andava di moda già al tempo della pagliuzza nell’occhio. Personalmente, mi sto un po’ stancando dei blogger famosi che campano di rendita, e dei blogger wanna-be famosi che sacrificano i contenuti (ammesso che ci siano mai stati) ai numeri. Se una scrive “ho il ciclo” non è che tutte dobbiamo pubblicare la portata del flusso mestruale a regime e il numero medio degli assorbenti consumati in un anno. Se uno trova un modo simpatico per sparare una cazzata, o per dire che semplicemente non gli viene niente di interessante da raccontare, non è che poi tutte le volte che non ha niente da dire è tenuto a farcelo sapere. Mica gli sparano, se non lo fa. C’è gente che scrive post molto belli o molto divertenti o molto entrambe-le-cose, eppure non sente l’urgenza di farsi vivo tutti i giorni; il risultato è che l’indice di gradimento dei post è sempre meritatamente molto alto, al di là del numero di commenti o di quello dei link.
Invece, si parla per dare aria alla bocca, la maggior parte delle volte, per disturbare le altrui comunicazioni e rubare ad altri la scena. Per entrare trionfalmente nel regno dorato (ma è solo laminato) della celebrità facile e a costo zero. Prendete il fenomeno-twitter, per esempio. Il twitter è un’altra cosa che non tollero (ma io sono nevrotica, che volete farci?): non solo non ne vedo l’utilità, proprio non ne capisco il senso. Tempo fa una blogstar di mia conoscenza mi ha spiegato che twitter è bello perché permette alle blogstar, appunto, di conoscersi fra loro e fare amicizia. La cupola dei blogger famosi, praticamente: i nuovi intoccabili. E siamo sempre punto e a capo. Onestamente parlando, io vivo bene anche senza sapere che il tale o la tale ha starnutito, o ha rotto un bicchiere, o ha perso un capello. Sono cose che succedono quotidianamente, a tutti quanti, non è che quando le si scrive su Internet, allora diventano più interessanti.
il dentino avvelenato
12.11.2007 di annika






è tutto vero, al 100%
Nella blogosfera, credo, c’è tutto e il contrario di tutto, come nella vita.
Pensare che il ranking legato alla popolarità sia automaticamente sinonimo di qualità è quanto meno ingenuo, ma sarebbe da stupidi pensare anche il contrario (che i più popolari siano necessariamente i peggiori).
Ognuno sta in rete per i motivi suoi e, proprio come nella vita, sono più interessata a capire quali sono (o possono diventare) le mie motivazioni piuttosto che quelle altrui.
Perché è il proprio io che occorre innanzitutto conoscere per poter incontrare gli altri, comprenderli, ascoltarli.
Per il momento ho ben chiari i miei obiettivi e sono felice che il perseguirli mi abbia portato ad arricchirmi di persone, luoghi, immagini, parole, che senza il blog non avrei mai incrociato.
(Ad esempio te, cara AnniKa, a cui mando un grande abbraccio.)
Ciao, Laura
Laura, io credo che il blog, quale strumento di condivisione (come mezzo, e non come fine), sia una cosa bellissima. E questo al di là dei numeri e delle competizioni. Grazie a Strepitupido! ho conosciuto persone splendide, ho trovato amicizie che, spero, mi accompagneranno ancora per lungo tempo. E poi, come negarlo?, ho avuto modo di sfogare la mia voglia di scrivere, di mettere nero su bianco i miei pensieri, la stessa pulsione che al liceo mi portava a dire cose del tipo “io farò la scrittrice, da grande“, mentre mia madre alzava gli occhi al cielo, pregando un qualche santo random affinché mi facesse cambiare idea, e in fretta. Ho scelto un’altra strada, radicalmente differente (evidentemente, unqualchesantorandom era in ascolto, quel giorno), come tu ben sai, e non ne sono pentita. Affatto. Scrivere mi piace ancora tanto, forse più di allora, e c’è di buono che adesso non sono più a scuola, e che quindi quello che scrivo non è soggetto a un voto, a un qualsivoglia giudizio. Ecco perché non vedo il bisogno di dannarsi l’anima per una classifica o per una citazione o un link in più o in meno. Tutto qui.
La blogosfera e la condivisione della conoscenza: uno ha una lavatrice che non funziona più e la butta in strada “condividendola”, o meglio , aspettando che qualcuno si interessi e la porti via dal mezzo. Fine.
Onestamente, non ho capito. Comunque sia, non mi pare che la strada sia il posto migliore per la lavatrice che non funziona più.
Non mi viene da dire niente che non abbia già detto :/
In realtà ormai non so nemmeno quale debba essere un criterio per decidere se una cosa è un blog o meno. Se ha un feed, forse è un blog. Ma forse anche no. Può essere un blog anche senza feed. Può essere una pagina scritta in html statico ed essere cionondimeno un blog. Può essere su blogspot ed essere invece un sito tradizionale (costruito in modo originale, ma pur sempre tradizionale). Ometto di parlare degli amati Live Spaces (no, scherzo: “lo scriverò nel mio blog”; vai a vedere: un post ogni due mesi, e copiato di sana pianta tramite citazioni a raffica).
E fin qui il discorso tecnico preliminare. Poi, una volta definito cos’è un blog, ci sono da definire i benchmark. Abbiamo bisogno di numerini e numeretti, non si sa bene per fare cosa. Probabilmente dietro a Technorati, scava scava, c’è uno staff di giocatori del Lotto. Ora, io non sono contrario alle statistiche di per sé. E nessuno dovrebbe esserlo. Se c’è una statistica per i link in ingresso… be’, va bene, che ci stia. Significherà qualcosa, suppongo. E finisce per significare una cosa: c’è una classifica; e io devo arrivare in cima. Ok, uno stimolo a fare post interessanti. Vero?
…vero?
Mmm.
Non so, io mi sento un po’ il sedere parato dal mio scarso spirito di competizione. Per me ci siamo soltanto io e i lettori. E se i lettori sono giusto i miei amici, be’, ho buoni amici, quindi mi sta bene (in realtà la maggior parte degli amici mi sa che non mi legge… i fetenti
). Qualche volta mi sento un po’ in colpa a postare porcatine… e allora sì, spero di farmi perdonare presto. Però la notorietà, in sé… consuma, se non sai gestirla. E ingabbia. Non sei solo sotto i riflettori, sei anche al guinzaglio: perché sei vittima del tuo stesso ego, il quale è succube del pubblico. Il talento minimizza gli effetti nefasti, ma anche i migliori possono cadere.
Ma io non sono la persona più adatta a giudicare la blogosfera… quando si perde il clima di intima convivialità, io abbandono il campo. Forse è egocentrismo anche questo, non sopportare di essere un commentatore su cento, un blogger su mille. Ma la dimensione della mia vita sono poche, buone, persone attorno; e così faccio anche online.
(è un po’ che non avevo voglia di fare post del genere, ma nessuno mi vietava di farne un commento xD)
Ecco, vedi, leggendo questi vostri commenti stanno saltando fuori le motivazioni.
Una volta che ciascuno di noi le ha ben chiare… non c’è Technorati che tenga.
A meno che la propria motivazione non sia scalare la classifica.
Nobilissima anche questa, per carità, ma richiede l’impiego di strumenti fin troppo scoperti, che molto spesso tolgono al blog la freschezza e l’originalità che me lo facevano amare.
Un caro saluto, Laura
quello che scrivi è vero…
e il tuo è un bel post…
quella classifica non ha importanza…
la cosa importante è utilizzare lo strumento blog
per farci un po’ quello che ci pare. Come dici tu i bei post alla fine pagano il nostro ego in termini di persone che si interessano e ci vengono a leggere…
io resto non conta…
su twitter…guarda alla fine ci si diverte se lo si usa con la filosofia giusta…
però è anche vero che se non hai voglia di seguire quello che fa la gente (e non parlo solo di quando va in bagno a far pipi e te lo dice)…
non è lo strumento che fa per te…
anche se a volte si chattola che è un a meraviglia, con tanta gente…
ps le blogstar su twitter neanche passano più…
ps son arrivata qui per caso.. ma mi sa che ripasso a leggerti più spesso
Annika, la lavatrice guasta è il valore aggiunto che segue lo scambio tra blogger. Siamo sicuri che esista? In tutta sincerità, trovavo più informazioni ad ogni singola ricerca su google in passato che ora. I contenuti ora sono inquinati da blog che usano termini chiave per scalare classifiche e motori di ricerca, ma spesso il contenuto è assente o lascia molto al caso. Opinione personale, ovviamente.
Questa è la dimostrazione pratica del valore dei contenuti: il mio blog riceverà più visitatori per una cosa che dissi ad AnniKa a voce, che non per quello che c’è scritto
Daniele, io credo che esista, questo valore aggiunto. Esco abitualmente (quando sono in Italia, almeno) con persone conosciute grazie al blog, e sì, io questo lo considero valore aggiunto.
La questione dei motori di ricerca, secondo me, è un’altra: va bene che i blog aiutano a trasmettere i contenuti ma, sì, indubbiamente rendono più complessa la ricerca degli stessi, nonché la loro fruizione; un po’ come dire che se vogliamo tutti dire la nostra, poi diventa arduo individuare, tra tutte le voci, quella che, una volta tanto, ci interessa stare a sentire. Anche perché, e qui hai assolutissimamente ragione, non sempre quando mettiamo un tag lo facciamo con cognizione di causa; io stessa, mi rendo conto, dovrei etichettare la maggior parte dei miei post come “diario” o cose simili, per evitare di far perdere tempo agli altri, eppure non mi viene spontaneo farlo. Se scrivo che ho comprato delle tazze (esempio stupido) e poi etichetto il post alla voce “tazze” (quasi banale, la cosa), una persona che voglia acquistare delle tazze su Internet troverà il mio post non solo inutile ma anche fastidioso. In realtà, però, il mio post parla di tazze (le mie tazze e non quelle in vendita su un qualche sito, ma pur sempre tazze sono), e quindi è giusto che venga etichettato con la parola “tazze”, a parer mio.
Il succo è: cercare informazioni corrette o almeno sensate non è facile, e qui ti do ragione, però la rete Internet offre una pluralità di punti di vista e di opinioni (che, essendo diverse, non possono essere tutte contemporaneamente corrette, e purtroppo non possono nemmeno essere tutte appropriate, almeno) che costituisce di per sé un valore aggiunto. Cercare il significato di un vocabolo in un dizionario è molto più semplice e rapido che non il cercare lo stesso in un’enciclopedia. Ma l’enciclopedia ti dà un surplus di informazione che il dizionario, per sua stessa definizione, non ti può dare. È meglio il dizionario o l’enciclopedia, allora? Dipende. Dipende da cosa stai cercando, da cosa vuoi sapere: ti basta il significato o magari vuoi anche qualche nozione aggiuntiva? Ti basta comprare una tazza nel minor tempo possibile o magari non ti dispiace spendere cinque minuti del tuo tempo per leggere che le mie tazze nuove sono bianche e nere, e farti così venire il sospetto che magari tazze simili piacerebbero anche a te? Per come la vedo io, sta a chi cerca il discernere tra le informazioni utili e quelle inutili, anche se, ovviamente, sta nel buon senso di chi scrive il non etichettare un post che parla di tazze con “conflitto israelo-palestinese”.
Ciao, sono un valore aggiunto.
A parte la battuta (su un discorso che mi trova perfettamente d’accordo), una considerazione: se aumenta il rumore di fondo e la ricerca dei contenuti è più complessa, gli strumenti di ricerca che ci sembravano potentissimi e super-mega-stra-iper-fighi poco tempo fa adesso risultano un po’ insufficienti. Se Daniele “trovava più informazioni ad ogni singola ricerca su Google in passato che ora” è anche perchè Google “gna ‘a fà” più a star dietro al mare magnum dei blog e al profluvio di parole (talvolta pertinenti, il più delle volte no) che riversano quotidianamente.
Esempio: il tag “tazze” che hai citato prima. Se io cerco su Google “tazze” mi esce fuori qualsiasi cosa, se invece cerco tazze a strisce verticali grigie e rosse perché sono un feticista delle tazze a strisce finisce che non trovo niente perché un altro feticista ha scritto, sul suo blog di tazze, “mug a righe rosse e grigie”. Posso stare a raffinare la ricerca, però rimane il fatto che Google funziona molto bene come ricerca testuale, abbastanza male come ricerca ad sensum. Il sistema dei tag dovrebbe servire ad aggirare questo problema, però finisce semplicemente per spostarlo da un’altra parte: il tag può essere generico, uno si dimentica di metterlo, uno ne mette alcuni che magari c’entrano poco, eccetera.
Conclusione: sta sicuramente a chi cerca il discernere fra l’utile e l’inutile (anche perché quello che è utile per me può non esserlo per te, e viceversa), ma degli strumenti più potenti sarebbero senz’altro d’aiuto, specie in un sistema dove il rapporto segnale/rumore è a tutto vantaggio del rumore.
(adesso devo inventare questo strumento più potente e fare un sacco di soldi, ecco.)
Bhè, AnniKa, a ben vedere è anche vero che nessuno ti spara se non leggi determinati blog (anche se a volte la curiosità di conoscere gli abissi che può raggiungere la mente umana e più forte di ogni logica, come quando mi sorprendo a guardare il TG4…
)
Io la vedo così: fino a pochi mesi fa avevo un idea della blogosfera piuttosto negativa, per le ragioni che AnniKa ha descritto nel post. Un oceano di persone che registrano e pubblicano ogni cosa capiti loro.
Poi, proprio durante una ricerca a tappeto tramite un motore di ricerca, mi sono imbattuto in un sito (non blog) che raccoglie link di musicisti (grosso modo quello che stavo cercando): grazie ad uno di questi link sono capitato nel sito di un gruppo che sino ad allora non conoscevo, mi sono appassiontato alla loro musica, ai loro progetti, ho scritto sul loro blog, mi hanno risposto, ecc ecc. sino a che li ho conosciuti pure di persona e ho rifatto loro il sito (sempre con struttura blog)….
Per buona parte la mia idea sui blog non è stata troppo sconvolta da questo fatto, alcuni mi rimangono poco comprensibili, mi è servito però per capire che nel mare di blog che esistono, ho trovato persone che mi interessano, e cosa sconvolgente, al quale io sono sembrato interessare. Una comunicazione che, se chi la conduce “ci crede” , può essere inaspettatamente feconda; di contro, le persone che ho conosciuto ed il loro blog potranno restare indifferenti a buona parte degli internauti. A qualcuno magari potranno non piacere o essere in aperta contrapposizione con ciò che scrivono o che musicano, quindi?
Annika è contenta del suo blog, non perchè fa grossi numeri, ma paradossalmente forse perchè i numeri non sono alti, ma in quella nicchia di persone i legami sono piuttosto robusti, questo non fa ranking per il resto del mondo, ma lo fa per chi ne fa parte.
Ora, ci sono blog capaci di creare nicchie, altri che alzano le statistiche e scalano le classifiche, altri che cadono presto nell’ oblio della rete.
Comunue, per fortuna, c’è uno spazio per tutti, che non ha limiti (teorici quantomeno) di espansione, che permette di creare nicchie tra persone altrimenti distanti geograficamente, temporalmente, culturalmente. Basta un punto di contatto, un post. E se un blog è stupido ai miei occhi, non lo leggerò più, magari pure lo sconsiglierò, ne parlerò male. Ma posso farlo. Come chi pubblica stupidate può farlo.
E non credo molto nell’ argomentazione secondo la quale internet contiene un sacco di cretinate solo per il fatto che sia accessibile a chiunque, facile, e senza filtri. Chi scrive in internet, credo ne siate più che consapevoli,
deve essere dotato di una certa costanza, soprattutto per un blog, essere aperto a critiche, e crederci in quello che scrive, cretinate o meno, pena la morte certa e quasi istantanea del blog.
Per quanto riguarda i motori di ricerca, essendo privi di conoscenza riguardo il contesto nel quale la ricerca si genera, hanno ancora davanti un gran bel lavoro .
La stessa risposta ad una ricerca identica fatta da due persone diverse porterà a reazioni diverse, a soddisfazioni del risultato diverse se non a volte opposte. La ricerca di una parola o frase che faccio in due momenti distinti puo’ addirittura aver bisogno di risposte differenti. Non dico che nessun algoritmo riuscirà mai a realizzare la ricerca perfetta, ma non essendo spesso noi stessi in grado di definire cosa cerchiamo (che ricerca sarebbe?), vedo la strada lunga.
Io , personalmente, trovo le ricerche sia per lavoro che per interessi personali molto più ricche grazie ai blog, certo, bisogna saper rovistare, ma come utilizziamo tempo per leggere un blog, è inevitabile usarne per fare ricerche in internet.
AnniKa, per comprare su internet non c’è problema: se metti chiavi di ricerca per un certo prodotto, le prime 3 pagine di risultati sono di gente che lo vende. Quando io, in genere, preferirei recensioni. A tal proposito, sì, quando le recensioni le trovo sono spesso solo dei copia & incolla, fatte per scalare classifiche. E mi girano. Ma non è il blogger “onesto”, il problema
D’altra parte io ricevo forse più visite per la mia pagina su java (rimasta invariata da mesi, tra l’altro) e alcuni post in cui davo pareri su prodotti, che non per tutto il resto.
Ephram, Google sta comunque migliorando la ricerca anche aldilà del bovino match di un vocabolo; già li declina (e questo una volta non succedeva), facendo ricerche per tutte le varianti di genere e numero, oltre che per parole derivate; il sinonimo credo sarà il passo successivo.
E, tra l’altro, non so quale fu la ragione della decapitazione del pagerank di molti blog, ma penso che fosse proprio nell’ottica di cominciare a parlare la lingua di quel genere di sito.
(mi ero perso il commento, mea culpa)
Effettivamente Google ha avuto delle migliorie (che non ho citato, ri-mea culpa), però il passo da una ricerca basata sul mero match testuale a una ricerca veramente semantica è ancora lunghetto. I tentativi fatti in passato (mi viene in mente questo) non erano proprio esaltanti, speriamo in meglio per il futuro.
e comunque se i blog fanno nascere uno scambio di idee come questo… ben vengano!!
uglypostcard: ti confesso che, quando ho scritto il post, non sapevo se pubblicarlo o meno. Temevo di generare altra polemica, di contribuire al vespaio. Invece, lo ammetto, sono davvero contenta della piega che ha preso la cosa.