¡ojo!
Quanto segue non ha capo né coda, vi avviso: sono solo pensieri sparsi appiccicati alla meno peggio gli uni agli altri, e in fondo è anche mezzanotte passata, e oggi è stata una giornata abbastanza provante, a conti fatti.
Così, giusto perché lo sappiate.
[San Cassiano, 14.05.07, ore 12.45 am]
L’amore è un’inculata, ha scritto.
Ci ho pensato un po’ su, in questi giorni, e ho deciso che è vero.
L’amore è un’inculata, punto.
Comunque, sto leggendo un libro davvero simpatico, in questi giorni: a concise chinese-english dictionary for lovers, si chiama, e l’autrice è tale Xiaolu Guo. Inevitabile, credo, pensare a come sarebbe, se davvero vincessi quella borsa di studio, partire per una terra della quale non conosco la lingua, trovarmi di punto in bianco a confronto con una cultura che non mi appartiene, con sulle spalle una buona zavorra di responsabilità, con dentro alla testolina una discreta quantità di sogni e di speranze.
Partire, e tornare dopo cinque mesi inevitabilmente cambiata, auspicabilmente più adulta, più matura, più consapevole.
Partire, lasciare un sacco di cose a metà, e cominciarne altre, e cominciare a lasciarne a mezzo altre, anche.
Mi viene in mente Ani DiFranco, What is life but reckoning?, che cos’è la vita se non una conta, un continuo susseguirsi di obiettivi, di traguardi da raggiungere, di date e di impegni, un elenco delle cose che abbiamo fatto, di quelle che ci restano da fare. Una personalissima time-line, come quelle che si facevano alle scuole elementari, con la scimmia che pian piano diventa uomo, erectus e poi sapiens e poi sapiens sapiens, addirittura. Niente scimmie, qui, solo ventiquattro anni di date, avvenimenti, ricordi, ventiquattro anni di volti, di nomi, di obiettivi raggiunti, di obiettivo mancati.
E quando penso che, sì, sto diventando grande, beh, mi fa sempre uno strano effetto.
Chi, invece, è già sicura di partire, prossimamente, è Nina; per quei fatidici quattro mesi in Francia, occorre garantirle una dignitosa sopravvivenza.
Nessuna delle due ha mai studiato francese, sia detto, eppure ci mettiamo d’impegno per setacciare il marasma incontrastato dei nostri cervelli e ripescare in esso tutte quelle parole e frasi in una qualsiasi lingua che assomigli anche solo vagamente al francese.
Nice, tanto per cominciare, e Cote d’Azur, che mi sembra il minimo.
Seguono a ruota baguette, jambon, fromage, crepes, e fondue, ché ’sta donna dovrà anche mangiare, ogni tanto. Per bere, mi spiace ma il convento passa solo acqua, ché più in là di eau non sappiamo andarci (forse si può azzardare un biere…).
Poi, visto che i francesi sono piuttosto permalosetti, è bene non dimenticare merci, s’il vous plait e qualche bonsoir, bonnuit o bonjour ogni tanto.
Per gli attacchi di folklore, se proprio non se ne può fare a meno, disponiamo di un mon dieu e di un mon cheri; direttamente dal film Leon, poi, un sentito merde con la R più grattata che mai.
Infine, la frase chiave,
voulez-vous coucher avec moi, ce soir?
Qualcuno sa mica come si dice in danese, per caso?!






No, non so come si dice in danese
, ma te la caverai benissimo con l’inglese :] (che tra l’altro maneggi piuttosto bene, ho notato)
(come ho già avuto modo di dire, l’amore non è un’inculata per se, ne è solo un incolpevole, grande attrattore)
Uhm… tornare… tornerai? Sicura sicura?
Vuoi privare il resto del mondo del tuo prezioso apporto?
(E intanto qui si pondera sul lasciare la via comoda per quella tortuosa, ma insomma, finisce che tu mi cresci e io no, non va mica bene
)
Come avrai notato anche questo commento s’è adeguato alla frammentarietà del post u_u, signorina Fin-de-l’arc-en-ciel u_u
Evviva i francessi!!!
N.B.: non è un errore!
in danimarca puoi andare tranquilla con l’inglese…
li’ lo sanno anche le vecchiette che trovi a fare la spesa al supermercato.
il bello e’ che li’, per strada, non serve nemmeno che chiedi “scusi, parla inglese?”, bensi’ puoi fargli direttamente la domanda… in questo modo ti accorgerai che noi italiani per certi versi siamo rimasti al medioevo!
…e non vorrai piu’ tornare a casa…
StM: Beh, almeno per discuterla, la tesi, dovrò tornare per forza.
Sempre che i danesilandesi non mi caccino a pedate, ovviamente, che sennò torno prima ancora (ipotesi da non scartare a priori, questa). 

Sul fatto che io stia lasciando la via comoda per una più tortuosa… beh, questo non te lo so proprio dire, come sempre saranno i posteri a doversela sgavagnare con le ardue sentenze…
Poi tanto tu lo sai che se vuoi crescere non hai che da cominciare a farlo, no?
Nina: Sempre e comunque, mon cheri :-*
(ah, ho volutamente omesso je t’aime, nel frasario, che mi pareva troppo impegnativo… e poi magari l’UcR l’avrebbe presa male, anche!)
alnz: che già non è che ne abbia troppa, di voglia di tornare a casa… e il bello è che non so nemmeno se parto!
Però sì, l’inglese lo masticano tutti molto bene, su… ma io vorrei imparare il danese, già che ci sono!
Ehi, giù le mani dalla via comoda e dalla via tortuosa, che sono le mie u_u
Magari l’UcR apprezzerebbe una dichiarazione in francese, che ne sai? u_u
StM… sarà mica un modo educato per dirmi levati dalle palle, questo?!
StM: tutto tu vuoi? Sia la via tortuosa che quella comoda? Fai pure, allora… vorrà dire che noi passeremo per i campi.
Magari l’UcR apprezzerebbe, sì, una dichiarazione in francese… fatta a lui, però, non a un altro uomo!
Non mi permetterei mai, gioca nel vascone delle palline di plastica per bimbi fin quando vuoi :O
troppo buono…